PENSIERI AGOSTANI
di Angelo Gaccione
Tutto serrato. Tutto esaurito.
Tutto serrato (o quasi). Lungo i due lati dei marciapiedi il breve
tratto del Corso Lodi che percorro fino alla metropolitana, è una linea
ininterrotta di saracinesche abbassate e di tapparelle chiuse. Un bar e una
gelateria (gestiti da cinesi e srilankesi) sono i soli esercizi aperti. Ai
tavolini esterni siedono rari avventori, turisti e qualche anziano. Il traffico
rabbioso che assedia il Corso nelle due direzioni, tace. Rarissime le auto
parcheggiate e tutto mi appare più ampio, più esteso. Incrocio solo un paio di
giovani stranieri in sella a motocicli elettrici silenziosi che vanno a
consegnare cibo a domicilio: sono le 15 e qualche minuto, ma in città si mangia
ad ogni ora. Poco più avanti, un giovane alto, più vecchio della sua età e
trasandato, mi chiede del denaro. So perché me lo chiede, e rifiuto: non voglio
alimentare il mercato mafioso della droga. È uno dei tanti clienti degli
spacciatori del bosco di Rogoredo. Luogo che le istituzioni lasciano da tempo
prosperare, come non muovono un dito contro i piccoli teppisti che importunano
con tracotanza i viaggiatori sul piazzale della stazione Cadorna nel cuore
della città. Non ne sanno nulla della città vera coloro che la amministrano a
vari livelli; non la percorrono, non la vedono, soprattutto non la amano.
È il pomeriggio del 15 agosto e questo vuoto, questo denso silenzio, è del tutto naturale. Mai, in una giornata normale, una coppia di tortore avrebbe osato venire sul nespolo del mio cortile e baciarsi con una tale delicatezza; e poi il maschio mettersi a saltellare contento, indisturbato, sul muretto vicino alla mia finestra. È la controra, come diciamo nel Sud con una bellissima negletta parola, quando tutto si ferma; tutto tace e si ode solo il frinire delle cicale. In realtà la modernità ha abolito il silenzio ovunque, ed io ne sono consapevole. Tuttavia, bisogna essere temerari per uscire di casa a quest’ora. Il display del mio telefonino segna 39° gradi sul mio lato in ombra, ma sul lato opposto, dove il sole picchia di brutto, i 40° sono di sicuro superati. È per questo che mi infilo in metropolitana e faccio le due fermate fino a Piazza Missori.
Mi attende il concerto di Ferragosto presso il Santuario di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso, la Gesa di spos, che va pronunciato spus. La chiesa degli sposi: ma chi si sposa più? E in fondo è un bene, visto che la crisi dei matrimoni dal settimo anno è precipitata al settimo mese.
Suona il Quartetto Vanvitelli nel Santuario di Corso Italia,
e suona Scarlatti e Haendel. Faccio a piedi il tratto di Corso Italia, il tram
è previsto in 22 minuti e io ci arriverò in meno di 10. Sono felice di vedere
che c’è già una discreta fila davanti al cancello, malgrado il sole
implacabile. Sul lato in ombra altrettanta gente in attesa, molti anziani,
alcuni turisti, pochissimi giovani, ma è un classico. Un signore in carrozzella
viene issato a braccia: deve amare la musica in modo intenso e lo spettacolo mi
commuove.

Myriam Poli

Tutto esaurito, avverte il cartello, e questo mi provoca un moto di orgoglio per come questa città risponde sempre. Segno che Myriam Poli e Gabriella La Morra dell’Associazione Culturale La Cappella Musicale devono aver fatto, come sempre, il loro prezioso lavoro di organizzatrici con acribia e con puntiglio, per il successo della XX edizione del Festival internazionale di Musica antica Milano Arte Musica. Non ci riflettiamo quasi mai, ma non dovremmo dimenticare che dietro ogni servizio che ci viene garantito, ogni dono piacevole che ci viene offerto, c’è il lavoro, la cura, il sacrificio e la passione di persone fisiche come loro.
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| Gabriella La Morra |








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