Giovedì 29 settembre 2005. Giorno nuovo, vita nuova!
Ogni mattina può essere una primavera e quella di oggi mi ha trovata al
risveglio con un piano già pronto: farmi raccomandare da Messina a giurati del
Premio Enrico Maria Salerno. Sì, mi sono detta, se le regole son queste, vorrà
dire che ce ne impadroniremo anche noi. Sono stata già fregata grassamente, mi
pare, dagli altri concorsi: e quindi giochiamo il tutto per il tutto, allegramente.
Monto su un taxi, perciò, e volo all'Aventino, dove mi attende, al solito
indaffaratissimo, il direttore di Inscena. La redazione è ospitata, come
ai tempi di Primafila, in un casotto ubicato nel parco dell'Accademia
Nazionale di Danza, vicino al cancello. È lecito arguire che, dove oggi c'è
Nuccio, in passato c'era un portiere. (Nuccio si deve essere aggiustato con la
direttrice dell'Accademia, perché i servizi dedicati alla danza sono diventati
molto frequenti e copiosi). Comunque questo casotto è attrezzato di tutto:
tavolo, computers, étagères con l'intera parata di Primefile e Inscene, uno
stanzino attiguo per la direzione, con due cravatte appese alla maniglia della
finestra, e, indovino, dei bugigattoli oscuri per altri usi. Baci e abbracci
commossi con questo direttore e con la segretaria di redazione, Marusca Morico,
un peso massimo molto carino e paziente, se penso a tutte le mie chiamate da
Vienna e a quanti problemini abbiamo dovuto risolvere insieme. Come dal medico,
Nuccio mi invita a prendere posto nello stanzino della direzione, dove mi
raggiunge poco dopo per sbrigare una telefonata. Mentre fa il numero, sospira
compreso di sé: "Eh, se non stai sempre attento, la baracca si
sfascia!" Un momento dopo ne riceve una e lo sento impartireistruzioni col tono imperioso di un generale
ai suoi soldati. Ma qualcosa tradisce ugualmente una bontà dissimulata, forse
da timido col cuore buono. Venendo a noi, mi chiede come va. Lo aggiorno
succintamente: Stein, Ronconi... (del resto sapeva già), L'ingannatore di
Siviglia, e gli chiedo se non sia possibile pubblicarlo. "Ma non
vorrebbe piuttosto rappresentarlo?", mi fa lui con occhio complice. Lo
guardo per un attimo stupefatta: "E certo, sì." Per fargli capire che
questa era la mia intenzione fin dal l'inizio, mi riallaccio a Max Malatesta,
incontrato all'Auditorium, che mi ha consigliato di sottoporlo a Ida di
Benedetto e a Mariangela Melato, le quali hanno potere contrattuale. Lui
approva e aggiunge al duo Chiara Muti, la figlia del direttore d'orchestra, che,
se non ho frainteso, ha un marito politico che le ha messo l'impresario a capo
dell'ETI."Ma che avrà questo
Malatesta?!, io non lo capisco...", osserva poi soffermandosi su Max. Lo
difendo blandamente, riferendomi ad AmeriKa e accampando qualche
qualità: una certa freschezza... Lui tace per un attimo. E a quel punto mi
rendo conto che potrei convenire. Accenno al suo essere andato un po' giù da
allora, allo spettacolo che ha dato in Dissonanze: altro che grazia
viennese! "Ma che grazia e grazia, figuriamoci!", lui di rincalzo.
Accenno poi all'Antigone e a Marini. E qui lodo. Nuccio appare sorpreso:
"Davvero? E allora come mai, quando è venuto da noi per l'intervista, è
apparso così sprovveduto? " "Non so…", rispondo, presa in
contropiede. "Avrà avuto la testa da qualche altra parte, è un poeta
infine." "Perché qui non ha fatto una gran bella figura!",
insiste Nuccio. "Senta, direttore, non mi potrebbe raccomandare a qualche
giurato del premio E. M. S.?" Accenno di volata alle esperienze con gli
altri concorsi. Lui conviene che così stiano le cose e porta esempi marchiani
di sciatteria e ignoranza di giurati di cui ha avuto prova diretta, indi mi
esorta a nominargli quelli dell'E.M.S.: lui vedrà poi quali sono suoi amici e
quali no. "Non li ho." "Se li procuri e poi vediamo...". "Procurarmeli? Meglio non mettere tempo in mezzo. Sa, sono fuori sede. Non
si potrebbe farlo con Marusca?", domando chissà perché ansiosamente. Per
fortuna lui è d'accordo. Volo allora da Marusca, fissa sul computer, la
interrompo, le chiedo di voltar pagina e di farmi il servizietto. Lei esegue,
salta fuori la giuria. La prego di stampare, lei stampa. Volo da Nuccio e gli
passo il foglio. Lui considera, passa in rassegna ogni nome commentando
salacemente, infine mi promette che raggiungerà al più presto due giurati che
sono amici suoi! "Lei è grande!", intono e, dopo essere rimasti
d'accordo che ci rivedremo, ci congediamo soddisfatti di noi stessi e rieccomi
per strada a chiamare un taxi.