Ho visto
le immagini e i video della Marcia della Pace sulle Murge. Diecimila persone
hanno camminato da Gravina ad Altamura, portando bandiere, canti e, soprattutto
il desiderio di un mondo senza guerre. Io, ormai, sono invecchiato e non ho
potuto esserci. Guardando quelle immagini, quanta nostalgia mi è venuta al cuore!
Tempo fa, avevo anch’io preso parte alla Marcia della Pace da Perugia ad
Assisi. Un’esperienza che mi è rimasta dentro, come uno di quei bellissimi
ricordi che il tempo non riesce a cancellare. Camminare insieme a tante
persone, sentire le voci unirsi al tuo canto, vedere le bandiere della Pace
sventolare con il vento: sono emozioni che continueranno ad accompagnarmi anche
se le mie gambe non possono più percorrere lunghi tratti di strada. Ma ci sono
con l’animo là sulle Murge. Immagino, e immaginiamola insieme, questa terra ora
verde e accogliente, perché siamo nella stagione in cui si passa dalla steppa
brulla dell’estate al verdeggiare dei prati e degli alberi dell’autunno. Sono
specchi di rugiada caduta dalle stelle delle notti, così simili all’Umbria di
san Francesco. Due terre diverse, certo, ma unite dallo stesso desiderio di
donare bellezza e pace, coltivando la stessa speranza: che gli uomini imparino
finalmente a vivere come fratelli. Cambiano i personaggi che abitano il
territorio pugliese e che hanno visto con meraviglia passare la Marcia in un
mattino di sole, all’improvviso. Non sono soltanto i pastori, uomini e donne,
delle masserie, ad essere testimoni di quel cammino. Ci sono anche gli alberi,
i fiori, gli animali e tutte quelle piccole creature che vivono ai margini
della strada, nel sottobosco, o sulle colline che, a modo loro partecipano con
noi a riempire di vita il nostro mondo.
E così, come spesso mi accade, quando
sono nel mio studio a leggere e pensare, mi piace immaginare, con la forza
della fantasia, che, al passaggio di quella moltitudine di esseri umani, gli
asfodeli abbiano chiesto notizie ai colchici gialli e ai ciclamini azzurri: “Avete
visto? Che cosa sta succedendo? Perché tutta questa gente viene qui in mezzo a
noi e canta e porta bandiere con i colori dell’arcobaleno?” E i fiori,
meravigliati, avranno risposto che, sì, hanno visto tutto, hanno ascoltato i
canti, sentito il rumore di centinaia e centinaia di passi, e provato gioia nel
vedere quei colori vibrare sulle loro bandiere. Anche le grandi querce, forse
hanno voluto dire la loro, scuotendo lentamente le chiome e lasciando cadere
qualche ghianda, come a voler salutare, a modo loro, con un festoso sfarfallio,
quella gente e augurare buon cammino. In alto, intanto, il falco pellegrino
circonda di anelli il cielo con i suoi voli. Dall’alto, anche lui ha visto la
lunga fila di persone che attraversano i sentieri e, allora, con il suo
richiamo sta dicendo ai suoi fratelli falchi: “Venite a vedere! Venite, oggi,
non c’è più il silenzio di sempre. Gli uomini camminano per la Pace! Venite
anche voi a partecipare col vostro volo a questa grande speranza”. E, più in
basso, lungo i bordi delle ferule, le lumache, uscite al mattino per la loro
passeggiata, avranno raccontato la notizia ai funghi cardoncelli, che ancora
non avevano voglia di svegliarsi così presto. “Su, amici, alzatevi!” dicono con
voci bavose “Oggi succede qualcosa di speciale”. E, forse, i cardoncelli ancora
assonnati avranno sorriso nel loro silenzio, pensando che anche la terra, con i
suoi frutti e le sue creature, ha bisogno di pace.
E, allora, ho salutato anche
io, seduto alla mia finestra quel giorno, quel giorno sulle Murge in cui ogni
essere vivente ha trovato il suo modo di partecipare a quella Marcia: gli
uomini con i loro passi e le loro bandiere, gli alberi con le loro chiome, i
fiori con i loro colori, i falchi con i loro voli e le piccole creature della
terra con la loro silenziosa presenza.Perché la Pace non è una parola pronunciata soltanto dagli uomini: è un
desiderio che appartiene ad ogni forma di vita, alla terra che ci ospita, al
cielo che ci avvolge, al mare che ci bagna, ai fiori che sbocciano e agli
animali che cercano il loro posto nel mondo e, mentre ripenso alla mia vecchia
Marcia da Perugia ad Assisi e guardo con nostalgia le immagini che mio figlio
mi ha mandato dalle Murge, sento che, in fondo una parte di me ha camminato
ancora. I miei piedi sono rimai fermi, ma il cuore ha ripreso il cammino e con
lui hanno camminato gli asfodeli con crochi e i ciclamini con le grandi querce.
I falchi e le lumache e i cardoncelli tutti insieme, ciascuno a suo modo, per
dire, a chi non vuole sentire, una cosa semplice e immensa: la Pace è un
desiderio di tutti gli esseri viventi e che nessuno dovrebbe smettere di
camminare per realizzarla.