Alcuni aspetti chiave della sua costruzione sociale. Ultima Parte. Negoziati
energetici a livello sociale Esiste una
dinamica fondamentale alla base delle interazioni che coinvolgono energia,
tecnologie, esperti e società che ho già avuto modo di descrivere in maniera
più approfondita in un mio studio [9]. Tale
dinamica riguarda alcune metafore centrali sviluppate attorno al concetto di
energia e il fatto che gli esperti contribuiscono alla loro letteralizzazione
oscurando il fenomeno originario che, attraverso tali metafore, essi
descrivono. Le metafore in questione non sono quindi solo delle figure
retoriche. Esse rappresentano piuttosto dei piccoli miti che raccontano delle
storie che le persone incorporano attraverso un rituale [10] e la
loro letteralizzazione comporta una perdita di distinzione tra i due mondi che
le metafore collegano. Affermando, ad esempio, che “Il signor Rossi è un leone”
dobbiamo immaginare di riferirci a una situazione in cui tutte le azioni del
signor Rossi e le interazioni che potremmo avere con lui siano le stesse azioni
e interazioni che potremmo riscontrare nel caso di un leone, proprio come se
fossimo trasportati all’interno di un antico rituale tribale. Il fenomeno di
letteralizzazione in questione comporta che si debba vivere costantemente
all’interno di questa situazione e che, non potendo uscirne, si perda la
capacità di distinguere il leone dal signor Rossi come lo conosciamo nella sua
vita quotidiana, vale a dire al di fuori del rituale.
Il tipo di effetto prodotto dalla
letteralizzazione di alcune metafore prodotte attorno al concetto di energia e
il modo in cui queste metafore trasformano noi stessi e il nostro ambiente
circostante avviene in modo del tutto analogo. Oggi, ad esempio, quasi tutti
pensano al carbone o al gas come a energia, ma il carbone o il gas possono
essere molto di più dei processi standardizzati del rituale scientifico
attraverso cui viene prodotta energia; come il signor Rossi del nostro esempio
può essere molto di più del leone che egli riproduce attraverso gli atti del
rituale prima menzionato. Il lavoro che ognuno di noi svolge nel quotidiano è
oggi principalmente assimilato a concetti sviluppati in laboratorio attraverso
la letteralizzazione della metafora “il lavoro è energia”. Questa metafora
organizzativa struttura le società di tutto il mondo e modella profondamente la
vita quotidiana delle persone, dalla scuola dell’infanzia, pensata per
sviluppare il “capitale umano”, alle tecnologie volte ad aumentare la
“produttività del lavoro”. La metafora in questione è convalidata da azioni
concrete che, a loro volta, organizzano dinamiche sociali.
Il “fine settimana”,
per esempio, è un’istituzione universale concepita per permettere ai lavoratori
di conservare e ricaricare l’energia spesa durante la settimana. Analogamente,
salari, stipendi e tempo libero vengono commisurati al tempo trascorso
lavorando che, non per caso, viene considerato una risorsa equivalente
all’energia consumata nello svolgimento del lavoro da quando il concetto di
energia ha preso piede nelle società occidentali [11]. In tal modo, i modelli sociali si
diffondono attraverso la letteralizzazione dei concetti teorici di conservazione
e degradazione dell’energia, stabiliti da fisici e ingegneri nei laboratori. Vale
la pena sottolineare ulteriormente che la metafora “il lavoro è energia”
associa due termini distinti: da un lato il concetto di “energia”, che deriva
da una definizione operativa scientifica, e dall’altro il “lavoro”, inteso come
una serie di interazioni incarnate delle persone con il mondo fisico. Nel
processo di letteralizzazione, il concetto scientifico di energia funziona come
un buco nero che assorbe e annulla la molteplicità di modi alternativi di
comprendere e di rapportarsi al mondo. Il concetto scientifico di energia, in
sé, è tuttavia privo di significato esperienziale diretto e quando viene
applicato alle attività quotidiane assume soltanto un valore simbolico.
Pertanto, la metafora “il lavoro è energia” rappresenta più propriamente una catachresi,
ossia il trasferimento di un termine (lavoro) a un contesto in cui questo
termine perde la propria pertinenza originaria. Si potrebbe forse obiettare che
l’energia non è una metafora ma una realtà tangibile, di cui le persone possono
fare esperienza diretta - come nel caso di una scossa elettrica o del calore
del sole sul corpo. Questa esperienza immediata di processi di trasformazione
non consente ahimè, tuttavia, di inferire l’esistenza di un’entità universale
conservata e degradabile chiamata “energia”, la cui natura è stata messa in
discussione dagli stessi scienziati che l’hanno concettualizzata.
