QUANDO LA GIUSTIZIA NON OBBEDISCE
AL POTERE
di Giovanni Bonomo*

La giudice e la presidente
Il caso Siher e la lezione dimenticata della
Costituzione
Il caso Youssef Siher e il duro attacco di
Giorgia Meloni alla magistratura milanese ripropongono una questione
fondamentale per la tenuta democratica del Paese: può il potere politico
pretendere che la giustizia si pieghi alle sue aspettative? Dall’Habeas Corpus
all’articolo 13 della Costituzione, una riflessione sull’inviolabilità della
libertà personale, sull’indipendenza dei giudici e sulle sempre più
preoccupanti tentazioni autoritarie. Perché la sicurezza senza garanzie non è
giustizia, ma arbitrio e in uno Stato di diritto non è la legge a dover
obbedire al potere, bensì il potere alla legge.
C’è qualcosa di profondamente inquietante in un Paese nel quale chi governa
pretende di stabilire non soltanto quali leggi debbano essere applicate, ma
persino quali decisioni debbano assumere i giudici.
Il caso di Youssef Siher, rimesso in libertà
dalla giudice per le indagini preliminari di Milano Tiziana Landoni, offre
l'ennesima occasione per misurare la distanza, ormai preoccupante, tra la
cultura costituzionale e la concezione del potere che sembra animare l’attuale
maggioranza di governo.
La magistrata, con un'ordinanza motivata di ben
37 pagine, ha escluso, allo stato degli atti, la sussistenza dei gravi indizi
di colpevolezza necessari per applicare la misura cautelare richiesta dalla
Procura, non ravvisando neppure i presupposti per convalidare il fermo. Non ha
assolto nessuno, non ha cancellato alcun reato, non ha impedito il
proseguimento delle indagini, ha semplicemente applicato la legge. Evidentemente,
per Giorgia Meloni, è già troppo. La Presidente del Consiglio ha definito
quella decisione «vergognosa», arrivando a rappresentarla come una
mortificazione del lavoro delle forze dell'ordine e degli investigatori. Ma
proprio qui si manifesta un equivoco istituzionale tanto grossolano quanto
pericoloso: la magistratura non è l'ufficio di convalida delle aspettative del
governo, né il giudice è chiamato a ratificare le conclusioni degli
investigatori. Il rispetto dovuto alle forze dell’ordine non implica l’infallibilità
delle loro valutazioni e il riconoscimento del lavoro della Procura non
comporta l'obbligo del giudice di accoglierne le richieste. Anzi, è proprio
quando un giudice dice di no all'accusa, sulla base delle prove e del diritto,
che l'indipendenza della giurisdizione dimostra concretamente la propria ragion
d'essere. Dovrebbe essere una nozione elementare per chiunque ricopra incarichi
istituzionali, a maggior ragione per chi presiede il Consiglio dei ministri.
![]() |
| La giudice e la presidente |

Y. Siher
Esiste un principio di civiltà giuridica che
precede di secoli la nostra Repubblica. Si chiama Habeas Corpus: il
potere non può privare arbitrariamente un individuo della libertà personale e
deve sottoporre la legittimità della detenzione al controllo di un giudice. Nell'ordinamento
italiano questa garanzia trova una delle sue più alte espressioni nell'articolo
13 della Costituzione: «La libertà personale è inviolabile».
Non è una dichiarazione ornamentale, da esibire
nelle cerimonie ufficiali e poi dimenticare quando diventa politicamente
scomoda, è un limite preciso, invalicabile, imposto al potere pubblico. E vale
per tutti, anche per chi manifesta contro il governo, anche per chi esprime
idee radicali, anche per chi non gode delle simpatie della maggioranza, anche per
chi si chiama Youssef Siher.
C’è poi un grottesco paradosso che meriterebbe di
essere scolpito nel marmo.
Giorgia Meloni, che ha sostenuto la riforma
costituzionale della separazione delle carriere in nome di una giustizia più
equilibrata e garantista, oggi attacca una giudice proprio perché ha esercitato
la propria autonomia rispetto alle richieste del pubblico ministero. È la contraddizione
di un garantismo che sembra funzionare soltanto quando conduce alle decisioni
desiderate dal potere. Eppure gli italiani, con il referendum del marzo 2026,
hanno già respinto quella riforma costituzionale.


