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mercoledì 31 dicembre 2025

LA NUOVA ATLANTIDE
di Chicca Morone


 
Chi non conosce il mito di Atlantide? Platone nei dialoghi Timeo e Clizia, narra della conversazione tra Socrate, Timeo, Ermocrate e Crizia sulla città ideale, realizzata nella mitica isola di Atlante. Si narra di Poseidone che innamorato di Clito, creò tale isola alternando cerchi concentrici di terra e mare per proteggere il nucleo familiare, composto di cinque coppie di figli maschi. Al primogenito, Atlante, toccò il compito di regnare sulla regione dell’impero che ospitava la casa materna; a ognuno degli altri fu affidata una differente regione. Divenuti re, i giovani erano devoti al tempio di Poseidone e rispettosi delle leggi che il padre aveva imposto: in perfetta armonia avevano abbellito l’isola con canali, porti, monumenti, ma soprattutto sapevano governare saggiamente, impregnati della loro virtù divina. Poi, la discendenza, frutto della mescolanza con il sangue degli umani, aveva iniziato a corrompere la natura divina degli atlantidei e la smania di potere si era impossessata di loro. Così le grandi ricchezze di Atlantide e il suo immenso esercito furono usati per conquistare i popoli mediterranei e asiatici: le mire espansionistiche atlantidee finirono miseramente in un maremoto  provocato da Poseidone, disgustato dal capovolgimento dei valori originali della sua stirpe. Ricorda niente?



Certo, il decadimento non avviene in una notte, ma è un lento crescendo di situazioni sempre più lontane da un’etica vicina agli archetipi di cui la nostra realtà non è che una proiezione. L’abitudine alla sopraffazione fa sì che oggi i governanti degli Stati siano appartenenti a lobby ben definite, convinti di avere il diritto di impadronirsi delle terre altrui, pur essendo a capo di territori immensi: perché? Voler annettere la Groenlandia, liberare il Venezuela dai narcos, massacrare i Palestinesi a Gaza o in Cisgiordania, rovesciare governi come in Ucraina o in Siria, attivare guerriglieri islamici nel Brukina Faso e mille altre guerre portate in Iraq o Afghanistan o Libano, hanno tutti una stessa matrice: la ricchezza di un sottosuolo che produce petrolio, oro o terre rare, non ha importanza di chi sia, l’essenziale è impadronirsene. E perché questo accanimento nell’impossessarsi proprio di queste risorse? Semplicemente perché l’agenda 2030 prevederebbe una fantastica riduzione della libertà a 360°, gestita dal controllo capillare su tutta la popolazione, attraverso strumenti come telefonini, videocamere, rilevatori vari ovunque; l’intelligenza artificiale sarà in grado di renderci schiavi dipendenti dal suo continuo uso; saremo totalmente manipolati dalla televisione, video games e pubblicità varie; nonché compulsi a desiderare quello che continuano a proporci; a nutrirci di cibi scadenti quando non davvero nocivi. Senza considerare la diffusione a tappeto di ogni tipo di droga.



Per alimentare tutto questo sistema sono necessarie enormi risorse energetiche che si trovano appunto nei paesi in cui i soliti noti guerrafondai si avventano adducendo come scusa l’eliminazione del traffico di droga (è risaputo che i narcos colombiani sono mammole in confronto a quelli venezuelani…) o di eliminare i proprietari di una terra posseduta da più di duemila anni, ma con il più ricco giacimento di gas a 40 km da Gaza.  
“Presto sarà possibile esercitare una sorveglianza pressoché continua su ogni cittadino e mantenere archivi completi e aggiornati contenenti anche le informazioni più personali sul cittadino. Questi archivi saranno sottoposti a consultazione immediata da parte delle autorità”. (Zbigniew Brzezinski in “Between Two Ages: America’s Role in the Technetronic Era, 1970).
Se qualcuno si chiede quale sia il limite e che cosa giuridicamente o eticamente sia lecito, si metta il cuore in pace perché la loro arroganza e protervia è sconfinata.



Le perle di saggezza del politico e politologo polacco, naturalizzato statunitense, non lasciano dubbi: “Abbiamo un vasto pubblico molto ignorante in materia di affari pubblici e molto suscettibile agli slogan semplicistici di candidati che spuntano dal nulla, senza precedenti, ma proferiscono slogan accattivanti”.
Le persone, i governi e le economie di tutte le nazioni devono soddisfare le esigenze delle banche e delle multinazionali”.
L’era tecnotronica comporta la graduale comparsa di una società più controllata. Una tale società sarebbe dominata da una élite, svincolata dai valori tradizionali”.
Tra breve, il pubblico non sarà più in grado di ragionare o pensare con la propria testa. Potrà solo ripetere a pappagallo le informazioni ricevute nel telegiornale della sera prima”.
È ovvio che tutta questa organizzazione è fatta per il nostro bene: l’élite economica e finanziaria che detta le regole è un’opera benefica... non è così che sono definiti Bill Gates e compagni di merenda? Che ognuno di noi abbia le proprie legittime aspirazioni, il desiderio di leggere, scrivere esprimere idee diverse dai loro diktat non è contemplato: dall’alto ci concedono parte di quello di cui avremmo pieno diritto e noi non reagiamo; anzi, ci sottomettiamo a un sistema che mostra continuamente tutta la sua ipocrisia e falsità.