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martedì 25 marzo 2025

NO ALLE SPESE MILITARI E AL RIARMO  



Mettere in sicurezza immediata i territori
 
Durante la notte di mercoledì 12 marzo 2023 una scossa di magnitudo 4.4 sveglia la popolazione dei Campi Flegrei, periferia ovest di Napoli. Dopo due anni di ondate sismiche con magnitudo elevate, dovute al fenomeno bradisismico, le infrastrutture, le abitazioni cominciano a cedere. L’assenza di un adeguato piano di prevenzione sugli edifici, di gestione dell’emergenza, di controlli e di fondi da dirottare per ondate di ristrutturazioni, per costruzioni di presidi emergenziali medici, per servizi psico educativi – oltre alla divulgazione di un adeguato piano da seguire in caso di sciami sismici e di possibile percorso di evacuazione, mostrano le proprie conseguenze più disastrose. Salgono a circa 188 le persone sfollate e senza casa. Giovedì 13 febbraio la città di Firenze è a rischio allegamento per lo straripamento dell’Arno, si parla di alluvione. Vengono chiuse le scuole, vengono bloccati alcuni mezzi di trasporto e si attende che finisca. A Bologna venerdì 14 viene dichiara l’allerta meteo, i piani terra delle abitazioni sono allagate: ricorda le inondazioni costanti degli anni precedenti in Emila Romagna, nella zona di Cesena-Forlì con annessi distruzione di campi e creazione di enormi problemi ad abitazioni. Non ci sono fondi, né piani di gestione dell’emergenza, mentre il governo italiano finanzia la guerra e taglia finanziamenti alla messa in sicurezza dei territori, a piani di assistenza sociale, al sistema sanitario e a quello dell’istruzione. Mente Ursula Von Der Leyen firma l’accordo per un piano europeo di riarmo di 800 miliardi per le spese militari, l’Italia gioca in anticipo attraverso la produzione di DDL volti a rafforzare l’indirizzo bellico dell’economia e dei diversi settori produttivi da un lato, dall’altro a imporre un processo di pacificazione sociale esacerbando le diseguaglianze materiali di classe, non adeguando i salari all’inflazione e bloccando l’accesso a servizi sociali di prima necessità (come testimonia l’elevato dato di emergenza abitativa nelle principali città italiane). Il ddl Sicurezza, il Decreto Caivano, così come quello Valditara, il ddl Bernini dell’Università vanno tutti in un’unica direzione: finanziare la guerra, potenziare il riarmo, produrre merci e conoscenza al servizio di scopi bellici perpetrati dal governo e dai principali trust bellici, dalla Leonardo a Eni. I soldi per la guerra e per grandi opere responsabili di disastri ambientali, dalla Val Susa al Pone sullo stretto, ci sono e li pretendiamo. Noi non vogliamo che sia speso un centesimo per una riforma complessiva della nostra società verso il riarmo europeo, non vogliamo pagare con le nostre vite una guerra non nostra. La messa in sicurezza dei nostri territori ci colpisce nel profondo delle nostre esistenze, sovverte un equilibrio e determina la creazione di vita di serie A e di vita di serie B, uno scontro tra chi non ha la possibilità materiale di salvarsi e chi invece potrà decidere di andare via da territori in cui si muore. Perché questo è ciò che accade se non ci organizziamo contro questo modello di gestione, contro chi lascia morire gli inutili, i “non produttivi” o semplicemente le persone in più. Il “si salvi chi può” diventa “si salva solo chi può”, mentre la stretta repressiva si stringe attorno a noi. Per tale motivo crediamo che oggi sia quanto mai necessario costruire una larga mobilitazione verso la costruzione di un piano di prevenzione sociale e della messa in sicurezza dei territori, pagato con i soldi destinati alle spese belliche e militari. I tempi sono stretti e occorre organizzarci! La messa in sicurezza si paghi tagliando le spese militari!