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domenica 27 novembre 2022

PER FULVIO PAPI  
di Salvatore Natoli
 

Fulvio Papi con G. C. Ferretti
alla Casa della Cultura per Pasolini
(foto archivio Odissea)

Di Papi si può dire quello che Hegel diceva della filosofia: la ripresa della propria epoca nel pensiero. Lo ha fatto procedendo ad un’analisi del presente cogliendolo nel suo farsi, nelle sue varie sfaccettature, esercitando la filosofia come critica. Ha esplorato, per dirla con Husserl, i campi regionali del sapere e non tanto per ricondurli ad unità - cosa impossibile - ma certamente a coerenza; ha cercato, nel frantumarsi della contemporaneità, di delineare quel che nel mio linguaggio uso chiamare un quadro d’epoca. Emblematico in tal senso il saggio Figure del tempo. Papi ha, dunque, praticato la filosofia confrontandosi con le diverse discipline, con i saperi emergenti e sempre attento alle trasformazioni della società: quindi in dialogo con la letteratura, le arti, l’architettura, le scienze. Basta scorrere i titoli dei suoi scritti per averne cognizione. È, poi, noto il suo impiego come organizzatore culturale - la sua collaborazione con la Casa della cultura, la Fondazione Corrente e molto altro -; il suo impegno civile e politico e quando dico politico non intendo la rappresentanza nelle istituzioni, bensì una politica orizzontale tesa a formare alla cittadinanza attiva, a farsi carico delle sorti della polis. In questo quadro, non posso non aggiungere la sua originale riconsiderazione di Marx, che, divenuto di moda nel periodo della contestazione e negli anni del terrorismo (spesso più orecchiato che studiato), venne poi abbandonato come un cane morto a partire dagli anni ottanta. Papi nel tenere fermo il marxismo come critica del capitalismo ne evidenzia l’aspetto umanistico - cosa in certo senso già nota - ma mostra come l’ideale comunitario non solo non contraddice alla realizzazione degli individui, ma, anzi, la favorisce: questa, infatti, non coincide con l’individualità egoista, bensì con l’assoluto delle singolarità che non possono mai essere vanificate nell’astratta umanità. Come diceva Goethe, l’umanità non è mai tutta insieme. Ma Papi legge Marx per ricostruire tramite lui una “genealogia dell’epoca contemporanea”. Scrive, infatti, che “l’effettualità marxiana, che ci ha dato il nucleo genealogico del capitalismo ci ha messo nelle condizioni di comprendere anche la sua storia contemporanea. Nella dimensione di un pensiero effettuale, cioè nello stile di Marx, si possono fare una serie di analisi differenziate sugli effetti dell’espansione capitalistica e sui modi in cui essa è avvenuta secondo la “logica” che la costituisce. Vi è quasi una biblioteca che investe una seria di problemi da quelli biologici a quelli produttivi, industriali, agricoli, dagli effetti etologici e alle conseguenze territoriali”, Dalla parte di Marx.  Perché questa citazione? Perché non trovo un modo migliore per dire dello “stile di Papi” se non con le parole che lui ha impiegato per dire dello “stile di Marx”.