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venerdì 23 ottobre 2026

RABBIA SOCIALE E TEPPISMO
di Cataldo Russo
 

La violenza non si alimenta dal nulla, ma nasce dall’esasperazione
 
Gli atti vandalici ai negozi dei centri di Milano, Torino, Genova, Bologna e altre città, per le modalità in cui si sono svolti, mi sono sembrati azioni di professionisti dei disordini - blitz di infiltrati prezzolati (Cossiga docet) - piuttosto che l'opera di adolescenti alle prime esperienze di manifestazioni e cortei di protesta. Questo non vuol dire che tanti teenagers non vi abbiano preso parte e che non siano responsabili di alcuni dei danni che sono stati causati. Basti conoscere le dinamiche di gruppo delle azioni giovanili per rendersi conto che, il più delle volte, la loro implicazione negli atti di bullismo, violenza e danneggiamenti è più di tipo istintivo e goliardico che premeditato, anche se le conseguenze possono essere serie.
Cerchiamo di capire da dove nascano tanta rabbia e tanta violenza da parte di strati della popolazione sempre più ampi come studenti, camionisti, operai, contadini, coltivatori, impiegati, ecc. A mio avviso, tutto questo nasce dall’impossibilità di ricevere ascolto da parte delle istituzioni con le “buone”. Il potere troppo spesso si comporta come Ponzio Pilato: ti lascia parlare, si lascia anche insultare, magari ti regala pure un sorriso o una pacca sulla spalla, ma non dà risposte ai tuoi problemi. Anzi, aggrava con le sue scelte il tuo disagio, le tue difficoltà, la tua solitudine. E allora non rimane che reagire: mobilitarsi, sfilare, protestare, occupare, bloccare le strade, urlare la propria rabbia.



Quali sono state le risposte che uno dei governi più longevi della storia d’Italia ha dato ai problemi dei giovani, dei camionisti, degli operai, dei portuali, degli impiegati, degli studenti universitari fuori sede, dei piccoli commercianti? Zero. Anzi, meno di zero. Quello che ha dato con “allegra generosità” sono state leggi repressive, decreti limita libertà, divieti di ogni genere, DASPO, inasprimento delle pene e arresti preventivi. Con il Governo Meloni le condizioni di lavoro e di vita sono diventate sempre più difficili. Le scuole cadono a pezzi, la sanità pubblica viene depotenziata e progressivamente smantellata, la sicurezza sul lavoro è una chimera, gli affitti per gli studenti fuori sede sono saliti alle stelle, così come sono aumentati a dismisura i prezzi dei carburanti, del concime, degli alimentari e via discorrendo. I salari durante gli anni di questo governo sono rimasti pressoché immutati, ma il costo della vita in molti casi è più che raddoppiato. Persino la solidarietà, espressa con grande e strumentale generosità alle forze dell’ordine da parte dei partiti al governo, ha il sapore di una beffa.  



Le tensioni sociali si disinnescano, non si esasperano per creare rabbia, e non si criminalizzano a priori i giovani e i dimostranti al solo scopo di mostrarsi dalla parte della ragione. Soprattutto non si porta la popolazione alla fame con l’aumento sconsiderato dei prezzi dei generi di prima necessità, degli affitti, dei medicinali, dei carburanti, delle rette scolastiche, delle assicurazioni, fino a costringerla a reagire, per poi sguinzagliare nelle piazze e nelle strade le forze dell’ordine solo con compiti repressivi e non preventivi. In questo modo non si sta dalla parte della Polizia. Anzi, si agisce contro la sicurezza degli uomini in divisa, ai quali va spesso una solidarietà strumentale da parte di alcune forze politiche, utile solo ad aumentare il loro consenso elettorale.
L’esito di quello che è accaduto nelle grandi città italiane è l’effetto perverso di una politica ottusa, repressiva, accecata dall’odio di classe di stampo fascista, dove i potenti fanno quello che vogliono e gli altri devono soltanto obbedire. Le violenze di cui siamo stati testimoni a Milano, non solo da parte dei dimostranti ma anche da parte delle forze dell’ordine, sono destinate a ripetersi perché, quando si raschia il fondo del barile e sulle tavole non c’è nulla da mangiare, è inevitabile, con o senza leggi speciali, che le popolazioni si ribellino.