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giovedì 30 maggio 2019

GRECHETTO


La Sala del Grechetto
con il ciclo di Orfeo alle pareti


Una mostra un trasloco
Destini della sala del Grechetto di Palazzo Sormani 
a Milano

Mercoledì 5 giugno 2019 ore 18
presentazione del libro di Alessandro Morandotti
pubblicato dalla Casa Editrice Scalpendi

Con l'autore ne parleranno
Giorgio Panizza e Stefano Zuffi


La copertina del libro

Il libro è una riflessione critica su una vicenda che investe la storia del patrimonio artistico della città. Si affronta il destino di uno dei più straordinari cicli pittorici a soggetto naturalistico nella storia dell’arte europea del Seicento, di fondo una sorta di incredibile diorama botanico-zoologico destinato ad illustrare specie animali e vegetali provenienti da tutto il mondo, a lungo ritenuto opera del grande pittore genovese Giovanni Benedetto Castiglione, il Grechetto (Genova 1609 – Mantova 1664).
In funzione della sua valorizzazione, il Comune di Milano ha promosso ora una mostra, aperta tra marzo e luglio 2019 (Il meraviglioso mondo della natura), trasferendo a Palazzo Reale le oltre 20 tele che tappezzano senza soluzione di continuità la sala in cui sono collocate fin dai primissimi anni del Novecento: la cosiddetta Sala del Grechetto in Palazzo Sormani, l’edificio tardo-barocco sede dal 1956 della Biblioteca Civica.
Benché concepito verso il terzo quarto del Seicento per Palazzo Visconti, poi Lunati, poi Verri, in Contrada Monte Napoleone, il ciclo è stato rimontato nella sede attuale per volontà della famiglia Sormani, eredi dei Verri, con un’operazione di ridimensionamento e di raccordo ormai parte della consolidata storia conservativa di quel complesso di tele.
Lo spostamento nella Sala delle Cariatidi per un’occasione espositiva che fa discutere è avvenuto, non senza complicazioni (visto che si tratta di 200 mq di tele, in qualche caso di oltre 5 metri di altezza), nella prospettiva di trovare dei fondi per un restauro e al contempo per valutarne il trasloco definitivo in altro edificio. Il libro restituisce la posizione dell’autore su questa vicenda museografica delicata, a lui molto cara, intervenendo nel dibattito quanto mai attuale e scottante.
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