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mercoledì 30 novembre 2022

Libri
LA PIAZZA LETTERARIA DI VALESIO
di Barbara Carle


Paolo Valesio
 
Il Testimone e l’Idiota è il diciottesimo volume di poesia di Paolo Valesio. Il fitto libro di 278 pagine è incorniciato da una prefazione di Alberto Bertoni, una postfazione approfondita di Anna Maria Tamburini. È diviso in tre parti: Prima parte. I due solitari, Seconda parte. La Voce, Terza parte. La Fiamminga. La prima è fatta di due prospettive che non s’incontrano e sembrano isolate ognuna, infatti solitarie, ma contigue nello spazio del libro. Nella seconda parte, entra La Voce che parla separatamente ad ognuno, mai a tutti e due insieme. Nella terza entra il terzo personaggio, la Fiamminga che scambia mail e telefonate con ognuno separatamente ma che non può sentire la Voce. Si conclude con l’Epilogo dove i tre personaggi s’incontrano a Parigi sotto la statua di Maupassant al Parc Monceau per la prima volta, parlano brevemente e poi ciascuno va per conto suo. Questa sarebbe una piccola pièce teatrale. Generalmente i testi sono brevi ma la forma cambia. La prima ha dei “monologhi” mentre le altre due hanno dialoghi corti, ma a volte sono più lunghi di alcune pagine. Se dovessimo definire la forma, avremo difficoltà, ci sono poesie, “proesie,” dialoghi, scene teatrali. Ci sono molte citazioni, proverbi, e detti in inglese. Ci sono brani in francese, locuzioni in latino e parole in spagnolo che rafforzano il plurilinguismo e lo stile misto. Troviamo una frase da Don Giovanni di Mozart e ripetuti riferimenti a compositori e canzoni arricchiscono la tavolozza. Si cita C. G. Jung e il Bhagavad-Gita. La forma si trasforma; è dinamica come il pensiero. Non si possono negare i temi religiosi, gli interrogativi sulla fede, la speranza, la morte, il bene, il male e altri argomenti ancora, l’umorismo, l’ironia, i giochi di parole e così via, ma, a mio avviso, uno dei fili conduttori si trova nelle citazioni. Sarebbe dunque una messinscena della letteratura. Ungaretti, Valéry e Di Biasio tra altri hanno scritto sul fatto che la poesia consiste in una riscrittura di altri testi, nell’ascoltarli, commentarli, riscriverli, rifiutarli; lo scrittore è lettore e fa parte del grande coro di citazioni. Si comincia con una citazione di Shakespeare, che poi viene citato altre sei volte sempre in epigrafe. Attraverso il libro troviamo più di cinquanta citazioni, non sempre in epigrafe. Alcune volte le troviamo nel corpo della poesia. Altre volte un titolo è una frase come Numquam deorsum (citato da D’Annunzio) De Amicitia (Cicerone), o l’inversione del titolo di De Rerum Natura di Lucrezio in Duologo De Natura Rerum. Altre volte ci sono quasi doppie citazioni come in La minaccia dove l’Idiota sente la Voce dire: “Ti uccido”. E poi l’Idiota cita un passo da Simone Weil: “Uccidere col pensiero/tutto quel che si ama; è la sola maniera di morire. / Ma solo quel che si ama”. Si nota qui la riformulazione di una frase celebre di Oscar Wilde in The Ballad of Reading Gaol: “Yet each man kills the thing he loves”. L’Idiota si interroga sulla frase della Weil: “Cosa vuol dire lei – cosa vuol dire?” Ci offre una possibile spiegazione e sembra trattarsi di uccidere luoghi, abitudini, ruoli e maschere per passare a “territorio nuovo” (Valesio 130). Altre volte si tratta di riferimenti o dediche che in qualche modo nascondono la citazione come in Corale a pagina 136. Questa poesia è dedicata a Leopardi e l’Idiota recita una sua versione del Dialogo di Federico Ruysch e le sue mummie dalle Operetti morali: “Tutti i morti son pieni di speranza/Cantano boccaperti in coro universale”. Questa poesia, come molte altre, è piena di ironia e umorismo; ci coinvolge nella conversazione tra l’autore e Leopardi. L’altro tipo di citazione che troviamo si produce quando l’autore cita un suo libro precedente come Avventure dell’Uomo e del Figlio, del 1996 o Esploratrici solitarie, 2018, il libro che precede Il Testimone e l’Idiota.

