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mercoledì 9 novembre 2016

Grandi anime collettive…
di Chiara Pasetti

Ramain Rolland

Io mi occupo di emozioni, scrivo di emozioni, e soprattutto vivo di emozioni; e tuttavia non so descrivere in questo momento come mi sento di fronte alla vittoria di Donald Trump alle Presidenziali USA. Confesso che mi sento piccola piccola, inadatta a esprimere un parere sensato e “ragionato” (anche perché non mi piaceva nemmeno Hillary, e scusate ma chissenefrega se è donna! Non era certo un valido motivo, da donna appunto, per preferirla a Trump, e gli altri erano forse giusti, ma deboli), quindi devo ammettere che sono solo sconcertata e ancora una volta preoccupata per il destino nostro e dei nostri figli. Mentre cerco di distrarmi da queste, cupe, riflessioni, apro un libro bellissimo di Romain Rolland, dimenticato e in Italia pochissimo letto scrittore Premio Nobel per la letteratura nel 1916: I tre lampi e altri racconti, a cura di Giovanna Zavatti, ed. Booktime. In prima pagina, dove si ricorda il suo grande impegno etico, politico, culturale, il suo senso della fratellanza e l’indipendenza da dogmatismi e ideologie, viene citato un suo articolo del 1914 intitolato “Al di sopra della mischia”, in cui si rivolgeva «agli intellettuali dei Paesi belligeranti che usavano la loro penna e la loro parola per giustificare e propagandare la politica del loro Paese». Riporto dunque, per i lettori di Odissea, che nel senso più bello e meno “snob” del termine sono intellettuali, le parole di Romain Rolland, che mi sembrano il miglior commento a ciò che sta succedendo in America, e nel mondo intero.
In ogni Stato la ragione, la fede, la poesia, la scienza sono mobilitate e sono al servizio degli eserciti. Ma tutti noi, artisti e scrittori, preti e filosofi di ogni patria abbiamo un altro compito: anche nel corso di una guerra è un delitto per un’élite compromettere l’integrità del proprio pensiero. È vergognoso vedere un’élite al servizio di una puerile e mostruosa politica razziale. L’umanità è una sinfonia di grandi anime collettive, chi non è in grado di comprenderla e d’amarla se non distruggendo una parte dei suoi elementi, dimostra di essere un barbaro.
Mi affido dunque a queste parole, e a quelle di altri grandi, per cercare di «vedere, sentire, comprendere» (Octave Mirbeau). Tutto il resto è silenzio.