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martedì 1 settembre 2015

LA RIVOLUZIONE PERMANENTE DELLA MODA
di Angelo Gaccione


Gli uomini della mia generazione portavano toppe ai pantaloni; spesso capitava di vederne anche su quelli di noi ragazzi. Erano i segni della povertà e il risultato del passaggio da un fratello all’altro di indumenti e vestiari. Probabilmente qualcuno se ne vergognava e oggi nessuno di loro indosserebbe pantaloni con rattoppi e vistosi squarci, come quelli imposti dall’industria della moda a giovani completamente privi di senso critico e di buon gusto. Ragionando col filosofo Fulvio Papi, qualche tempo fa, a proposito del carattere continuamente mutevole della moda, gli ho fatto rilevare come essa rappresenti bene l’essenza del capitalismo nella sua “rivoluzione permanente”. Se ci pensate, la moda è l’unica rivoluzione permanente. Una rivoluzione che non genera sangue ma profitti. Ed è arrivata ad un punto tale di condizionamento collettivo, da imporre indumenti stracciati a prezzi che non lo sono. Regalando persino qualche momento di illusoria felicità ai propri acquirenti-devoti. Abbiamo convenuto che il capitalismo ha vinto su tutta la linea e che può imporre qualsiasi tipo di merce, ad un mercato conformistico e sempre più omologato, anche la più discutibile e aberrante. Sono sempre più convinto che il consumismo, in fondo, non è altro che il trionfo del cassonetto della spazzatura, e dell’inutile.