Caro
Professore, Le scrivo per esprimerLe la mia
totale vicinanza ed empatia di fronte alla toccante riflessione che ha
condiviso nel Suo articolo. Il “nodo alla gola” di cui parla, nascendo dalle
parole di Franco Toscani, è una sensazione che condivido profondamente. La Sua
testimonianza - il ricordo delle colonne di libri a casa di Carlo Bo e la
preziosa cartolina di Salvatore Quasimodo riemersa dalla Sua “Carboneria” -
descrive con straordinaria poesia e verità cosa sia davvero una biblioteca
personale: non un accumulo di oggetti, ma una vita intera, fatta di incontri,
affetti e memoria. Il drammatico interrogativo “Tutto al macero?” tocca
oggi un punto ancora più fragile e attuale. Viviamo in un’epoca dominata dalle
nuove tecnologie, dove il digitale tende a smaterializzare tutto e a rendere,
dal punto di vista pratico, il libro cartaceo quasi un retaggio del passato o
un ingombro da smaltire. È vero che la tecnologia offre immediatezza, ma è
altrettanto vero che non potrà mai sostituire per tutti la dimensione fisica
della pagina, il profumo della carta e la storia tangibile che ogni volume
custodisce. Il rischio reale di questa transizione è che si finisca per
considerare “da macero” non solo i libri, ma l’Umanità e le memorie che essi
rappresentano. Anche senza la pretesa di poter risolvere un problema così vasto
e complesso, sentivo il bisogno di farLe sapere che il Suo pensiero è
condiviso. Custodire la sensibilità per il libro cartaceo e continuare a porsi
queste domande è già, di per sé, un modo per non cedere all’indifferenza di
questo tempo. La ringrazio di cuore per la
bellezza e la sincerità dei Suoi scritti. Con stima e profonda vicinanza, Rosario Undiemi