La sapienza del nostro
interiore equilibrio
di umana inclusione si accosta nella riscoperta dell’appartenenza tra i
colori delle parole che brulicano sulle
labbra, tra i colori dei visi dagli occhi
accondiscendenti. Milano,
nella sapienza sublimante senza confini,
si ancora nei municipi amicali
dove bambini e ragazzi giocano,
si amalgamano nel tempo. Condividono
l’ascolto dei visi per giacere
nella pace dei corpi che vibrano
per la dissonanza sociale nel
rispetto della propria avvenenza. La
paura si concilia con l’attraente fraternità
e l’appartenenza all’equanimità. Includiamo
la nostra fragilità per accoglierci
nella comunità rigogliosa dove
l’anima non ha identità. Nell’opacità
del degrado facciamo risuonare la
connivenza che ci consola. L’opera
illuminante di raccogliere il
sapore della marginalizzazione accende
i ricordi di
questa città, un tempo rifugio della
comunità meneghina, ora porte aperte ai
viandanti dei paesi e delle città confinanti. Antonio
Ricci