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martedì 8 febbraio 2022

MEMORIA CONDIVISA



Dieci febbraio: quale ricordo?
 
Dagli anni ’90 è diventato dominante nel dibattito politico nazionale l’assillo per la memoria condivisa. Ricompare allora in Italia il tema delle foibe e delle “atrocità comuniste titine”. Vengono così recuperati viete modalità e falsi miti della propaganda fascista d’epoca. Ci sono voluti alcuni anni, e cospicui finanziamenti pubblici, e nel marzo del 2004 - con il governo Berlusconi e un largo consenso bipartisan - si è arrivati ad approvare una legge sul “Giorno del Ricordo”, nota a tutti come la giornata delle foibe e dell’esodo.
È questo un clamoroso esempio di come legalmente si possa mistificare la storia. Prendiamo l’articolo 2, comma 3, della succitata legge: “Agli infoibati sono equiparati a tutti gli effetti gli scomparsi e quanti nello stesso periodo e nelle stesse zone sono stati soppressi mediante annegamento, fucilazione, massacro, attentato, in qualsiasi modo perpetrati”. Insomma, bisogna far dimenticare che nei Balcani negli anni ’40 era in corso una guerra di liberazione contro la feroce invasione nazifascista. Fa comodo avere una legge che assimili agli “infoibati” tutti i morti e gli scomparsi di quell’epoca di guerra. In tutta Europa nel dopoguerra ci furono decine di migliaia di vittime delle vendette contro fascisti, nazisti e collaborazionisti: è l’esito tragico di ogni moderna guerra totale. Perché solo in Italia ci vuole un Giorno apposito che faziosamente le ricordi?
Non una parola sulle stragi, le violenze e i crimini perpetrati dall’esercito italiano e dai suoi alleati sul confine orientale. Non si ricordano le deportazioni di donne, anziani e bambini in decine di campi di concentramento. Non una parola sui paesi e villaggi saccheggiati e bruciati per rappresaglia dai nostri soldati. Meglio tacere anche sulla triestina Risiera di San Sabbadove i nostri alleati nazisti bruciavano gli slavi nei forni.
Perché non ricordare un ventennio di “bonifica etnica”, con il divieto di usare la lingua croata o slovena, l’italianizzazione forzata dei cognomi, l’epurazione del clero cattolico slavo e l’impossibilità di esercitare attività economiche per i “non italiani” definiti “allogeni”?
Con il 10 febbraio si promuove invece il mito della pulizia etnica per far credere che quelle persone furono perseguitate e infoibate solo “in quanto italiane”. Non si ricorda che decine di migliaia di militari italiani dopo l’8 settembre 1943 hanno combattuto con l’esercito di liberazione jugoslavo contro i nazifascisti. Si sa, ma non si ricorda, che migliaia di soldati italiani sono stati salvati dalla deportazione in Germania dai partigiani slavi e nascosti dalla popolazione croata e slovena. Non si ricorda che rappresentanti italiani erano eletti nel parlamento comunista jugoslavo.
Si parla poi dell’esodo come fosse una tragedia solo italiana e si dimenticano le decine di milioni di profughi e rifugiati in tutta Europa durante la guerra e dopo il 1945. Si enfatizzano episodi e disagi patiti dagli esuli all’arrivo in patria. Vittimisticamente si ignora il contesto di distruzione post-bellica in cui si viveva in Italia. Si dimenticano i tanti provvedimenti a favore degli stessi profughi, tra cui le misure di sostegno economico e le agevolazioni nel trovare loro casa e lavoro.
Anche la data del 10 febbraio è stata scelta per cancellare il ricordo di quanto realmente accaduto quel giorno del 1947 in cui a Parigi veniva firmato il trattato di pace e l’Italia pagava il conto per una guerra voluta dalle farneticazioni imperial-nazionalistiche del fascismo. Una ideologia totalitaria al servizio di potentati economici che ora rialza la testa con i suoi variegati eredi, in nome di una necessaria italianità condivisa e perfino riabilitando il corporativismo e il razzismo, come già a Fiume insegnava nel 1919 Gabriele d’Annunzio.
                           
[Aned e Anpi]
Movimento Nonviolento Brescia