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sabato 1 maggio 2021

LETTERA DEL 1° MAGGIO 2021



Giuseppe Denti 2021

Care e cari,
Questo è il secondo 1° maggio al tempo della pandemia, che ha peggiorato le condizioni del lavoro e del non lavoro. Aumentano le disuguaglianze, con i ricchi che diventano più ricchi e il 90/99% delle persone che si vede il suo reddito ridursi drasticamente. La povertà dilaga e travolge milioni di persone. L’Italia è tra i paesi europei che soffre maggiormente nella polarizzazione tra ricchezza e povertà. È davvero difficile celebrare la “Festa” del 1° Maggio in questo tempo drammatico doloroso duro e difficile. Ricordare le vittime della pandemia e la violazione continua del diritto alla salute e ricordare le vittime del lavoro sfruttato e umiliato, insicuro e precario: è atto doveroso e impegnativo, che deve essere finalizzato a prendere consapevolezza della necessità di riprendere le lotte per i diritti fondamentali come sanciti dalla nostra Costituzione.
La nostra Costituzione repubblicana, frutto della Resistenza antifascista e del movimento democratico di liberazione dal nazifascismo, che abbiamo festeggiato il 25 Aprile, stabilisce, in termini chiari e precisi, i principi e gli obiettivi per la tutela e la promozione delle persone, della loro dignità e dei loro diritti, nel lavoro e nella società, e la funzione sociale della proprietà sia pubblica che privata. Riprendere l’impegno civile e le lotte sociali è l’unica strada per riconquistare quei diritti fondamentali, conquistati negli anni 60-80 del secolo scorso da un ampio e deciso movimento di lavoratori e cittadini (Statuto dei lavoratori, contratti e salari dignitosi, salute e istruzione, parità di genere ecc.) e che nel corso degli ultimi trent’anni sono stati tolti o ridotti.
Il contrattacco padronale e delle classi dirigenti contro i diritti e le condizioni del lavoro e dell’ambiente è proseguito con feroce accanimento. Un capitalismo liberistico e finanziario, sempre più rapace e distruttivo, domina a livello globale e mercifica tutto, viola i diritti fondamentali della persona e della dignità del lavoro, sconvolge l’equilibrio ecologico e mette a grave rischio la sopravvivenza stessa degli esseri viventi sul nostro pianeta.
 Prevale sempre di più il lavoro precario, a tempo, ad ora, ad libitum del padrone, atomizzato e frastagliato, insicuro e senza protezioni, sottopagato ed anche addirittura gratuito. E se si aprono gli occhi sulle condizioni reali dei  lavoratori immigrati, ghettizzati e invisibili, ci si rende conto della diffusione di vere e proprie forme di schiavismo.
Lo sfruttamento e la mercificazione del lavoro e in particolare di quello necessario e vitale per l’interesse generale e per le comunità ad ogni livello e per le persone, hanno raggiunto un punto di assoluta insostenibilità. La pandemia ha definitivamente strappato il velo del cinismo e dell’ipocrisia. E di fronte a noi, se si continua così, c’è solo il baratro.



Occorre riprendersi e rialzarsi, e dalla base provare a cambiare rotta in modo radicale, convinto e determinato, per l’eguaglianza e la giustizia sociale e ambientale, per la democrazia costituzionale, fondata su un sistema proporzionale e plurale nella rappresentanza, partecipata e diretta nel controllo dal basso. Ci aiuta la nostra Costituzione: da attuare, e non violarla più. E intenderla come una vera e propria bussola per il presente e il futuro. Questa, secondo me, è la strada maestra per sconfiggere il capitalismo sfrenato e feroce e per migliorare la persona e la società.
Buon 1° Maggio!
Giuseppe Natale
[presidente ANPI Crescenzago]