LA “DEFORMA” DELLA
CORTE DEI CONTI di Franco Astengo
La Destra approva la schiforma: può valere un referendum? Può valere
un referendum la “deforma” della corte dei conti appena approvata dal Senato? Mi
permetto di rivolgere questo interrogativo a tutte le forze democratiche che si
stanno apprestando a sostenere lo scontro referendario per la difesa dell’indipendenza
della magistratura. Ci troviamo dentro allo stesso filone di una destra al
governo insofferente alle autorità di controllo e ai contrappesi al potere
esecutivo: nella sostanza una destra di governo che non riconosce la
separazione dei poteri trascinandoci all’indietro nella successione della
storia puntando ad eliminare il processo democratico che aveva portato alla
Costituzione Repubblicana (al proposito si veda il ricordo dell’MSI postato in
queste ore dal Presidente del Senato). Per completezza al riguardo del
nostro interrogativo di partenza verifichiamo alcuni punti di questa vera e
propria “deforma” (ricordando anche come il copyright di questa affermazione
appartenga al compianto Felice Besostri). Andando per ordine: 1) La deforma della Corte
dei Conti è devastante prima di tutto nel rapporto tra i cittadini e la Pubblica
Amministrazione riducendo sensibilmente la responsabilità di chi amministra il
denaro pubblico. Una riduzione di responsabilità che si verificherà in un paese
come l’Italia che detiene nell’Unione Europea la più alta percentuale di
sprechi del denaro pubblico; 2) La riduzione al 30% del tetto
massimo per i risarcimenti dovuti in caso di danno erariale attenua
sensibilmente la funzione di deterrenza della pena. Così la condanna diventa
irrisoria e potrebbe essere considerata quasi un investimento per un potenziale
corruttore (quasi come l’abuso edilizio in attesa della ciclica sanatoria); 3) Nessuno studio conferma il
teorema della cosiddetta “paura della firma” che limiterebbe l’operatività
della Pubblica Amministrazione. Basta analizzare i dati degli anni successivi
al Covid quando nel 2020 il governo Conte introdusse lo “scudo”: la velocità
dell’amministrazione è sempre peggiorata; 4) Si sta procedendo nella stessa
direzione della separazione delle carriere con il taglio dei procuratori
generali e l’unificazione delle funzioni: infatti a livello territoriale ci
saranno vice-procuratori coordinati dalla procura generale. Il fatto grave
consiste che quando ci si troverà in presenza di una nuova indagine complessa
il procuratore generale nominato dal consiglio di presidenza influenzato dagli
equilibri politici potrà inserirsi nella gestione del fascicolo. Questo
significa che un unico procuratore generale da Roma potrebbe controllare le
indagini nelle 20 regioni italiane; 5) Viene introdotto il “silenzio-assenso”:
una forma che non si addice alla magistratura e che non esiste come istituto
per un ordine “magistratuale”. L’incremento del controllo preventivo non ci
dice tutto: il magistrato si limita a verificare la conformità di legge ma non
può sapere quel che accadrà dopo in fase di esecuzione ed è lì che si
verificano i maggiori casi di spreco.