Pagine

mercoledì 9 novembre 2016

PROFESSORI E FASCISMO
di Carlo Sini
Carlo Sini

Una nota del filosofo Carlo Sini

Nel 1926 si tenne a Milano un Congresso della Società Filosofica Italiana, organizzato da Piero Martinetti che ne fu anche il presidente. Il Congresso riuniva di fatto i professori universitari che si opponevano al fascismo già allora trionfante. Tra i relatori, oltre a Croce e a Martinetti, Bernardino Varisco, Giuseppe Rensi, Ernesto Bonaiuti, Giuseppe Antonio Borgese e altri ancora. Il rettore dell’università milanese, istigato dai fascisti, sospese d’autorità il convegno, semplicemente revocando la concessione degli spazi per i lavori. Questo intervento inaudito, che in pratica vietava l’espressione, anche equilibrata, serena e non faziosa, di ogni critica al regime e ai suoi principi, fu l’atto d’inizio della censura fascista nei confronti dell’intera cultura e del libero pensiero. Il coronamento di questo processo autoritario e oscurantista fu il ben noto provvedimento del 1931 che imponeva ai professori delle università italiane il famigerato giuramento di fedeltà al regime fascista. Chi non giurava veniva licenziato. Si sa che a rifiutarsi di giurare furono solo dodici professori su 1225 docenti di ruolo, cioè l’uno per cento. Tra i dodici, oltre a Martinetti che dichiarò incompatibile l’insegnamento della filosofia con giuramenti ideologici di ogni specie, e a Bonaiuti, c’era il fior fiore degli studiosi italiani, come lo storico Gaetano De Sanctis, lo storico dell’arte Lionello Venturi, il fisico Vito Volterra, il chirurgo Bartolo Negrisoli. Dodici nomi che salvarono la dignità dell’università italiana. Questi nomi, disse Ignazio Silone, avrebbero dovuto essere ricordati in ogni ateneo dopo la riconquista della libertà civile e politica.

La targa con i nomi dei magnifici 12 
opera della giovane artista Erica Tamborini

Di fatto solo oggi, dopo quasi novant’anni, per la prima volta l’auspicio di Silone trova piena realizzazione presso il Centro Internazionale Insubrico C. Cattaneo e G. Preti dell’Università di Varese. Il pomeriggio del 27 ottobre, alla presenza del Magnifico Rettore, del Sindaco di Varese e di altre autorità, è stata apposta una lapide con i dodici magnifici nomi. L’occasione è stata fornita dal Congresso internazionale dedicato a Piero Martinetti presso l’Università dell’Insubria il 26 e 27 del mese scorso, organizzato da Fabio Minazzi, che è anche il curatore del  volume Filosofi antifascisti (Mimesis 2016): preziosa ricostruzione del congresso del 1926, delle sue relazioni mai prima stampate e di tutte le recensioni e le reazioni della stampa dell’epoca, compreso un violento intervento di Giovanni Gentile sul “Popolo d’Italia”.

Il testo della targa è opera del prof. Fabio Minazzi


UNA NOTA DI GIORGIO COLOMBO
SULLA LAPIDE DEI PROFESSORI A VARESE

Mario Carrara

Caro Angelo,
Grazie delle foto e del pezzo di Sini, al quale vorrei aggiungere una piccola nota: il secondo nome indicato nella lapide riprodotta è quello di Mario Carrara, allievo e apprezzato assistente di Lombroso di cui sposa la figlia Paola. Alla morte di Lombroso assume la direzione del museo e l’incarico di Antropologia criminale. Nel 1931 rifiuta di prestare il giuramento di fedeltà al regime fascista (su oltre milleduecento accademici, soltanto dodici opposero questo rifiuto), venendo così privato della cattedra e della direzione del Museo. Tra il 1936 e 37 viene rinchiuso per tre mesi in carcere per sospetta attività antifascista. Si ammala. Muore nello stesso anno. L’attività della moglie Paola Lombroso Carrara è ben nota, sia come fondatrice del Corriere dei Piccoli e delle Bibliotechine rurali, sia per la sua attività antifascista. Mi sembra opportuno sottolineare  questi dati per allontanare il nome di Lombroso da qualsiasi collusione con il razzismo fascio-nazista, col quale viene (o veniva) a volte connesso. 
Giorgio Colombo