Il “caso
Maduro” avrà l’effetto (o, almeno, così ci si augura, sul piano, ovviamente,
solo intellettuale) di convincere gli Occidentali che la loro “cultura”,
fondata su contrapposizioni, ritenute strategiche per asserite finalità
salvifiche, e avvicinamenti, considerati tatticamente utili allo scopo, tra
cinque forsennati irrazionalismi, ritenuti ‘tutti’, senza ombra di
dubbio da parte di credenti invasati e ideologi fanatici, necessari
per il benessere dell’umanità non consente ormai più, all’età di oltre
venti secoli suonati, la nascita di “uomini di pace”. L’odio
presente nell’infuso dei cinque “veleni”, bevuto, per oltre duemila anni, a
grandi sorsi perché ritenuti (convintamente e rispettivamente tutti) “benefici”
per l’umanità “non perdona”: Donald Trump, con la brigantesca impresa
venezuelana ne ha dato l’ennesima prova. La follia è esplosa con grande
frastuono: senza “silenziatori”. Che
fare? Si sarebbe chiesto un altro figlio
dell’Occidente pieno di buona volontà di curarne i mali. Riesumare la
razionalità sepolta? C’è chi lo propone ma non sembra essere questa
l’idea di un notista-filosofo dei nostri giorni, espressa sul blog di Franco
Continolo. Egli ritiene
che solo gli sciocchi ritengano fede e ragione di significato opposto: a lui
sembra giusto parlare, a proposito di tale ritenuta
contrapposizione, addirittura di “ignoranza” e di un deleterio
effetto di “non credere più a niente”. Inoltre
aggiunge: da ciò deriva dare fiducia esclusivamente al più inconsistente dei
beni, il denaro. C’è un
“salto logico” contenuto nell’affermazione (che andrebbe, forse, almeno un po’
meglio chiarito) ma l’autore non se ne avvede. Che poi
l’assenza di fede favorisca leviti e sacerdoti di una nuova religione
dell’umanità (quella del denaro) diversa da quelle tradizionali del
monoteismo orientale è circostanza contraddetta dalla storia di venti secoli di
predominio dell’ebraismo (egemone a Wall Street e nella City), del
Cattolicesimo (nelle casse dello Ior e per i beni del Vaticano),
dell’Islamismo (dei petroldollari). In
conclusione, a mio giudizio, la verità è ben altra. Nel lessico
italiano, “credere”, a parte la locuzione volgare di “dare a bere qualcosa a
qualcuno”, anche nel suo significato più nobile ed aulico indica la
certezza circa l’esistenza di qualcuno o di qualcosa (un Dio, come un Babbo
Natale: la vita eterna, come i doni di fine anno). Orbene,
ritenere veritiero quanto detto da altri ( da Platone di un solo
gradino sotto Gesù Cristo e da altri della stessa provenienza geografica) circa
la certezza di una vita eterna (meta ideale posta nel blu dipinto di blu) e
circa la necessità degli esseri umani di essere comandati dai pochi che sanno,
anche in mancanza di prove… altro non può voler dire altro che rinunciare
all’uso integrale della ragione per lasciare spazio al mistero, all’occulto, al
segreto, all’arcano, al dogma; in buona sostanza all’inverificabile.
È questa la ricetta prescritta? O forse, la
verità è altrove?
Un “ripensamento”
delle tante (troppe) “certezze” di cui l’Occidente si ritiene detentore
assoluto e portatore privilegiato andrebbero “rivisitate” con la
proposizione di domande sinora volutamente ignorate. Vediamo quali: 1) Avere
libertà di parola nel manifestare il proprio pensiero su fatti rilevanti della
vita (religione, politica, etica, estetica) è sufficiente per ritenere che si
viva in vera democrazia o l’attribuzione al popolo e a sue rappresentanze
liberamente elette di “decidere” le scelte esistenziali del proprio Paese è
cosa ben diversa e certamente più pregnante, perché attiene a un differente
ordine di fatti e si muove in un ordine logico di gran lunga diverso? 2) Non è più
esatto ritenere che abbiano timore del giudizio dei sottoposti solo i poteri gestiti
in collettività dove il raziocinio non sia stato del tutto bandito da utopie
religiose e ideologiche assolutistiche? 3) È così
improbabile che un autoritarismo nella gestione del potere possa consentire
ogni libertà di espressione e di giudizio quando sia consapevole che la
razionalità nei comportamenti dei cittadini è stata progressivamente e
radicalmente esclusa dall’incapacità di pensare, inevitabilmente “contratta”
dopo oltre duemila anni di abitudine a “credere” senza riflettere? Conclusione: È molto
probabile che Donald Trump abbia ritenuto che la sua follia potesse essere
condivisa da una collettività di invasati, quale ormai egli
evidentemente considera quella Occidentale. Non è stato così se non
per la nostra Presidente del Consiglio. Anche il fascismo è una fede: meglio di
non credere più a niente? Ai filosofi d’oggi l’ardua risposta.