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giovedì 11 settembre 2025

I MACELLAI DEL GOVERNO DI ISRAELE  
di Franco Continolo


 
Non ci sono limiti nella discesa di Israele lungo la china dell’aberrazione e della barbarie. Dopo i primati raggiunti dallo stato ebraico nel campo del terrorismo, e in quello dello sterminio di massa, ora si apre la sfida alla mafia. L’attacco ai negoziatori di Hamas potrebbe ispirare una riedizione del Padrino: solo il non-codice mafioso consente infatti l’assassinio degli emissari, degli ambasciatori, dei negoziatori. Dimenticavo un altro crimine del sionismo: l’aver aperto la strada all’uso della censura in difesa, a protezione della libertà di opinione – oggi un uso che si è esteso abnormemente. Ciò è avvenuto divinizzando l’ “Olocausto”, facendone un dogma che rende passibile di condanna penale chiunque osi mettere in discussione la narrazione ufficiale, la quale non può essere oggetto dell’indagine storica che, come si sa, è senza fine. D’attualità è anche l’inizio, ieri, della sessione annuale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, e la domanda che tutti si pongono è: farà qualcosa per Gaza? Per Richard Falk ci sono due strumenti per intervenire con la forza: la risoluzione “Uniti per la pace” – qui non è necessaria l’approvazione del Consiglio di Sicurezza (UNSC), che il veto americano impedirebbe –, e la norma nota come Responsabilità di proteggere (R2P) che però richiede l’approvazione del UNSC. Da notare che entrambi gli strumenti sono stati introdotti per iniziativa dell’Occidente. Patrick Lawrence si chiede invece che iniziative prenderanno i 15 volonterosi che si sono impegnati a riconoscere in sede di Assemblea lo stato di Palestina. 



Il suo scetticismo è del tutto giustificato: basta l’esempio del governo britannico, altrimenti detto governo dei pataccari, che riempie le carceri degli attivisti pro-Palestina con la scusa della guerra al terrorismo. Peter Beinart è infine più che scettico: i due stati sono solo un modo per non fare niente, ossia per affermare il suprematismo ebraico sulla Palestina e oltre. Ciò per cui occorre battersi non è la sovranità dello stato di Palestina, che con Israele nel proprio fianco non ci sarà mai, ma l’uguaglianza di ebrei e palestinesi di fronte alla legge, ossia la fine del sionismo.