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lunedì 5 gennaio 2026

REGALI
di Angelo Gaccione 

     
Eseguito da Ivana Greco
bimba di 6 anni della mia terra

Non sono bravo a fare regali. In casa nostra non usava. I pochi soldi che mio padre guadagnava per sostenere una famiglia numerosa, bastavano sì e no per il sostentamento. Dalla nonna materna ricevevo in regalo a volte una mela, a volte una noce, un fico secco o qualche altro frutto della campagna, che custodiva nelle sue ampie e lunghe vesti. Durante le feste qualche monetina, quando andavo a baciarle la mano. Il nonno paterno non lo conobbi perché morì prima che io nascessi, investito dalla moto di un teppista che non ha mai pagato. E all’epoca le moto in circolazione nella mia città si contavano sulle dita di una mano. Della nonna paterna ho un ricordo talmente vago, che non so più se l’abbia davvero vista o se sia una semplice reminiscenza della foto in bianco e nero della sua tomba rimasta nella mia mente di fanciullo. Non possedeva nulla e non avrebbe potuto fare un regalo a nessuno. Da adulto, lasciavo che le persone a me più vicine scegliessero loro, io mi limitavo a pagare. Sempre regali utili. Personalmente cercavo di non farmene fare, e mi andava bene così. Le poche volte che non ho potuto evitarlo, ho chiesto il solito maglione a collo alto. In genere, chi si ricordava del mio compleanno, o veniva a cena da me, portava libri o penne: articoli che avevo in abbondanza e avrei preferito che venissero a mani vuote perché a me è sempre bastata la loro presenza. Il Natale, che era l’unica ricorrenza a cui ero rimasto legato, ha perso da tempo ogni attrattiva: si è riconvertita in un’orgia di spreco e di consumo per me insopportabile. Ora regalo i dolci della tradizione che mia moglie continua a fare per i pochi amici, nient’altro. Di recente, l’arrivo di un pacco-dono privo di mittente e con la sola indicazione dell’agenzia che me lo ha recapitato, mi ha fatto scervellare fino a quando una email non ha chiarito il mistero. “
Caro Angelo, ti ho inviato un dolce-simbolo della mia città, che decisamente con me (noi) non è mai stata dolce...”. Si trattava di una cara amica, la poetessa Alida Airaghi. Ho pensato che nemmeno la mia è stata dolce con me. Sono sempre le cose più amate che ci fanno soffrire.