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mercoledì 28 ottobre 2026

LIBRI AL MACERO



Caro Professore,
Le scrivo per esprimerLe la mia totale vicinanza ed empatia di fronte alla toccante riflessione che ha condiviso nel Suo articolo. Il “nodo alla gola” di cui parla, nascendo dalle parole di Franco Toscani, è una sensazione che condivido profondamente. La Sua testimonianza - il ricordo delle colonne di libri a casa di Carlo Bo e la preziosa cartolina di Salvatore Quasimodo riemersa dalla Sua “Carboneria” - descrive con straordinaria poesia e verità cosa sia davvero una biblioteca personale: non un accumulo di oggetti, ma una vita intera, fatta di incontri, affetti e memoria. Il drammatico interrogativo “Tutto al macero?” tocca oggi un punto ancora più fragile e attuale. Viviamo in un’epoca dominata dalle nuove tecnologie, dove il digitale tende a smaterializzare tutto e a rendere, dal punto di vista pratico, il libro cartaceo quasi un retaggio del passato o un ingombro da smaltire. È vero che la tecnologia offre immediatezza, ma è altrettanto vero che non potrà mai sostituire per tutti la dimensione fisica della pagina, il profumo della carta e la storia tangibile che ogni volume custodisce. Il rischio reale di questa transizione è che si finisca per considerare “da macero” non solo i libri, ma l’Umanità e le memorie che essi rappresentano. Anche senza la pretesa di poter risolvere un problema così vasto e complesso, sentivo il bisogno di farLe sapere che il Suo pensiero è condiviso. Custodire la sensibilità per il libro cartaceo e continuare a porsi queste domande è già, di per sé, un modo per non cedere all’indifferenza di questo tempo.
La ringrazio di cuore per la bellezza e la sincerità dei Suoi scritti.
Con stima e profonda vicinanza,
Rosario Undiemi