Mullon risponde a Vaccaro. Caro Adam Vaccaro, grazie per il tuo intervento. Tolstoj, nei suoi saggi, si era posto il problema di chi avesse la
paternità del grande male della guerra, e del “potere”. Dello Zar? Ma lo
Zar è uno, un signore che ama passare il tempo a sorseggiare vini e caffè, e a
giocare a golf. È colpa della sua famiglia? Ma sono poche persone. Colpa dei
politici, della Duma? Sono centinaia di persone, ancora pochi. Dell’esercito?
Lì ce ne sono di più di persone, migliaia, centinaia di migliaia. Ma ancora una
minoranza. Il problema sono le madri russe, scriveva Tolstoj. Le madri, che
consegnano orgogliose i propri figli alla Patria. E in cambio, se muoiono, per
tutto il resto della loro vita potranno dire orgogliosamente di aver donato un
figlio alla Patria. In cambio di molti moltissimi rubli, che non guastano. Questa
sarebbe la base del “potere”, secondo Tolstoj. Dobbiamo emanciparci dal nostro nucleo bestiale, i nostri egoismi
personali. Egoismi di tutti i generi e gradazioni. Purtroppo, solo a noi non
sono evidenti i nostri egoismi. Apriamo le case ai poveri? Li ospitiamo? No,
per un sacco di buoni motivi, per carità. Rinunciamo ai nostri conti correnti?
Alle nostre assicurazioni? Già queste cose sono una guerra, che combattiamo
facendo finta che non siano una guerra. Le nostre massicce e comode scrivanie,
le biblioteche esibite. I diplomi, i titoli, i premi. Forse ci vuole la vanga
del mondo per scrollarci dalle nostre zolle. O magari un dono imprevisto, come
potrebbe essere la Poesia, la vita della Poesia. Un’immersione totale nella
Poesia. Come fanno in Iran - persino in Iran! - molti poeti. Li chiamano “Ashigh”,
gli innamorati. O in India, i Baul, battuti dal vento. O in Egitto, i poeti
della valle del Nilo. Poeti che vivono di Poesia, e portano i valori della
Poesia nelle strade del loro mondo. Persino in Cina. Lo fanno oggi, non secoli
fa. Ma sono cose di cui noi non sappiamo nulla, di cui non c’è traccia nelle
nostre accademie o sui nostri media: la cultura è andata tutta in un’altra
direzione, materialistica e competitiva, di intonazione individuale, molto lamentosa,
palestra di ambizioni, di risentimenti, spirituale solo a parole. Siamo fatti
così. La Poesia salverà il mondo, se ci crediamo.