Ricardo
Negoziati
energetici a livello culturale L’ultima
dinamica di cui vorrei discutere riguarda il modo in cui le costruzioni sociali
che ruotano attorno all’energia agiscono sul piano culturale attraverso la
circolazione di certe metafore che rivestono un ruolo centrale all’interno di
ambiti sociali e scientifici differenti. Il concetto di energia e i principi
della termodinamica si sono sviluppati e hanno fatto presa nelle società
principalmente intorno a metafore legate a motori e macchine a vapore. Philip
Mirowski ha mostrato tuttavia che la legittimazione sociale del concetto di
energia deriva probabilmente da un processo di rinforzo reciproco tra diversi
campi scientifici: metafore di moto nel campo della fisica, metafore legate al
concetto di valore in economia e metafore legate alla nozione di corpo e specie
in biologia [12]. Sembrerebbe quindi che il
processo di letteralizzazione che avviene attorno alla metafora dell’energia
debba essere visto come il risultato di costruzioni congiunte e reciprocamente
rinforzanti di principi di invarianza e di conservazione che si realizzano in
questi tre campi del sapere. Mirowski osserva che le strutture di spiegazione
prodotte in queste discipline sono omomorfe, cioè formalmente simili, e tendono
a legittimarsi a vicenda, anche di fronte a eventuali prove contrarie emerse in
uno dei campi. Questo processo di mutua convalida avrebbe preso avvio nei primi
decenni del XIX secolo quando il denaro ha cessato di essere collegato a una
specifica sostanza materiale divenendo una rappresentazione del valore puro; quando, nella teoria dell’evoluzione di Darwin, sono stati introdotti i
concetti di specie (come entità distinte dall’ambiente) e di selezione
naturale; e quando, nella fisica e nell’ingegneria, sono stati elaborati i
principi di conservazione e degradazione dell’energia. Emblematiche di questo
processo di reciproco rinforzo sono per esempio le teorie del valore basate sul
concetto di lavoro come sviluppatesi in seguito agli studi di Adam Smith, David
Ricardo a Karl Marx. Esse hanno preso piede con le prime tecnologie a
combustibile fossile e sono essenzialmente basate su idee di equivalenza tra
lavoro umano, valore economico e lavoro prodotto da macchine termiche.
Smith
A mio
avviso, l’idea di un rinforzo reciproco tra strutture esplicative di discipline
diverse spiega bene come e perché certe metafore riescano a radicarsi profondamente
in una cultura. Questo rinforzo sembra infatti mantenersi anche quando queste
strutture e queste metafore cambiano. I principi di conservazione e
degradazione dell’energia furono inventati in concomitanza con l’uso dei
combustibili fossili, e continuano a valere rigorosamente nei laboratori. Tuttavia,
oggi siamo nel pieno di una transizione verso le fonti rinnovabili,
caratterizzate da flussi di energia altamente variabili e intermittenti.L’economia basata sui combustibili fossili è
fondata su materiali che possono essere immagazzinati e utilizzati a richiesta.
Al contrario, la radiazione solare fluttua in modo imprevedibile. Ogni volta
che la accumuliamo in batterie o altri materiali attraverso determinati
processi di trasformazione energetica, perdiamo grandi quantità di energia
utilizzabile. Di conseguenza, le società devono affidarsi sempre di più a reti
di informazione per impiegare o ridistribuire l’energia rinnovabile dal punto
di generazione ai punti di consumo, riducendo al minimo la necessità di
stoccaggio. Questa tendenza, che va ben oltre la semplice questione della
trasmissione dell’energia, riflette una trasformazione culturale più ampia:
attraverso la teoria e le reti dell’informazione, stiamo imparando che
l’accumulo locale di energia, materiali, competenze o abilità di qualsiasi tipo
può risultare inefficiente e va dunque evitato.
Mentre la
metafora della macchina a vapore viene oggi sostituita dalla metafora del
processore di informazioni, la fisica classica dell’equilibrio viene inglobata
dalla fisica dei sistemi lontani dall’equilibrio. Allo stesso modo, la biologia
contemporanea non considera più le specie come entità isolate e isolabili
dall’ambiente circostante, ma come olobionti definiti da interazioni
simbiotiche con altre specie [13]; e
l’economia tende a descrivere il valore non come risultato di un equilibrio tra
domanda e offerta, ma come esito dinamico e non lineare delle azioni di agenti
che modificano costantemente le proprie strategie in risposta alle condizioni
che essi stessi creano [14] L’energia, i
corpi e il valore economico sono così diventati entità relazionali, difficili
da definire entro confini fissi e stabili come distinte dal proprio ambiente,
e, come nel caso dell’ipotesi di Gaia di James Lovelock, si co-definiscono
insieme con l’ambiente nel quale evolvono e con il quale sono in costante
interazione. Nonostante i mutamenti in ciascuna di queste discipline, il
rinforzo reciproco tra metafore e strutture esplicative di fisica, biologia ed
economia sembra quindi ancora perdurare.
