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domenica 31 marzo 2024

MAGENTA*
di Cesare Vergati


Ainsi je songe aux rêves


Compreso e tutto presente immenso senso sconfinato d’ogni misura oltre su predella stante Cèdro l’attimo proteso – a tremito caduta mela per voragine lembo: il condannato tale afferra la toga estrema parte vivido orrore (le soglie il secolo a Galea bastarda) – in amore di sentimento indefettibile e massimo se anelito tutto abbraccio e universo intero: intimo affetto a presente i sensi in perfetta unione l’affetto tale d’emozioni incommensurabile fiume grande (torno la terra torno) sovrana opulenza/inumana sovrabbondanza più luce ancora tuttora involge avvolge inestricabilmente (a ricordo un seme in membrana involto sul rocchetto un filo avvolto) per incanto di plenitudine tuttavia estatico fervore – quale e perfezione il gaudio la grazia ineffabile godimento – inalterabile devozione inalienabile (alta dedizione a legge a spirito) quanto ben accetto (indicibile benefica gratuita voce la madre Signora) in amore e immenso senso sconfinato Cèdro proteso – in biasimo d’altri sensi – marmoreo in piedi l’abituale predella luogo l’osservazione tempo la conquista: rete quadrata d’avorio carrozza sì pervaso sì permeato sì invaso quale compenetrato (e forza medesima i più profondi profumi l’atavico animo quando tutto solitario albergo trasognato impotente anacoreta il monte sola solitudine pervadono consueta grotta e sotterranea: in tono perfino quel leggiadro alito pudica brezza vespertina a tempo quanta serotina malinconia comunque inamato crepuscolo) sì proteso braccio e sospeso (incertezza d’umore d’ansia recondita attesa) pertanto tremulo polso – oscillante friabile foglia in convenzione d’autunno elegante e deli- ziosa fragile la caduta il simile purpureo sacro fazzoletto lenti suoi brevi voli a piacere lati d’occidente d’oriente incurante il luogo a giaciglio terraneo – certo speme a àncora nuovamente l’abbraccio agognato (spontanea brama siffatto prodigo la cerca cupido a pasto tutti i cibi veramente tutti nessuno fuori portata) in biasimo d’altri sensi in visione la lontana radura d’altrimenti natura: in osservazione allora il gaudente i radi capelli in barba radi peli – senso prativo l’ambiente – lo scarlatto lenzuolo a terra disteso (languido poggiarsi lo sguardo impetuoso desiderio sfiorito volto lo spasimante – atroce dolore – per strema petulante voce oramai smorta) la lontana radura d’altrimenti natura tra dita appena semplice piega morbide delicate assai assai presente personaggio il piacere tenero assai assai passare leggermente leggermente passare tra dita appena semplice piega morbide delicate manipolo (in tutto simile di paglia fascio) foglie a natura i nastri melmosi (in Mediterraneo a tipo relitto) sì sottilissime (il mistico fascio) le venature insieme loro languido abbandono deliziosi cullamenti le preziose acque in anelito sensuale carezzamento per gentile stagione: certo Zostera ai noti fini rizomi le deboli (poco robuste) radici…


*Dall’opera: “Cèdro, il vogatore scapolo  
ExCogita Editore - Milano