Quando è
stato dato l’annuncio che Joe Biden era stato messo a riposo ho iniziato a
intravvedere una luce in fondo al tunnel nel quale ci stavano sospingendo: era
chiaro che Kamala Harris con le sue risate fuori luogo, le parole che sfuggivano
dalle sue labbra sui folli programmi di realizzazione dell’Agenda 2030 non ce
l’avrebbe fatta! Così il male minore risultava Donald Trump, un personaggio
sopra le righe ma che, pur facendo sicuramente parte di quel deep state, non
avrebbe proseguito nella politica globalista dei suoi predecessori su certi
argomenti: lo stava dimostrando nel coinvolgere Robert Kennedy Jr. in veste di
Segretario della Salute e dei servizi umani USA. Scelta quanto mai oculata, dimostrata
davanti a una folla di migliaia di persone, radunatesi pochi giorni fa davanti
al Lincoln Memorial, quando ha preso la parola contro l’uso dei vaccini
definendo il pass vaccinale uno strumento da regime nazista. Ha cercato di
rendere consapevole il pubblico asserendo “Nessuno di noi avrà la
possibilità di scappare e nessuno potrà nascondersi a causa dei satelliti di
Bill Gates e del 5G con cui controlleranno ogni nostro movimento e
comportamento 24 ore su 24. Persino nella Germania di Hitler potevi nasconderti
in un attico, come fece Anna Frank”: parole che hanno suscitato lo sdegno
della comunità ebraica, a New York molto potente. L’argomento salute, ancora,
dopo tutto quello che è emerso sulla terapia genica a cui hanno sottoposto gran
parte di noi, torna alla ribalta in modo ambiguo: l’immunologo statunitense
Peter Hotez “Da giugno - ha twittato - 200 mila americani non
vaccinati hanno perso la vita, vittime della disinformazione” senza però
sottolineare se l’accertamento della cessazione di vita fosse avvenuta a causa del
Covid o semplicemente per altri motivi ma infettati dal virus. E quanti sono i decessi avvenuti per malori improvvisi, infarti,
turbo-tumori e mille altre cause non meglio identificate tra i vaccinati? Le
statistiche son impressionanti, anche quelle italiane. Il coraggio di Robert
Kennedy jr. un uomo a cui hanno assassinato il padre e che sa perfettamente di
essere nel mirino delle case farmaceutiche non è solo ammirevole: è eroico
perché sfidare apertamente una lobby così potente significa mettere al primo
posto la battaglia per il diritto all’autodeterminazione del cittadino in fatto
di tutela del proprio corpo, prima ancora della propria vita. È un uomo nelle
cui vene scorre il sangue non contaminato dalle logiche del potere sotterraneo,
quello contrastato da zio e padre, vittime della lobby dei soliti noti. Per
fortuna oggi possiamo constatare che il periodo neoliberale, tanto osannato da
chi ne ha tratto il massimo beneficio, sta davvero finendo. Il neoliberismo si
basava sul concetto che le democrazie andassero d’accordo tra loro e non si
combattessero, ma risolvessero le divergenze demandando le risoluzioni a
organizzazioni internazionali create da loro stesse, come le Nazioni Unite: sinceramente,
se ricordo le linee guida dell’OMS (la costola per la sanità mondiale) durante la
psico-pandemia, rabbrividisco. Se non bastasse, è manifesta l’inutilità di
organismi simili osservando quanto poco le stesse Nazioni Unite riescano a
intervenire in aree come Gaza, dove sarebbe necessario porre rimedio a uno dei genocidi
in atto oggi, in questo mondo corrotto dai soliti noti.
Quindi, il periodo neo liberale è finito, è completo: oggi si dovrebbe
tornare al realismo. Forse non è il metodo migliore, ma almeno non è più il
precedente con il disastro a cui ci ha portato: ogni nazione fa per sé, cercando
di ottenere il miglior risultato possibile, tutelando i propri interessi e, in
generale, definendo la propria sfera di influenza. Certo, la nostra classe
politica andrebbe riformata, ma non è detto che sia impossibile trovare giovani
leve, pervase da quel furore quasi eroico pronte a un cambiamento, ma non
violento. Figure come Elly Schlein, figlia di tanto padre, che ha fatto parte
dello staff per l’elezione a presidente di Barak Obama non hanno dimostrato altro
che inconsistenza; e anche Giorgia Meloni, partita da un’opposizione in cui
tuonava contro il governo di Conte e compagni di merenda, risulta aver avuto precedentemente
Mario Draghi come padrino dell’ASPEN. È questa un’associazione riservata, fondata
a Aspen in Colorado nel 1950, che promuove il dibattito su temi strategici
attraverso incontri a porte chiuse: in Italia ne fanno parte Giulio
Tremonti, Lucia Annunziata, Marta Dassù, Enrico Letta, Mario Monti, Lucio
Stanca e Giuliano Amato! E se qualcuno il 26 ottobre 2022 si fosse persa l’emblematica
frase al passaggio della campanella tra il presidente del consiglio Draghi uscente
e la subentrante Meloni, rispolvero la memoria “(…) mo’ mica mi molli da sola”. È necessario accettare la realtà: siamo una colonia degli Stati
Uniti e siamo stati venduti a più riprese dai cosiddetti statisti sponsorizzati
dai signori di quel governo “globale” - chiamato anche “deep state” - interessati
a ingigantire il proprio potere e denaro a discapito dei poveri… schiavi! E se
non vogliamo restare schiavi è consigliabile un rapido risveglio
dall’incantesimo perché l’Italia è un paese con una posizione strategica
particolarmente ambita. Se continuiamo con le politiche dissennate di invio
armi e denaro all’Ucraina dove ormai è emerso quanto la corruzione fosse e sia
ancora dilagante, senza investire nella sanità, nell’istruzione e
nell’industria ci ritroveremo con un simpatico “liberatore” che troverà
fantastico dominare il Mediterraneo da qualche postazione in più, come se non
ne avesse già abbastanza.