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martedì 28 giugno 2022

MATER SEMPER CERTA DIRITTO ALL’ABORTO
di Gabriella Galzio

 

Dopo quattro mesi di martellamento continuo sulla guerra, non una voce si è levata finora sulle pagine di Odissea sul pronunciamento della Corte suprema americana in materia di aborto; grave non solo perché consegna metà degli Stati Uniti (quelli conservatori) e 70 milioni di donne (più della popolazione italiana) a una regressione senza precedenti, ma perché rovescia sulle cittadine americane “l’onere della prova”, ossia l’onere di dimostrare di aver subito incesto o stupro, nonché di aver subito un’interruzione di gravidanza di natura spontanea. Se poi consideriamo il vento reazionario clerico-fascista che spira nel nostro paese unitamente all’atteggiamento prono agli Stati Uniti del nostro governo, dovremmo entrare in allarme rosso rispetto al rischio di importazione di simili oscurantismi; tanto più se nel conto mettiamo anche le nostre regioni di centro-destra che chiedono “l’autonomia differenziata”, autonomia sanitaria in testa (poiché ricca), oltre quella che già hanno, che ha già dato i suoi velenosi frutti in termini di ostruzionismo nelle procedure di accesso all’aborto ambulatoriale.
Ma il silenzio di Odissea (che pure considero dotata di onestà intellettuale) mi fa ricordare il Bergoglio antiabortista (molto citato invece come antimilitarista) o anche il Pasolini cattolico (altrimenti lucido intellettuale) per il quale l’aborto equivaleva alla “legalizzazione dell’omicidio”. Di che natura è dunque questo silenzio? A mio avviso nasce da una visione produttiva e politica oscurata della sua parte “riproduttiva”, che pure è la premessa e la garanzia per il mantenimento della prima. Ben lo sapeva il “nostro Duce” che favoriva la natalità per ottenere il risaldarsi della “stirpe” guerriera. Ed ecco che sotto il fascismo politiche antiabortiste e politiche militariste erano felicemente saldate insieme. Com’è che oggi questo nesso non lo si vede? Come mai gli Stati Uniti campioni di liberalismo (anche nell’uso delle armi) sono così restrittivi nel controllo delle nascite? Semplice: perché - a dispetto dell’ipocrita retorica pro-life che anche molte donne si bevono - controllo “riproduttivo” (cui è preposta la Chiesa) significa mantenimento della patrilinearità, che è la dorsale su cui regge la trasmissione del capitale. Chi avesse qualche dubbio in proposito vada a farsi un ripasso del vecchio diritto di famiglia italiano in auge fino a tutto il 1975: morto il marito, la donna non ereditava nulla, e il figlio poteva tranquillamente sbatterla fuori di casa. Da allora è passato mezzo secolo, ma la mentalità patriarcale più o meno inconscia è ancora tale da imporre il cognome del padre per default, e da lasciare inalterato il dettato costituzionale che recita la famiglia patriarcale essere “famiglia naturale”, quando le madri sono esautorate persino nel nome. Mater semper certa era detto dalla notte dei tempi, poiché la vera famiglia naturale poggia sulla dorsale matrilineare (nome compreso). E quelle matrilinee erano organizzate socialmente in reti di mutuo soccorso, dedite alla distribuzione e non all’accumulazione. Ancora nelle società contadine se ne conservavano echi, quando le donne si passavano l’un l’altra il lievito madre. Storicamente le donne sono state esautorate e defraudate della titolarità e dignità della maternità, perdendo il duplice diritto di creare una famiglia e fondare una società, vero è che la “ragazza madre” di per sé è ancora considerata una disgraziata, una madre di serie B, senza tutele (patriarcali). Deprivate della titolarità della maternità, le donne sono state terreno di conquista nel nome e nel corpo (dal matrimonio al divieto di aborto).



Chi voglia considerarsi di sinistra oggi non può più ignorare tutto questo. Le vecchie utopie non sono più riproponibili, non perché fallite alla prova di realtà, ma perché orbe e monche del nesso che esiste tra imposizione della dorsale patrilineare e trasmissione del capitale, entrambe espressione di una medesima volontà di dominio. Per formulare un nuovo progetto di civiltà bisogna svecchiare le proprie categorie cognitive e abbracciare nuovi paradigmi, rischiare di perdere rassicuranti certezze e comode alleanze. In una visione sistemica società-economia-politica-cultura (religione) devono essere riconcepite nel loro insieme, non pensiate di andare lontano, se una di esse rimane al palo!