Paolo Valesio

Se qualcuno volesse dubitare di questa mia chiave di lettura, il fatto che troviamo una poesia intitolata La citazione nella terza parte potrebbe convincerlo. Lo scritto a pagina 165 consiste in un breve scambio tra l’Idiota e la Fiamminga su una citazione inserita nel corpo della poesia dallo Pseudo-Dionigi. La Fiamminga fa la citazione e si aspetta la reazione dell’Idiota. Lei lo incita a pronunciarsi chiaramente sul detto religioso filosofico. L’Idiota rifiuta: “un decidere/ che si presenta come un recidere” (165). Vale a dire una premessa manichea fatta di due opposti estremi. Incalzato dalla Fiamminga ad essere più chiaro lui spiega che può concepire e capire opinioni contrarie alla sua senza “credere che il mondo crollerà”. E alla fine cita senza dirlo esplicitamente, ma ogni lettore di Dante può facilmente cogliere l’allusione a Farinata nel canto X dell’Inferno che tronca il dialogo dicendo bruscamente: “[…] e de li altri mi taccio”. Per chiarezza cito La citazione: “FIAMMINGA: «Ti offro questa citazione dallo Pseudo-Dionigi: /“O il dio della natura/È un dio che patisce,/oppure si dissolve/la fabbrica tutta del mondo.”»/ TESTIMONE: «Io stento a capire/ questa estrema ambizione di un decidere/ che si presenta come un recidere.»/ FIAMMINGA: «Eppure tu avrai, sono certa, una come suol dirsi/opinione in proposito.»/TESTIMONE: «Sì, ed è una molto ferma opinione./Ma, vedi, io intrattengo/l’esistenza plausibile dell’opinione opposta/senza per questo credere che il mondo crollerà,/dunque mi taccio»”. Tale lettura è rinforzata da un’altra poesia, L’accoglienza a pagina 172, dove capiamo che l’Idiota è il lettore poeta supremo: “Qualche volta ogni frase che l’Idiota si trova ad ascoltare/gli sembra una citazione:/ è un segno di derealizzazione oppure una sfida/in nome di un grande disegno costruttivo e colorato? / Se le cattura subito al volo/le citazioni si deformano/e, avvizzite, esigono di essere spiegate. Ma se lascia che le frasi volteggino libere, diventano un palazzo/tutto fatto di pietre angolari”.
Questo libro ci offre testi molto variati e diversi; Incarnadine a pagina 153 riprende la parola da Shakespeare e Pound. Qui si tratta di una poesia civica contro “la macelleria” della storia (“Chiunque è post-infante ha già compreso/che la storia è una macelleria:”) ma introduce la parola incarnadine nel testo creando un neologismo: “Non posso incarnadine, posso solo rispondere/al rosso con il bianco/del voto validato, ma muto e vuoto –/ il voto nullo: la scheda con il “No”. Notiamo che Shakespeare con i Vangeli sono i più citati e che Pound era un poeta traduttore lettore dialogico tra le lingue. I suoi Cantos e questo libro di Valesio sono entrambe opere plurilingue e dantesche dove l’io si divide e si riunisce. La forza di questo nuovo e originale libro di Valesio sta nel valorizzare la speranza attraverso il dialogo. Si vede l’evoluzione del libro che comincia con “monologhi” poi passa a dialoghi e duologhi per inscenare una piazza letteraria dove il poeta vive, ascolta, parla e riscrive le voci dei libri e del mondo.
 
 

Paolo Valesio
Il Testimone e l’Idiota
La Nave di Teseo ed., 2022.