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venerdì 9 ottobre 2026

IL RACCONTO
di Lodovica San Guedoro
 


Una capatina nelle bassure contemporanee.
 
Continuato a fare provviste di tragici greci alla Feltrinelli di Largo Argentina. A dispetto dei miei studi classici, essi sono ancora quasi tabù per me, nella loro forma scritta. Nello stesso tempo, per non perdere troppo di vista la realtà, ho fatto una capatina nelle bassure contemporanee: Il Codice da Vinci. Ce n'era un muraglione che sbarrava il passo proprio all'ingresso della libreria di Inge. Ero disposta a fare scoperte di una qualche intelligenza insospettata o, in mancanza di quella, d'interesse almeno documentaristico. Quasi rimpiangevo di non concedermi mai questo genere di letture e di rimanere quindi ignorante rispetto a coloro che io reputo ciechi di spirito, che pure si mostrano sempre pronti a lanciarsi con stupefacente energia nella gran gara cosmica per la conquista del sapere. Ma non avevo neanche ancora preso in mano il pesante mattone che già il suo mistero si era decomposto sotto i miei occhi e lo rideponevo nella muraglia di spettanza. Mi era bastato scorrere la trama schiaffata sul didietro del volume e dare una prudente sbirciatina ad alcune pagine sorteggiate a caso al suo interno: già sul retro si tirava in ballo il Louvre, si farneticava di un vecchio curatore ferito a morte che si aggrappa in un ultimo disperato gesto a un dipinto di Caravaggio, fa scattare l'allarme e provoca con ciò stesso l'abbassamento delle grate di ferro all'entrata della sala. Chiuso fuori, l'assassino fugge senza aver ottenuto quello che cercava. Al curatore del Louvre restano pochi istanti di vita. E, da provetto storico dell'arte qual è, mai stanco di citazioni, li usa per mettersi nudo e disporsi sul pavimento di marmo tal quale l'uomo di Vitruvio, il "celeberrimo" disegno di Leonardo. La scena che si presenta ai primi soccorritori è d'una agghiacciante eloquenza. Per di più il vecchio, stecchito sul marmo, è riuscito ancora, prima di esalare l'ultimo respiro, a scrivere alcuni numeri, poche parole e soltanto un nome utile alle indagini e, per combinazione, allo srotolamento del logorroico romanzo. Dando aria alle pagine, mi sono poi fatta anche ragione di altre cose e persino del titolo: sono saltati fuori dipinti leonardeschi contenenti messaggi cifrati, è saltata fuori una maledizione che allunga la sua mano attraverso i secoli, e chissà quali altre congeneri trivialità granguignolesche sarebbero ancora saltate fuori se solo io avessi lasciato fare, se soggiacessi giusto quel tanto al fascino insinuante della mistificazione e del mauvais goût. Ma purtroppo non soggiaccio. Evidentemente i lettori popolari di oggi con fissazioni erudite non vanno altrettanto per il sottile, e inoltre sono tormentati dall'eterno pungolo di frugare nel genio per stabilire se, alla fin fine, non era " uno come noi". Autore del polpettone planetario e novello Umberto Eco è uno storico dell'arte inglese, che si fregia di aver studiato all'Amherst College: e questo è ciò che mi ha stupita di più, ma probabilmente solo perché non ho idea di quello che sono divenuti nel frattempo questi illustri luoghi di studi inglesi. Una volta di più ho fatto l'esperienza che quanto appare eccitante e avventuroso alle masse, si dimostra per me inconcepibilmente indigesto, pesante e noioso. Costringermi a leggere un libro come questo sarebbe la migliore tortura nel caso cadessi tra le mani di un dittatore o dei servizi segreti americani. Mentre c'ero, per continuare la mia verifica culturale, sono passata a un libro sui più grandi mostri della storia. C'era di mezzo Rasputin, l'immancabile Stalin, una ninfomane americana, Ilse Koch... Per un quarto d'ora ero convinta che l'avrei comprato. La documentazione era impressionante, vi si ravvisava una certa serietà e complessità di argomentazione, un'incredibile ricchezza di dettagli: stupri, assassinii, pelle strappata ai prigionieri del campo di concentramento per farne graziosi paralumi o portafogli... Ma infine il continuo insistere su cose mostruose ingenerava di nuovo un senso stucchevole e insopportabile d'irrealtà, di mistificazione, di noia. Leggendo, si veniva risucchiati in una dimensione fittizia, in una serra di tropicali piante dell'orrore, con conseguente appiattimento del cervello... È  quello che piace alla gente. Comprato anche Girotondo di Schnitzler, finora visto quattro o cinque volte sotto forma di film di Max Ophüls. Tentato di iniziarlo al caffè di piazza Sant'Eustachio. Ma troppi turisti, scolaresche, impossibilità di concentrarsi. Preso a girovagare, inquieta e desolata. Adamo ed Eva dovettero essere scacciati dal paradiso terrestre da un'orda mista di turisti e scolaresche.