Non è casuale
che il Papa abbia fatto a Metz e non a Parigi il discorso politicamente più
importante della visita in Francia. Egli si rivolge infatti agli europei, non ai
francesi, e l’ammonimento è chiarissimo: signori, avete smarrito la strada
indicata da Schuman. Incontro “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità”. Centro Congressi “Robert Schuman” di Metz. Signor Presidente, Signor Cardinale, Distinte Autorità civili e religiose, Signore e Signori, sono molto felice di trovarmi qui, in questa città storica, crocevia nel
cuore del continente, per un incontro dal titolo evocativo: Alle radici
dell’Europa per la pace e l’unità. Vi ringrazio per le gentili parole che
mi sono state appena rivolte.Il
titolo proposto si ispira senza dubbio alla figura del Venerabile Robert
Schuman, cui oggi vogliamo rendere un omaggio particolare, in questo centro che
porta il suo nome, e soprattutto qui, nella Mosella, regione dove lungamente ha
vissuto, dove riposa e della quale è stato per molti anni rappresentante
all’Assemblea Nazionale. È da questa regione, con le sue vicissitudini nel XIX
e nel XX secolo, che ha tratto ispirazione per contribuire a plasmare l’Europa
di oggi e di domani attraverso la sua celeberrima Dichiarazione del
9 maggio 1950. Questo testo segna allo stesso tempo il punto di partenza e di
arrivo del suo impegno per la riconciliazione e l’unità del continente europeo,
che ha segnato tutta la sua vita.Oggi
vogliamo intraprendere, con il pensiero, un viaggio che comincia dalle radici
dell’Europa per arrivare al suo presente e guardare verso il futuro. Ci
chiediamo in che modo Robert Schuman sia stato plasmato dalla storia di questa
terra, della quale era figlio, e come abbia contribuito in modo fondamentale a
plasmare l’Europa moderna, fino a esserne considerato un “Padre fondatore”.
Robert Schuman, che ha conosciuto confini in
continua evoluzione, ha contribuito a gettare le basi di un’Europa consapevole
dell’urgenza di abbattere i muri che la laceravano. La sua formazione cristiana
gli ha trasmesso il valore dell’uguaglianza, senza distinzione di razza o
classe sociale, e gli ha insegnato la dignità del lavoro. La successione di
diverse sovranità nazionali gli ha impresso l’importanza del diritto
internazionale e il valore della parola data. Cresciuto in un contesto in cui
l’orgoglio e lo spirito di vendetta sembravano prevalere, Schuman si è
impegnato per la pace e la fratellanza tra i popoli che, dopo essersi a lungo
combattuti, riconoscevano finalmente di aver bisogno l’uno dell’altro.Quali sono dunque gli insegnamenti di Robert Schuman
per l’Europa e il mondo di oggi? Innanzitutto, un profondo desiderio di pace.
Purtroppo oggi la guerra è riapparsa, anche in Europa: una nuova «inutile
strage», che ogni giorno causa innumerevoli vittime civili. E ancora oggi, come
nel 1950, le parole contenute nella Dichiarazione Schuman rimangono
attuali: «Il contributo che un’Europa organizzata e vivente può dare alla
civiltà è indispensabile per mantenere relazioni pacifiche». È necessario
impegnarsi in un dialogo paziente, mostrare coraggio nella negoziazione ed
essere pronti a sacrificare alcune posizioni per il bene superiore della pace.
Certamente la ricerca della pace in Europa, così come nel resto del mondo,
non deve essere confusa con un ingenuo irenismo. Al contrario, le parole di
Schuman sono quanto mai attuali: «La pace mondiale non può essere salvaguardata
senza sforzi creativi proporzionati ai pericoli che la minacciano». Tuttavia,
bisogna guardarsi dall’illusione del riarmo. «Non a caso, i ripetuti appelli a
incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da
molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui» (Messaggio
per la LIX Giornata Mondiale della Pace 1° gennaio 2026). Favorire la pace
è un’opera attiva. Oggi bisogna chiedersi se stiamo realmente facendo “sforzi
creativi” per promuovere la pace mondiale, o se stiamo semplicemente cercando
di “arginare l’emorragia della guerra” e prepararci meglio a quelle che
presumiamo debbano ancora venire.L’Europa
secondo Schuman è un continente dove si preferisce dialogare piuttosto che
affrontarsi con le armi; dove si mettono in comune le risorse per fare in modo
che «ogni guerra [...] diventi non solo impensabile, ma materialmente
impossibile».
L’Europa secondo Schuman si basa sul rispetto del diritto internazionale
che, a differenza dei diritti nazionali, non può essere imposto con la forza da
uno Stato, ma si fonda sul principio universalmente riconosciuto secondo
cui pacta sunt servanda. Questo principio è gelosamente conservato
dalla legislazione particolare di questa regione, che copre anche i rapporti
tra lo Stato e la Chiesa cattolica sulla base del Concordato del 1801 tra la
Santa Sede e la Francia, ancora in vigore. Il diritto internazionale e il
multilateralismo sottolineano l’eguaglianza effettiva degli Stati nelle loro
relazioni reciproche e costituiscono il miglior antidoto alla volontà di
dominio, che è all’origine di ogni conflitto. Oggi, le relazioni umane e tra
gli Stati si fanno sempre più barbare. Il valore della parola data è
disprezzato; ci si vanta piuttosto della menzogna e dell’inganno. L’Europa può
porre fine a questa spirale grazie al rispetto per l’altro che ha saputo
coltivare e preservare, poiché ha ampiamente dimostrato negli ultimi
ottant’anni che è possibile far valere opinioni, rivendicazioni e interessi
divergenti, incontrandosi invece di scontrarsi. Schuman ci ricorda che bisogna
sempre dimostrare realismo e coraggio: «L’Europa - affermava - non si farà in
un colpo solo, né in una costruzione complessiva: si farà attraverso
realizzazioni concrete che creano prima di tutto una solidarietà di fatto». Non
bisogna mai perdere fiducia nella nostra capacità di progredire, anche se i
passi compiuti sono a volte piccoli e quasi impercettibili. La pretesa moderna
di “avere tutto, subito” non corrisponde alla storia e alla cultura
europee che, al contrario, insegnano il valore del tempo e della pazienza. È
con piccoli passi che si può dare vita a questa solidarietà concreta, che
implica che nessuno si senta abbandonato o dimenticato.