Reggio Calabria. Non vota
nessuno, ma festeggiano. Non
sarebbe valsa la pena profondersi a commentare l’esito delle elezioni
suppletive di Reggio Calabria data la totale inconsistenza statistica del test
. A farci cambiare idea stimolando un intervento è stata la smodata esultanza
del centro-destra apparentemente vittorioso e per via del bizzarro commento di
Paolo Mieli apparso questa mattina sulle colonne del “Corriere della Sera” là
dove il “prezzemolo” dei canali TV e delle presentazioni di libri vari è
arrivato a sostenere che la scarsa partecipazione al voto ha consentito di
capire il reale punto di partenza dei diversi schieramenti. Allora, di fronte a
questo tipo di valutazioni, è necessario chiarire alcuni punti. Premesso che
sempre le elezioni suppletive hanno espresso scarsa attrattività verso elettrici
ed elettori (come del resto i ballottaggi: sul cui meccanismo in un Paese dalle
tenaci appartenenze e dal permanere di un sottile filo di antipolitica ci
sarebbe da riflettere) il risultato del collegio di Reggio Calabria avuto in
esito alle elezioni del 27-28 settembre 2026 richiede una valutazione
preliminare. Il tasso di astensione ha
raggiunto un livello abnorme e si tratta di un segnale, questo sì, da non
sottovalutare per l’intero sistema politico: non si vorrebbe che dopo tanto
can-can mediatico al momento del voto per le elezioni politiche previste
comunque per il 2027 il totale dei voti validi indicasse una ulteriore crescita
di disaffezione al punto da rendere ancor di più fragile l’intero sistema.
Tanto più che le forze di governo si presenteranno all’appuntamento con un
bilancio complessivo di arretramento su tutti i fronti, dal ruolo
internazionale dell’Italia e delle condizioni materiali di vita delle cittadine
e dei cittadini e l’opposizione di centro-sinistra non sembra proprio riuscire
a rendersi conto della gravità della situazione e a produrre una qualità
minimamente convincente di proposta arrabattandosi in una davvero deprimente e
confusa ricerca di leadership. Così emergerebbero tutte le condizioni per
presentarsi sulla scena di un qualche pifferaio di Hamelin capace di cacciarci
tutti quanto in un baratro (pifferaio che non sarà sicuramente il tronfio
ex-generale che si sta occupando esclusivamente di questioni marginali che
pensa possano rendergli elettoralmente rispetto a un target preciso: quello del
maschio, bianco, atletico, magari super-tatuato pronto per qualche avventura
magari balneare da dolce vita).
Scritto questo allora
verifichiamo qualche cifra. Collegio Calabria UO-5 (Reggio
Calabria) Iscritti nelle liste: 345.486 Voti Validi: 75.181 pari al
21,76% Astenuti, bianche e nulle:
270.305 pari al 78,24% Roscioli (centro-destra) 38.359
voti pari all’11.10% degli aventi diritto. Benedetto (campo largo al gran
completo) 27.511 voti pari al 7,96% degli aventi diritto. Giannetta (Futuro Nazionale)
8.226 voti pari al 2,40% degli aventi diritto. Toscano (DSP) 1.085 voti pari al
0,31% degli aventi diritto. Sembrano cifre eloquenti,
purtuttavia proviamo a sviluppare una impropria (impropria perché l’elezione
del 2022 era legata al contesto nazionale) comparazione con il risultato delle
elezioni politiche del 2022. Iscritti nelle liste 295.188 (era
previsto il voto all’estero) Voti Validi 138.354 pari al
46,86% Astenuti bianche nulle 156.834
pari al 53,14% Cannizzaro (centro-destra) 65.916
pari al 22,33% degli aventi diritto. Battaglia (centro-sinistra)
29.041 pari al 9,83% degli aventi diritto. Foti (M5S) 28.154 pari al 9,53%
degli aventi diritto. Latella (Riformisti) 6.091 pari
al 2,06% del totale degli aventi diritto. Seguono altre liste: per la
comparazione si può prendere a paragone la lista di Italia Sovrana e Popolare
omologa a quella di Democrazia Sovrana e Popolare. Candidato Massara 2.002 voti
pari al 0,67% sul totale degli aventi diritto. In sostanza tra le politiche 2022
e le suppletive 2026 (pur con tutte le remore del caso circa l’espressione di
un giudizio complessivamente valido) si sono persi 63.173 voti validi. Il centro destra ha perso 27.557
suffragi pari all’11,23% sul totale degli aventi diritto. La somma del “campo larghissimo”
(con l’inesattezza nel computo del voto di Azione che era presente nella lista
riformista del 2022) ha perso 35.775 voti pari al 13,63% sul totale degli
aventi diritto. Questi sono i dati sui quali i
partiti dovrebbero riflettere in un’ottica sistemica e non di appoggio per una
ricerca forzata della governabilità che sembra essere l’assillo su cui ci si
sta muovendo circa la ricerca della nuova formula elettorale che sta per essere
discussa in seconda lettura (e quindi definitiva) al Senato.