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lunedì 5 gennaio 2026

IL “CASO MADURO” 
di Luigi Mazzella


 
Il “caso Maduro” avrà l’effetto (o, almeno, così ci si augura, sul piano, ovviamente, solo intellettuale) di convincere gli Occidentali che la loro “cultura”, fondata su contrapposizioni, ritenute strategiche per asserite finalità salvifiche, e avvicinamenti, considerati tatticamente utili allo scopo, tra cinque forsennati irrazionalismi,  ritenuti ‘tutti’, senza ombra di dubbio da parte di credenti invasati e ideologi fanatici,  necessari per il benessere dell’umanità non consente ormai più, all’età di oltre venti secoli suonati, la nascita di “uomini di pace”. 
L’odio presente nell’infuso dei cinque “veleni”, bevuto, per oltre duemila anni, a grandi sorsi perché ritenuti (convintamente e rispettivamente tutti) “benefici” per l’umanità “non perdona”: Donald Trump, con la brigantesca impresa venezuelana ne ha dato l’ennesima prova. La follia è esplosa con grande frastuono: senza “silenziatori”.
Che fare? Si sarebbe chiesto un altro figlio dell’Occidente pieno di buona volontà di curarne i mali. Riesumare la razionalità sepolta?  C’è chi lo propone ma non sembra essere questa l’idea di un notista-filosofo dei nostri giorni, espressa sul blog di Franco Continolo. Egli ritiene che solo gli sciocchi ritengano fede e ragione di significato opposto: a lui sembra giusto parlare, a proposito di tale ritenuta contrapposizione, addirittura di “ignoranza” e di un deleterio effetto di “non credere più a niente”. Inoltre aggiunge: da ciò deriva dare fiducia esclusivamente al più inconsistente dei beni, il denaro.
C’è un “salto logico” contenuto nell’affermazione (che andrebbe, forse, almeno un po’ meglio chiarito) ma l’autore non se ne avvede.
Che poi l’assenza di fede favorisca leviti e sacerdoti di una nuova religione dell’umanità (quella del denaro) diversa da quelle tradizionali del monoteismo orientale è circostanza contraddetta dalla storia di venti secoli di predominio dell’ebraismo (egemone a Wall Street e nella City), del Cattolicesimo (nelle casse dello Ior e per i beni del Vaticano), dell’Islamismo (dei petroldollari).
In conclusione, a mio giudizio, la verità è ben altra.
Nel lessico italiano, “credere”, a parte la locuzione volgare di “dare a bere qualcosa a qualcuno”, anche nel suo significato più nobile ed aulico indica la certezza circa l’esistenza di qualcuno o di qualcosa (un Dio, come un Babbo Natale: la vita eterna, come i doni di fine anno).
Orbene, ritenere veritiero quanto detto da altri ( da  Platone di un solo gradino sotto Gesù Cristo e da altri della stessa provenienza geografica) circa la certezza di una vita eterna (meta ideale posta nel blu dipinto di blu) e circa la necessità degli esseri umani di essere comandati dai pochi che sanno, anche in mancanza di prove… altro non può voler dire altro che rinunciare all’uso integrale della ragione per lasciare spazio al mistero, all’occulto, al segreto, all’arcano, al dogma;  in buona sostanza all’inverificabile. È questa la ricetta prescritta? 
O forse, la verità è altrove?



Un “ripensamento” delle tante (troppe) “certezze” di cui l’Occidente si ritiene detentore assoluto e portatore privilegiato andrebbero “rivisitate” con la proposizione di domande sinora volutamente ignorate. Vediamo quali:
1) Avere libertà di parola nel manifestare il proprio pensiero su fatti rilevanti della vita (religione, politica, etica, estetica) è sufficiente per ritenere che si viva in vera democrazia o l’attribuzione al popolo e a sue rappresentanze liberamente elette di “decidere” le scelte esistenziali del proprio Paese è cosa ben diversa e certamente più pregnante, perché attiene a un differente ordine di fatti e si muove in un ordine logico di gran lunga diverso? 
2) Non è più esatto ritenere che abbiano timore del giudizio dei sottoposti solo i poteri gestiti in collettività dove il raziocinio non sia stato del tutto bandito da utopie religiose e ideologiche assolutistiche?
3) È così improbabile che un autoritarismo nella gestione del potere possa consentire ogni libertà di espressione e di giudizio quando sia consapevole che la razionalità nei comportamenti dei cittadini è stata progressivamente e radicalmente esclusa dall’incapacità di pensare, inevitabilmente “contratta” dopo oltre duemila anni di abitudine a “credere” senza riflettere?
Conclusione: È molto probabile che Donald Trump abbia ritenuto che la sua follia potesse essere condivisa da una collettività di invasati, quale ormai egli evidentemente considera quella Occidentale. Non è stato così se non per la nostra Presidente del Consiglio. Anche il fascismo è una fede: meglio di non credere più a niente? Ai filosofi d’oggi l’ardua risposta.