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giovedì 22 ottobre 2026

IL RACCONTO
di Lodovica San Guedoro


Opera di Etta Rossi

Rabdomanti

 
Mercoledì 28 settembre 2005
Telefonatina di ricognizione alla segreteria del premio Enrico Maria Salerno, in odore, una settimana fa, di decadimento, dato risultato insperato: il Ministero eroga di nuovo i fondi. Tra quindici giorni, si conosceranno quindi, con tre mesi e mezzo di ritardo, i nomi dei finalisti: ma si conosceranno. Sono di nuovo in ballo, con i miei tre pezzi (in nove copie ciascuno)! Questo piccolo successo mi fa pregustare particolarmente la chiamata ai Rabdomanti, da cui mi riprometto un risultato sicuro e garantito. In occasione di una mia telefonata da Monaco, la Monesi dava per favorito Amore è stufo (facendomi palpitare il cuore di gioia), in occasione di un'altra telefonata, Il coboldo e le bugiarde (sorprendendomi leggermente). E una settimana fa, sempre la signora Monesi, in trasferta su un tram milanese, mi aveva annunciato la definitiva data del verdetto: mercoledì 28. Ci siamo, dunque, mi pare: oggi è il 28. Anche in questo caso sono riuscita a resistere ai rinvii per un totale complessivo di poco più di un mese. Con qual sorriso di condiscendenza, e pietà verso me stessa, ricordo quanto mi avesse indispettita il ridicolo slittamento di una settimana della cerimonia di premiazione del Riccione! Dal 24 settembre era saltata infine soltanto al primo ottobre! Questa modesta dilazione, scombinando però i miei accurati e difficoltosi piani (anche sotto il rispetto economico), aveva fatto risorgere lo spettro, ognor latente, dell'inaffidabilità italiana: sentiva già, per me, di boicottaggio e di tradimento. Semplicemente mi irritava dover prolungare la mia permanenza in "patria" in funzione del Riccione, e m'indispettiva ancor di più il pensiero di dovere, in alternativa, riattraversare le Alpi a distanza di pochi giorni solo per comparire al teatro sul mare di Riccione! Poi invece il corso degli eventi aveva vanificato tutto: io stessa avevo dovuto posticipare la mia discesa e, per sommo sfregio del destino, non ero stata nemmeno ammessa nella rosa (ormai famosa) dei finalisti. 



Ai Rabdomanti avevo inviato cinque pezzi in doppia copia "cartacea" e in formato digitale. Con questa rinomata istituzione che, senza fini di lucro, da cinquantatré anni promuove la diffusione della drammaturgia italiana contemporanea, fondata da Angelo Gaudenzi con l'autorevole sostegno di Paolo Grassi, avevo la sicurezza quasi assoluta che avrei fatto centro. Dalla nascita ad oggi, i Rabdomanti avevano presentato in lettura scenica autori che erano diventati l'ossatura del teatro italiano: Eduardo De Filippo, Giuseppe Marotta, Dino Buzzati, Luigi Squarzina, Dacia Maraini ecc. Inoltre privilegiavano le opere in cui la parola era la forma espressiva prevalente. E qui, non c'era dubbio, ero un cannone. La sensazione di essere sulla buona strada era stata fortificata dai colloqui telefonici con il direttore stesso, Lucio Morelli, le cui vicissitudini di salute con esito operatorio e postoperatorio avevo seguito con sollecitudine superiore a quella per i miei testi, e con la sua collaboratrice. Orbene, il pezzo di muro lungo la via che mena al mercato, sul quale era incollato il mio sguardo durante la telefonata con la Monesi, rimarrà stampato a fuoco nella mia memoria. "Pronto, signora Monesi?" esordisco con voce allegra e smagliante, "sono Lodovica San Guedoro." Lei, con cortesia: "Ah, buongiorno!" Io, che mi trovo per la strada: "Buongiorno, signora, non è sul tram, stavolta?" "No, questa volta no." "Ho chiamato per conoscere i risultati... "Leggero vuoto, dovuto forse a uno dei cellulari. "Era oggi, no?" Con tono comprensivo: "C'è stato forse un altro rinvio? ..." Con tono ammaliante, solo un po' sovreccitato: "No no, nessun rinvio. Ci siamo riuniti...". 



Convinta di udire il mio titolo vincente, odo invece: "Mi dispiace, ma tra i testi prescelti per il 2006 non sono presenti testi Suoi." Balbettando: "Come, nessuno?" "Purtroppo abbiamo dovuto privilegiare i finalisti del Premio Riccione..." Di nuovo non credo alle mie orecchie... "Signora, ma si rende conto che io ho partecipato anche all'edizione di quest'anno del Premio Riccione? E ora Lei mi torna con questo premio?" "Lo so, lo so, i Rabdomanti non sono più, come in passato, una struttura rigidamente subordinata al Premio Riccione, ma, vede, siamo sempre tenuti a favorire, ad aiutare, coloro che si sono segnalati, e non hanno però vinto questo Premio..." "Signora, ma allora che senso ha far inviare testi in doppia copia e per giunta in formato digitale al vostro indirizzo? Io sono stata persino incoraggiata a mandarne molti. E poi, signora, ho i miei dubbi che tra i partecipanti ci fossero autori teatrali professionisti. La segretaria del premio E.M.S. mi ha rivelato che a loro arrivano solo testi di teatranti e dilettanti."            Con calore: "Lei ha ragione, signora San Guedoro: le opere scartate non lo sono per il loro valore letterario, anzi può ben essere il contrario, che esse siano le più valide drammaturgicamente e stilisticamente, purtroppo." "Ma che senso ha questo, mi dica? Lei sostiene che non sia un caso, ma una filosofia applicata coerentemente, quella che mi penalizza? Non so cosa pensare. È una partita senza speranza. Io La saluto." "Signora! Quando passa da Milano, mi venga a trovare. Mi piacerebbe fare la Sua conoscenza..." "Come? Ah, sì, certo, certo. Arrivederci." "Arrivederci!"