Mercoledì
28 settembre 2005 Telefonatina di
ricognizione alla segreteria del premio Enrico Maria Salerno, in odore, una
settimana fa, di decadimento, dato risultato insperato: il Ministero eroga di nuovo
i fondi. Tra quindici giorni, si conosceranno quindi, con tre mesi e mezzo di
ritardo, i nomi dei finalisti: ma si conosceranno. Sono di nuovo in ballo, con
i miei tre pezzi (in nove copie ciascuno)! Questo piccolo successo mi fa
pregustare particolarmente la chiamata ai Rabdomanti, da cui mi riprometto un
risultato sicuro e garantito. In occasione di una mia telefonata da Monaco, la
Monesi dava per favorito Amore è stufo (facendomi palpitare il cuore di
gioia), in occasione di un'altra telefonata, Il coboldo e le bugiarde
(sorprendendomi leggermente). E una settimana fa, sempre la signora Monesi, in
trasferta su un tram milanese, mi aveva annunciato la definitiva data del
verdetto: mercoledì 28. Ci siamo, dunque, mi pare: oggi è il 28. Anche in
questo caso sono riuscita a resistere ai rinvii per un totale complessivo di
poco più di un mese. Con qual sorriso di condiscendenza, e pietà verso me
stessa, ricordo quanto mi avesse indispettita il ridicolo slittamento di una
settimana della cerimonia di premiazione del Riccione! Dal 24 settembre era
saltata infine soltanto al primo ottobre! Questa modesta dilazione, scombinando
però i miei accurati e difficoltosi piani (anche sotto il rispetto economico),
aveva fatto risorgere lo spettro, ognor latente, dell'inaffidabilità italiana:
sentiva già, per me, di boicottaggio e di tradimento. Semplicemente mi irritava
dover prolungare la mia permanenza in "patria" in funzione del
Riccione, e m'indispettiva ancor di più il pensiero di dovere, in alternativa,
riattraversare le Alpi a distanza di pochi giorni solo per comparire al teatro
sul mare di Riccione! Poi invece il corso degli eventi aveva vanificato tutto:
io stessa avevo dovuto posticipare la mia discesa e, per sommo sfregio del
destino, non ero stata nemmeno ammessa nella rosa (ormai famosa) dei finalisti.
Ai Rabdomanti avevo inviato cinque pezzi in doppia copia "cartacea" e
in formato digitale. Con questa rinomata istituzione che, senza fini di lucro,
da cinquantatré anni promuove la diffusione della drammaturgia italiana
contemporanea, fondata da Angelo Gaudenzi con l'autorevole sostegno di Paolo
Grassi, avevo la sicurezza quasi assoluta che avrei fatto centro. Dalla nascita
ad oggi, i Rabdomanti avevano presentato in lettura scenica autori che erano diventati
l'ossatura del teatro italiano: Eduardo De Filippo, Giuseppe Marotta, Dino
Buzzati, Luigi Squarzina, Dacia Maraini ecc. Inoltre privilegiavano le opere in
cui la parola era la forma espressiva prevalente. E qui, non c'era dubbio, ero
un cannone. La sensazione di essere sulla buona strada era stata fortificata
dai colloqui telefonici con il direttore stesso, Lucio Morelli, le cui
vicissitudini di salute con esito operatorio e postoperatorio avevo seguito con
sollecitudine superiore a quella per i miei testi, e con la sua collaboratrice.
Orbene, il pezzo di muro lungo la via che mena al mercato, sul quale era
incollato il mio sguardo durante la telefonata con la Monesi, rimarrà stampato
a fuoco nella mia memoria. "Pronto, signora Monesi?" esordisco con
voce allegra e smagliante, "sono Lodovica San Guedoro." Lei, con
cortesia: "Ah, buongiorno!" Io, che mi trovo per la strada:
"Buongiorno, signora, non è sul tram, stavolta?" "No, questa
volta no." "Ho chiamato per conoscere i risultati... "Leggero vuoto,
dovuto forse a uno dei cellulari. "Era oggi, no?" Con tono
comprensivo: "C'è stato forse un altro rinvio? ..." Con tono
ammaliante, solo un po' sovreccitato: "No no, nessun rinvio. Ci siamo
riuniti...".
Convinta di udire il mio titolo vincente, odo invece:
"Mi dispiace, ma tra i testi prescelti per il 2006 non sono presenti testi
Suoi." Balbettando: "Come, nessuno?" "Purtroppo abbiamo
dovuto privilegiare i finalisti del Premio Riccione..." Di nuovo non credo
alle mie orecchie... "Signora, ma si rende conto che io ho partecipato
anche all'edizione di quest'anno del Premio Riccione? E ora Lei mi torna con
questo premio?" "Lo so, lo so, i Rabdomanti non sono più, come in passato,
una struttura rigidamente subordinata al Premio Riccione, ma, vede, siamo sempre
tenuti a favorire, ad aiutare, coloro che si sono segnalati, e non hanno però vinto
questo Premio..." "Signora, ma allora che senso ha far inviare testi
in doppia copia e per giunta in formato digitale al vostro indirizzo? Io sono
stata persino incoraggiata a mandarne molti. E poi, signora, ho i miei dubbi
che tra i partecipanti ci fossero autori teatrali professionisti. La segretaria
del premio E.M.S. mi ha rivelato che a loro arrivano solo testi di teatranti e
dilettanti." Con calore: "Lei ha ragione, signora San Guedoro: le
opere scartate non lo sono per il loro valore letterario, anzi può ben essere
il contrario, che esse siano le più valide drammaturgicamente e
stilisticamente, purtroppo." "Ma che senso ha questo, mi dica? Lei
sostiene che non sia un caso, ma una filosofia applicata coerentemente, quella
che mi penalizza? Non so cosa pensare. È una partita senza speranza. Io La
saluto." "Signora! Quando passa da Milano, mi venga a trovare. Mi
piacerebbe fare la Sua conoscenza..." "Come? Ah, sì, certo, certo.
Arrivederci." "Arrivederci!"