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mercoledì 16 settembre 2026

RICCHI E INCOMPETENTI
di Arnaud Bertrand



Se vuoi davvero capire a che punto è il mondo e verso dove è diretto, probabilmente non c’è nulla di più significativo dello studio PISA dell’OCSE: un test globale somministrato ogni tre anni a ben 760.000 quindicenni in 91 paesi. Nessun altro rapporto al mondo, redatto da qualsiasi istituzione, riesce a cogliere meglio se i paesi stiano costruendo o dilapidando il proprio futuro. I risultati più recenti del PISA sono stati pubblicati proprio ieri (oecd.org/en/publication) e sono davvero affascinanti, ma per certi versi piuttosto deprimenti. Perché deprimenti? Perché, purtroppo, i dati mostrano che il mondo sta diventando meno intelligente: dal 2012 circa i punteggi in scienze, lettura e matematica sono in costante calo nei paesi OCSE. Il punteggio relativo alla lettura è particolarmente preoccupante: è letteralmente crollato, perdendo 28 punti dal 2015; secondo il rapporto, ciò equivale a una perdita di quasi un anno e mezzo di istruzione scolastica. A peggiorare le cose, l’abilità di lettura che ha subito il calo maggiore a livello generale è proprio quella di cui abbiamo più disperatamente bisogno: la capacità di valutare criticamente ciò che si legge, incrociare le fonti e distinguere il segnale dal rumore. Purtroppo, in media, i quindicenni di tutto il mondo sono sempre meno capaci di rallentare e riflettere davvero su ciò che stanno leggendo. È interessante notare, tuttavia, che analizzando i dettagli questo grande “impoverimento intellettuale” non è uniforme: si concentra prevalentemente nei ricchi paesi occidentali, mentre molti paesi in via di sviluppo stanno effettivamente diventando molto più competenti. Ad esempio, paesi ricchi come Finlandia, Paesi Bassi e Norvegia sono in caduta libera, mentre nazioni come Cambogia, Turchia ed Emirati Arabi Uniti stanno registrando notevoli progressi. Va chiarito che ciò non significa che i paesi in via di sviluppo siano ora “più intelligenti” di quelli ricchi: a parte una notevole eccezione, non è ancora così. Tuttavia, stanno recuperando terreno rapidamente, sia perché i paesi ricchi stanno diventando meno competenti, sia perché loro stessi stanno migliorando. L’unica eccezione è, come prevedibile, la più “intelligente” di tutte, e con un ampio margine: la Cina. 



Gioca praticamente in un campionato a sé: basta guardare la classifica nella tabella (sono stati testati solo gli studenti di Pechino, Shanghai, Jiangsu e Zhejiang: 4 regioni che contano 200 milioni di abitanti). I risultati della Cina in matematica sono davvero impressionanti: secondo il rapporto, il livello più alto – il livello 5, che segna linizio della fascia dei “migliori” (top performers) – parte da un punteggio di 607. Lo studente cinese “medio” ottiene 612 punti: i ragazzi cinesi “normali” si collocano a un livello considerato d’élite nel resto del mondo. Di fatto – e questo è probabilmente il dato più curioso dell’intero rapporto – se si osserva la colonna relativa alla “percentuale di studenti con scarse prestazioni in scienze, lettura e matematica”, la Cina si ferma all’1,8%. Ciò significa che solo l’1,8% degli studenti cinesi rientra nella categoria delle scarse prestazioni in tutte e tre le materie: una cifra quasi trascurabile, paragonabile a un errore di arrotondamento. Persino Singapore, seconda in classifica e generalmente considerata un modello di eccellenza nellistruzione, si attesta al 6,8%: un dato quasi quattro volte peggiore. La Francia, il mio Paese, è al 21,3%: quasi dodici volte peggio. Tutto ciò, per inciso, sfata il mito comune secondo cui esisterebbero ragazzi geneticamente irrecuperabili e impossibili da istruire: la Cina dimostra che, con il sistema giusto, praticamente ogni studente può raggiungere un livello di competenza adeguato.


 
Cosa ci dice tutto questo sul mondo e sulla sua direzione? Oltre al fatto che, se il futuro appartiene a chi sa pensare, la Cina è nella posizione ideale per conquistarlo? Credo che il quadro generale sia questo: la traiettoria di un Paese non è mai qualcosa di inevitabile. Quindici anni fa la Finlandia era il fiore all’occhiello dell’istruzione mondiale; oggi è in caduta libera (si veda l’ultimo grafico). La Cambogia occupava l’ultimo posto in tutte le classifiche, mentre ora registra i miglioramenti più significativi mai rilevati dallo studio. A cambiare non sono stati i ragazzi: si tratta sempre di studenti finlandesi (la Finlandia ha uno dei tassi di immigrazione più bassi dell’Occidente) e di studenti cambogiani. Inoltre, non conta molto – o quantomeno conta meno – se un Paese sia ricco o meno. Per esempio, nel Sud-est asiatico, sia la Malesia che l’Indonesia – le due maggiori economie dell’ASEAN dopo Singapore – stanno ottenendo risultati molto scarsi; al contrario, la Thailandia e il Vietnam, pur essendo più poveri, vantano studenti con una preparazione migliore e punteggi in costante miglioramento. Ecco dunque la conclusione fondamentale: i ragazzi non cambiano, possiedono tutti un potenziale – sempre – come dimostrato dal caso della Cina (con quel dato dell’1,8%). Ciò che cambia è il modo in cui gli adulti decidono di valorizzare quel potenziale. È una constatazione che infonde speranza – poiché significa che qualsiasi Paese può scegliere di invertire la rotta in qualsiasi momento – ma che al contempo rattrista, visti i risultati: significa infatti che molti Paesi stanno scegliendo di deludere le aspettative dei propri giovani.