Gli inciampi del Pd e Movimento 5Stelle Scusandomi
dell’insistenza torno ad analizzare la situazione politica italiana sul
versante del centro-sinistra così come può essere possibile leggerla al momento
della riapertura dei lavori parlamentari e in conclusione delle diverse “feste”
di partito e di giornale.L’intento di questo modesto intervento è
soltanto quello di rappresentare un punto di collegamento tra diversi soggetti
che possono impegnarsi per presentare una visione “diversa” da quella del
“campo largo” proponendosi, per quanto possibile, di rappresentarla anche a livello
elettorale all’interno di una coalizione di centro-sinistra che necessariamente
dovrà costituirsi come unitariamente “pluralista” (affrontando in questo mondo
la rappresentanza delle forze di sinistra poste su di un piano non
corrispondente alla possibile soluzione di governo e anche quella delle forze
centriste e/o civico-centriste). Proprio ieri, 15 settembre, si è votato
al Senato la nuova legge elettorale che poi dovrà tornare alla Camera per la
ratifica conclusiva: si sta ancora discutendo sulla delicata questione del
numero delle firme necessarie per presentare una lista fuori da quelle già
inserite nei gruppi parlamentari di questa legislatura mentre sembrano
abbandonate (se mai si non portate avanti in passato) le battaglie sulle liste
bloccate e sull’indicazione della leadership di coalizione. Insomma: ai profili di
incostituzionalità (pure presenti) dovrà pensarci la Corte e sarà necessario
impegnarci per provocare il suo pronunciamento in anticipo sulla data delle
elezioni. Nel frattempo proprio il tema
della leadership della coalizione sta causando un dibattito che sta mettendo in
difficoltà il centro-sinistra e soprattutto causando smarrimento al nostro
elettorato.
Si sta evidenziando un impasto
tra personalismo e populismo di cui il presidente del M5S appare la sintesi
emblematica nel tentativo di recupero di una certa identità originaria del
movimento (che stando a notizie di stampa il fondatore starebbe per porre in
discussione anche sul piano elettorale) e l’ansia di ritornare a posizioni
perdute esprimendo una volontà di rivalsa che sicuramente non si addice a un
frangente delicato come quello che stiamo attraversando. Dal canto suo la
segretaria del PD pare intenzionata a impostare lo scontro su di un suo
personale duello all’arma bianca con la presidente del Consiglio uscente: un
confronto che alla fine si svolgerebbe del tutto sull’onda dell’immagine e non
certo sul piano di quella radicalizzazione dei contenuti e di necessario
radicamento sociale che pure la situazione, in particolare quella
internazionale, richiederebbe. Qualche settimana fa si erano
levate voci ragionevoli indicanti i pericoli insiti nello scontro attraverso le
primarie e nel relativo personalismo. Egualmente appare a scartamento
ridotto il necessario livello di contrasto verso l’operazione “Futuro
Nazionale”. Invece servirebbe
una sinistra capace di preparare la competizione elettorale politica
definendola già una “contesa costituzionale” e non una semplice gara per
assegnarsi la governabilità. In questo senso mi permetto di ritenere che un
atteggiamento del genere rappresenterebbe la migliore esplicitazione di quel
“fronte antifascista” che dovrebbe essere rapidamente costruito almeno come
componente della coalizione. La destra di governo ha mutato il senso della futura
competizione, se si poteva pensare almeno fino al referendum sulla
magistratura, ad un confronto racchiuso nel perimetro costituzionale adesso ci
troviamo di fronte alla necessità di affermare – addirittura- la sopravvivenza
dello “Stato di diritto”.
Al riguardo dei temi
scabrosi dal punto di vista del programma (una stesura dettagliata non è
consigliata come dovrebbero insegnarci i maestri di tutte le sconfitte dalle
elezioni del 2006 in avanti) certamente servono alcuni punti distintivi comuni.
Mancano però fantasia e visione: parliamo di proposte politiche e non di
decreti-legge. Enuncio soltanto un caso, forse il più complicato: quello della
guerra in Europa. Anche in questa occasione dovrebbe aiutarci la lettura della
storia. Si tratta di combattere i nazionalismi e fornire garanzie alle
popolazioni Una soluzione proponibile potrebbe essere quella coreana, Pam Mun
Jon 38° parallelo. Tutto fermo con la baracca per le trattative costruita sulla
linea di confine (quasi come la zattera sul Niemen). Concludo con le
parole del compianto Felice Besostri (intervento del 2013): Servono non solo
la legge elettorale ma anche le regole sui conflitti di interesse, sul voto di
scambio, sulle concentrazioni nei media (compresi i social n.d.r) e sul
finanziamento della politica. In sostanza: il tema
costituzionale-istituzionale, della forma dell’agire politico non sarà
secondario quando dovremo affrontare l’arduo cimento delle urne (compreso il
ruolo dei partiti e il rapporto rappresentanza/governabilità già così sbilanciato
dal maggioritario e dalla riduzione del numero dei parlamentari).