Conclusioni Come già
accennato, questo testo non intende mettere in discussione i principi di
conservazione e degradazione dell’energia, né il ruolo fondamentale che i
processi di conversione energetica svolgono all’interno delle società. Le
società contemporanee utilizzano enormi quantità di risorse naturali per
soddisfare i propri bisogni e gli impatti di questo consumo sul clima e
sull’ambiente nel suo complesso sono enormi.Affrontare queste questioni in termini energetici è dunque inevitabile e
necessario. Ciò che ho voluto sottolineare è che gli approcci fondati
esclusivamente su considerazioni tecnico-scientifiche non dovrebbero però
pretendere l’esclusività quando si tratta di affrontare le questioni appena
menzionate. Tali approcci diventano infatti controproducenti se non vengono
accompagnati da approcci alternativi che riflettano la diversità delle pratiche
sociali, dei processi e delle capacità delle persone di provvedere a se stesse. Affrontare
il problema della conservazione delle risorse unicamente in termini di energia
significa stabilire una divisione artificiale tra input e output energetici e
trasformare una questione politica - come vogliamo vivere e cosa vogliamo fare -
in un problema tecnico che solo gli esperti possono per lo più affrontare. È
quindi urgente affiancare agli approcci tecno-centrici che si preoccupano di
sostituire input energetici e tecnologici con input più “sostenibili” approcci
che partano dalla riorganizzazione degli output (vale a dire delle attività
umane) e che, come tali, possano avvenire attraverso forme di partecipazione
attiva dei cittadini. Invece di concentrarsi soltanto sulla sostituzione di
automobili e di combustibili fossili con soluzioni tecniche alternative,
dovremmo anche dare molto più valore e sostegno alle molteplici strategie con
cui le persone possono riorganizzare le pratiche sociali legate alla mobilità
nel contesto in cui vivono - ad esempio attraverso una ripianificazione urbana
o un cambiamento delle pratiche di spostamento legate al lavoro, agli acquisti
e al tempo libero. Analogamente, piuttosto che focalizzarsi esclusivamente su
tecnologie di refrigerazione più efficienti, bisognerebbe considerare con molta
più attenzione come le pratiche di produzione, distribuzione e consumo degli
alimenti possano essere riorganizzate per migliorare la qualità di ciò che
mangiamo, riducendo al contempo l’impatto energetico e la dipendenza dalla
catena del freddo - per esempio mediante gruppi di acquisto solidale, filiera
corta, prodotti a chilometro zero. In modo analogo, anziché puntare
esclusivamente sulla costruzione di edifici a maggiore efficienza energetica,
potremmo riflettere su come ottenere un comfort più elevato nelle abitazioni
modificando le nostre abitudini- indossando maglioni o pantaloncini in casa
durante le stagioni fredde o calde, o condividendo gli spazi abitativi. In tal
modo, le dicotomie tecniche tra input e output possono essere ridotte e la
domanda e l’offerta di energia possono essere ripensate e riorganizzate con il
contributo attivo delle persone. L’idea stessa di energia che oggi sembra
andare per la maggiore ci induce a pensare che, qualunque cosa facciamo,
finiamo sempre per consumare quantità diverse della stessa risorsa naturale.
Adottando su larga scala questo punto di vista, costruiamo socialmente un mondo
in cui gli esseri umani si comportano ovunque nello stesso modo. Questo è uno
dei motivi principali per cui la gente finisce per consumare sempre più risorse
di un dato tipo e per cui le misure politiche concepite per ridurne il consumo
risultano spesso restrittive e inique. Al contrario, modificando i nostri stili
di vita, possiamo individuare una pluralità di modi di fare le cose aumentando
il nostro benessere e riducendo la nostra dipendenza energetica e gli impatti
negativi sull’ambiente che da questa derivano.
Note
[9] Si veda Labanca, N. (2017).
Ontological Fallacies Linked to Energy, Information and Related Technologies. In: Labanca, N.
(eds) Complex Systems and Social Practices in Energy Transitions. Green Energy and Technology.
Springer, Cham. https://doi.org/10.1007/978-3-319-33753-1_8 [10] Questa interpretazione del concetto di metafora è
mutuata da Vico (1744), La Scienza Nuova. [11] L’idea di tempo come risorsa consegue dall’idea di un
tempo che scorre in maniera uniforme e omogenea che rappresenta, a sua, volta
una condizione necessaria per la validità del principio di conservazione
dell’energia. Come nel caso di una risorsa che può essere stoccata e impiegata
in qualsiasi momento per gli scopi che ci si è prefissati, il principio di
conservazione dell’energia consegue dalla possibilità potenziale di generare in
qualsiasi momento un dato lavoro. Sotto questo punto di vista, si può quindi
dire che il principio di conservazione di energia consegue dal fatto che il
tempo è omogeneo; consegue cioè dal fatto che, per ciò che concerne l’atto che
si vuole riprodurre, un istante di tempo vale l’altro. [12] Si veda Mirowski, P., (1989). More Heat
than Light. Economics as Social Physics, Physics as Nature’s Economics. Cambridge University
Press. [13] Si veda ad esempio Simon, J.C., Marchesi, J.R., Mougel,
C. et al. (2019).Host-microbiota interactions:
from holobiont theory to analysis. Microbiome
7, 5 (2019). https://doi.org/10.1186/s40168-019-0619-4 [14] Si veda ad esempio Arthur, W.B. (2021).Foundations
of complexity economics. Nat Rev Phys 3, 136-145 (2021).
https://doi.org/10.1038/s42254-020-00273-3