La violenza non si alimenta dal nulla,
ma nasce dall’esasperazione Gli atti vandalici ai negozi dei centri
di Milano, Torino, Genova, Bologna e altre città, per le modalità in cui si
sono svolti, mi sono sembrati azioni di professionisti dei disordini - blitz di
infiltrati prezzolati (Cossiga docet) - piuttosto che l'opera di adolescenti
alle prime esperienze di manifestazioni e cortei di protesta. Questo non vuol
dire che tanti teenagers non vi abbiano preso parte e che non siano
responsabili di alcuni dei danni che sono stati causati. Basti conoscere le
dinamiche di gruppo delle azioni giovanili per rendersi conto che, il più delle
volte, la loro implicazione negli atti di bullismo, violenza e danneggiamenti è
più di tipo istintivo e goliardico che premeditato, anche se le conseguenze
possono essere serie. Cerchiamo di capire da dove nascano
tanta rabbia e tanta violenza da parte di strati della popolazione sempre più
ampi come studenti, camionisti, operai, contadini, coltivatori, impiegati, ecc.
A mio avviso, tutto questo nasce dall’impossibilità di ricevere ascolto da
parte delle istituzioni con le “buone”. Il potere troppo spesso si comporta
come Ponzio Pilato: ti lascia parlare, si lascia anche insultare, magari ti
regala pure un sorriso o una pacca sulla spalla, ma non dà risposte ai tuoi
problemi. Anzi, aggrava con le sue scelte il tuo disagio, le tue difficoltà, la
tua solitudine. E allora non rimane che reagire: mobilitarsi, sfilare,
protestare, occupare, bloccare le strade, urlare la propria rabbia.
Quali sono state le risposte che uno
dei governi più longevi della storia d’Italia ha dato ai problemi dei giovani,
dei camionisti, degli operai, dei portuali, degli impiegati, degli studenti
universitari fuori sede, dei piccoli commercianti? Zero. Anzi, meno di zero.
Quello che ha dato con “allegra generosità” sono state leggi repressive,
decreti limita libertà, divieti di ogni genere, DASPO, inasprimento delle pene
e arresti preventivi. Con il Governo Meloni le condizioni di lavoro e di vita
sono diventate sempre più difficili. Le scuole cadono a pezzi, la sanità
pubblica viene depotenziata e progressivamente smantellata, la sicurezza sul
lavoro è una chimera, gli affitti per gli studenti fuori sede sono saliti alle
stelle, così come sono aumentati a dismisura i prezzi dei carburanti, del
concime, degli alimentari e via discorrendo. I salari durante gli anni di
questo governo sono rimasti pressoché immutati, ma il costo della vita in molti
casi è più che raddoppiato. Persino la solidarietà, espressa con grande e
strumentale generosità alle forze dell’ordine da parte dei partiti al governo,
ha il sapore di una beffa.
Le tensioni
sociali si disinnescano, non si esasperano per creare rabbia, e non si
criminalizzano a priori i giovani e i dimostranti al solo scopo di mostrarsi
dalla parte della ragione. Soprattutto non si porta la popolazione alla fame
con l’aumento sconsiderato dei prezzi dei generi di prima necessità, degli
affitti, dei medicinali, dei carburanti, delle rette scolastiche, delle
assicurazioni, fino a costringerla a reagire, per poi sguinzagliare nelle
piazze e nelle strade le forze dell’ordine solo con compiti repressivi e non
preventivi. In questo modo non si sta dalla parte della Polizia. Anzi, si
agisce contro la sicurezza degli uomini in divisa, ai quali va spesso una
solidarietà strumentale da parte di alcune forze politiche, utile solo ad
aumentare il loro consenso elettorale. L’esito di quello che è accaduto nelle
grandi città italiane è l’effetto perverso di una politica ottusa, repressiva,
accecata dall’odio di classe di stampo fascista, dove i potenti fanno quello
che vogliono e gli altri devono soltanto obbedire. Le violenze di cui siamo
stati testimoni a Milano, non solo da parte dei dimostranti ma anche da parte
delle forze dell’ordine, sono destinate a ripetersi perché, quando si raschia
il fondo del barile e sulle tavole non c’è nulla da mangiare, è inevitabile,
con o senza leggi speciali, che le popolazioni si ribellino.