Tra i mali che
affliggono la nostra contemporaneità, il rumore è divenuto uno dei più
insidiosi e pervasivi. Praticamente
non ce ne si può difendere da quando sono stati inventati i motori, gli elettrodomestici
e apparecchi di ogni tipo. Non ci si può difendere negli spazi pubblici, e non
ci si può difendere ogni volta che mettiamo piede in un locale. A identica
sorte siamo condannati da quando sono stati inventati i condominî. Ascensori,
radio, televisori, aspirapolveri, lucidatrici, stereo, lavatrici, porte
sbattute senza criterio e ciabattare ad ogni ora del giorno, scarichi del
bagno, discussioni ad alta voce… Mia madre ha sempre odiato i condominî e, per sua e nostra
fortuna, abbiamo abitato case modeste, ma libere da questi inconvenienti. Poi
ne ebbe una di sua proprietà, persino con un minuscolo e amato giardino a cui
rimasi affezionato anch’io e che ogni tanto mi ritorna in sogno. Rumori molesti
che assediano le grandi città e rumori molesti che assediano i centri minori:
non parliamo dei cosiddetti luoghi di villeggiatura; luoghi che dovrebbero
essere di riposo, di tranquillità, di silenzio, ed invece si trasformano in
universi caotici ed infernali. Nel luogo dove vivo il rombo degli aerei, a cui
viene permesso di sorvolare le parti centrali della città, si mescola a quello
delle ambulanze, delle linee metropolitane, degli autobus, delle moto di grossa
cilindrata, dei fuoristrada più adatti alle savane, alle steppe, al safari
nella giungla. La globalizzazione dell’informazione veicola sul Web anche gli
ultimi angoli di mondo che erano rimasti intatti; mostra i piccoli borghi dove
la vita scorreva lenta e tranquilla, e una fiumana vi si riversa puntuale
invadendo ogni anfratto e portandovi il delirio e il caos. Di giorno e di
notte. Viene da sorridere pensando al filosofo Arthur Schopenhauer che inveiva
contro “l’insopportabile” schiocco della frusta dei cocchieri che lui
paragonava alla trafittura di una lama. Nel suo celebre saggio Sul rumore lo
definisce “assassinio del pensiero”. Chissà che cosa ne avrebbe detto oggi che
le carrozze non esistono più, e allo schiocco della frusta si è sostituita
l’accelerata rompi timpani delle moto da farti rimbalzare il cuore in gola in
piena notte… Il rumore è continuo ma l’ascolto è
raro, ho letto da qualche parte. Potrebbe essere la perfetta epigrafe per
questo tempo.