Questo e-book pubblicato da Sur nel 2020, e acquistabile a 1,99 euro, può
essere una conveniente introduzione ai libri di Hubert Selby Jr, che
descrivono in uno stile aspro e sperimentalmente alternativo l’esistenza
abbrutita tra droga, sesso e violenza dei bassifondi nella New York degradata degli anni ’60-70. Tralala è un testo sconvolgente tratto daUltima
uscita per Brooklyn, romanzo che nel 1964 fu condannato per oscenità, ma
presto divenne un volume di culto della letteratura underground americana,
amato da artisti outsider come Allen Ginsberg e Anthony Burgess, Lou Reed e
Irvine Welsh, e infine adattato per il grande schermo nel 1989. Tralala
è il soprannome della protagonista della vicenda narrata, una giovane
prostituta dei quartieri bassi che vive di marchette, truffe e piccoli furti, calandosi
con incoscienza in una spirale di esperienze autodistruttive che la rendono
inevitabilmente vittima di un mondo bestiale. “Tralala
aveva 15 anni la prima volta che qualcuno se la scopò. Non ci fu vera passione.
Solo una distrazione. Se ne stava a ciondolare dal Greco con gli altri
ragazzini del quartiere. Senza niente da fare. Seduti lì a parlare. Ad ascoltare
il jukebox. Bere caffè. Scroccare sigarette. Tutto una palla micidiale. Disse
di sì. Nel parco. 3 o 4 coppie che si sceglievano un albero e un pezzo di
prato. In realtà non disse neanche di sì. Non disse niente”. Questo
l’esordio del racconto, brutale, reso con un ritmo sincopato, fatto di periodi
brevi e volutamente privi di connotazioni emotive. Alla concisione denotativa
delle prime pagine succede in finale un flusso di scrittura ansioso e
inarrestabile, privo di punteggiatura, denso di termini slang osceni, a
indicare il precipizio infernale in cui piomba la vita sempre più torbida e
malata della protagonista. Tralala in
apertura dell’episodio è ancora una bambina, con un fisico da donna e le tette
grosse. Inizia a fare sesso con i
ragazzi del quartiere per noia, con indifferenza, senza il progetto di intascare
soldi: “Lei qualcosa ci guadagnava sempre. La portavano al cinema. Le
compravano le sigarette. Andavano in pizzeria a mangiarsi qualcosa”. Poi
lentamente impara che concedendosi agli uomini all’aperto o nella cantina del
Wolffe Building, avrebbe ricavato di che mantenersi per una giornata. Nel trascorrere
dei mesi, la banda di emarginati raccolta intorno al bar Greco si inserisce in
giri più loschi e fruttuosi. Tralala viene reclutata per far da palo agli
scippi, ma quando si accorge di venire ingannata dai compagni, decide di
mettersi in proprio. Inizia ad adescare marinai e militari reduci dalla guerra
di Corea, li segue negli alberghi e li deruba dopo averli fatti ubriacare,
talvolta tramortendoli con oggetti contundenti: “Vaffanculo,
va’. Gli diede una bottigliata in testa. Gli svuotò le tasche e se la squagliò.
Tolse i soldi dal portafoglio e lo buttò via. Sulla metro li contò. 50 dollari.
Niente male. Mai avuto tanti soldi tutti insieme”. Gradualmente
Tralala prende di mira ufficiali pluridecorati, chiedendo compensi più elevati
o facendosi acquistare vestiti eleganti. Uno di loro si invaghisce di lei, e
prima di partire le lascia una lettera d’amore invitandola a raggiungerlo una
volta rientrato nella sua città. La ragazza si illude così di trovare qualcuno
che la mantenga, per non tornare allo squallore della vita precedente: “Quei marinai o soldatini sbronzi da quattro
soldi non facevano per lei. Eh no. Col cazzo proprio. Con i vestiti e le tette
che si ritrovava? Chi cazzo si credono di essere quei poveracci. Dovrei
andargli a sputare in faccia, brutti puzzoni. Merda!” In realtà non riesce a liberarsi
dall’alcol e dall’abiezione sempre più avvilente. Torna a frequentare i sordidi
bar dell’adolescenza, derisa umiliata e
malmenata dagli avventori: “quei baracci lì pieni di ladruncoli, spaccini,
papponi, travestite e aspiranti teppisti cominciarono a cacciarla via e il
linoleum diventò legno e poi si coprì di segatura e lei si ritrovò china sopra
una birra in una bettola davanti ai moli, a ringhiare e imprecare contro ogni
figliodiputtana che le aveva rovinato la vita, e se ne andava con chiunque la
guardasse o le desse un posto dove dormire”. Le
ultime dieci pagine del racconto sono difficili da sostenere anche oggi, dopo
sessant’anni, benché la letteratura e il cinema contemporaneo ci abbiano
abituato a pesanti scene di prepotenza e trivialità. L’autore
descrive in una sorta di automatismo verbale le ultime ore di vita della protagonista,sbattuta
fuori da un bar mentre dà in escandescenze, infilata in un’automobile e portata
in un quartiere buio dove viene violentata a turno da decine di uomini, sotto
gli occhi di una fila di spettatori divertiti ed eccitati, fino a essere
ridotta a un cencio sanguinante e irriconoscibile. La profanazione indecente del
suo cadavere chiude il tragico racconto con distaccata freddezza.
Hubert Selby Jr. (New York 1928-Los Angeles 2004),
cresciuto in una famiglia operaia e arruolatosi giovanissimo nella marina
mercantile americana in Germania, contrasse la tubercolosi e dovette
trascorrere anni tra ospedali e varie operazioni, diventando dipendente da
morfina, dalla cui schiavitù non riuscì per molto tempo a liberarsi. Dopo aver
intrapreso i lavori più umili, spesso costretto a letto per le malattie
polmonari che non gli davano tregua, diventò scrittore per caso, su
incoraggiamento di amici che lo spinsero a proporre alcuni testi a importanti
riviste newyorkesi. La sua prosa diretta e autentica si misurava con
l’esistenza degli emarginati con cui aveva condiviso tragiche esperienze di
droga e violenza negli anni giovanili. L’incontro con la moglie Suzanne regalò
più stabilità alla sua vita: trasferitosi con lei a Los Angeles, si costruì un
baluardo familiare di quattro figli e undici nipoti. Oltre a Ultima uscita
per Brooklyn, altri suoi famosi romanzi furono The room, The Demon e
Requiem per un sogno.
Hubert Selby Jr
Tralala Sur ed. - Roma 2020 Traduzione di Martina Testadi