ELEZIONI USA E INTERNAZIONALE PER LA PACE di Franco Astengo
Vance: “Perso per
colpa della guerra”.Questa frase pronunciata dal vice-presidente americano
alla notizia del disastroso (per Trump e per il GOP) esito elettorale del
martedì di mid-term si era persa nella ridda di dichiarazioni e commenti
seguiti “a caldo” all’annuncio dei dati. Nelle ore successive questa presa di
posizione è stata valutata ed ormai emerge come il punto di apertura di un
confronto all’interno dell’area della destra statunitense (e mondiale) assieme
alla presa di distanza da Trump da parte dei corifei dell’ideologia MAGA.Il punto sollevato da
Vance però riguarda direttamente anche i settori democratici e progressisti ben
oltre gli USA (dove la convivenza tra radicali e moderati ha funzionato in base
alla comune collocazione di opposizione: la costruzione di una identità di
governo sarà ben altra cosa. Ed anche questo aspetto riguarda l’Europa attesa,
fin dal 29 novembre in Spagna, a prove elettorali di grandissimo rilievo).
La questione sospesa tra “pace e guerra” si rivela, come
sempre nella storia, quella dirimente tra progresso e arretramento: questo è il
primo caposaldo che è necessario stabilire come riferimento teorico. L’altro riferimento è quello dell’internazionalismo: così è
tornato a definirlo (forse con una terminologia “d’antan”, superando quello di sovranazionalità).
Andrea Ruggeri nel suo più recente lavoro pubblicato qualche settimana fa da
Donzelli e titolato “Nazionalismo e Internazionalismo, ragioni e significati di
una scelta politica”. Tornando al voto USA ci sarebbe da riflettere su di un punto:
non è detto che il voto a valanga per i democratici in particolare in Stati
tradizionalmente ostici come il Texas sia stato un voto direttamente
progressista (e lo dimostra la freddezza dell’area MAGA). A Trump può essere
imputata, da parte di questi settori politici e culturali, la scelta della
guerra come abbandono della linea Make America Great Againe quindi di una visione “sovranista” del ritorno alla
pace. Un particolare, questo, cui prestare attenzione. Lasciando perdere i facili entusiasmi allora il tema della
pace può diventare il punto d’appoggio per una ripresa progressista, al di là e
al di qua dell’Oceano se si riesca a portare l’impegno per la pace come
scrive Ruggeri nel suo saggio: “ una
necessità internazionalista non una nostalgia, ma
una scelta su quale internazionalismo costruire” e aggiunge “ Una possibilità internazionalista
esiste ancora ma non si realizzerà da sola: richiede persone disposte a
scegliere quale leva azionare e , prima di tutto, la volontà di riconoscere che
i binari sui quali ci muoviamo non sono gli unici binari possibili. Scegliere il binario della pace rappresenta il messaggio
più importante che l’esito elettorale USA invia ai progressisti e democratici
in Europa e oltre l’Europa.