Chi non conosce il mito di Atlantide? Platone nei
dialoghi Timeo e Clizia, narra della conversazione tra Socrate, Timeo,
Ermocrate e Crizia sulla città ideale, realizzata nella mitica isola di Atlante.
Si narra di Poseidone che innamorato di Clito, creò tale isola alternando
cerchi concentrici di terra e mare per proteggere il nucleo familiare, composto
di cinque coppie di figli maschi. Al primogenito, Atlante, toccò il compito di
regnare sulla regione dell’impero che ospitava la casa materna; a ognuno degli
altri fu affidata una differente regione. Divenuti re, i giovani erano devoti
al tempio di Poseidone e rispettosi delle leggi che il padre aveva imposto: in
perfetta armonia avevano abbellito l’isola con canali, porti, monumenti, ma
soprattutto sapevano governare saggiamente, impregnati della loro virtù divina.
Poi, la discendenza, frutto della mescolanza con il sangue degli umani, aveva
iniziato a corrompere la natura divina degli atlantidei e la smania di potere si
era impossessata di loro. Così le grandi ricchezze di Atlantide e il suo
immenso esercito furono usati per conquistare i popoli mediterranei e asiatici:
le mire espansionistiche atlantidee finirono miseramente in un maremoto provocato da Poseidone, disgustato dal capovolgimento dei valori originali
della sua stirpe. Ricorda niente?
Certo, il
decadimento non avviene in una notte, ma è un lento crescendo di situazioni
sempre più lontane da un’etica vicina agli archetipi di cui la nostra realtà
non è che una proiezione. L’abitudine alla sopraffazione fa sì che oggi i governanti
degli Stati siano appartenenti a lobby ben definite, convinti di avere il
diritto di impadronirsi delle terre altrui, pur essendo a capo di territori
immensi: perché? Voler annettere la Groenlandia, liberare il Venezuela dai
narcos, massacrare i Palestinesi a Gaza o in Cisgiordania, rovesciare governi
come in Ucraina o in Siria, attivare guerriglieri islamici nel Brukina Faso e
mille altre guerre portate in Iraq o Afghanistan o Libano, hanno tutti una
stessa matrice: la ricchezza di un sottosuolo che produce petrolio, oro o terre
rare, non ha importanza di chi sia, l’essenziale è impadronirsene. E perché
questo accanimento nell’impossessarsi proprio di queste risorse? Semplicemente
perché l’agenda 2030 prevederebbe una fantastica riduzione della libertà a 360°,
gestita dal controllo capillare su tutta la popolazione, attraverso strumenti
come telefonini, videocamere, rilevatori vari ovunque; l’intelligenza
artificiale sarà in grado di renderci schiavi dipendenti dal suo continuo uso; saremo
totalmente manipolati dalla televisione, video games e pubblicità varie; nonché
compulsi a desiderare quello che continuano a proporci; a nutrirci di cibi
scadenti quando non davvero nocivi. Senza considerare la diffusione a tappeto
di ogni tipo di droga.
Per
alimentare tutto questo sistema sono necessarie enormi risorse energetiche che
si trovano appunto nei paesi in cui i soliti noti guerrafondai si avventano adducendo
come scusa l’eliminazione del traffico di droga (è risaputo che i narcos
colombiani sono mammole in confronto a quelli venezuelani…) o di eliminare i
proprietari di una terra posseduta da più di duemila anni, ma con il più ricco
giacimento di gas a 40 km da Gaza. “Presto
sarà possibile esercitare una sorveglianza pressoché continua su ogni cittadino
e mantenere archivi completi e aggiornati contenenti anche le informazioni più
personali sul cittadino. Questi archivi saranno sottoposti a consultazione
immediata da parte delle autorità”. (Zbigniew Brzezinski in “Between
Two Ages: America’s Role in the Technetronic Era, 1970). Se
qualcuno si chiede quale sia il limite e che cosa giuridicamente o eticamente sia
lecito, si metta il cuore in pace perché la loro arroganza e protervia è
sconfinata.
Le perle
di saggezza del politico e politologo polacco, naturalizzato statunitense, non
lasciano dubbi: “Abbiamo un vasto pubblico molto ignorante in materia di
affari pubblici e molto suscettibile agli slogan semplicistici di candidati che
spuntano dal nulla, senza precedenti, ma proferiscono slogan accattivanti”. “Le
persone, i governi e le economie di tutte le nazioni devono soddisfare le
esigenze delle banche e delle multinazionali”. “L’era
tecnotronica comporta la graduale comparsa di una società più controllata. Una
tale società sarebbe dominata da una élite, svincolata dai valori tradizionali”. “Tra
breve, il pubblico non sarà più in grado di ragionare o pensare con la propria
testa. Potrà solo ripetere a pappagallo le informazioni ricevute nel
telegiornale della sera prima”. È ovvio
che tutta questa organizzazione è fatta per il nostro bene: l’élite economica e
finanziaria che detta le regole è un’opera benefica... non è così che sono
definiti Bill Gates e compagni di merenda? Che ognuno di noi abbia le proprie
legittime aspirazioni, il desiderio di leggere, scrivere esprimere idee diverse
dai loro diktat non è contemplato: dall’alto ci concedono parte di quello di
cui avremmo pieno diritto e noi non reagiamo; anzi, ci sottomettiamo a un
sistema che mostra continuamente tutta la sua ipocrisia e falsità.