POVERTÀ
di Lorenzo
G. F. Molinari

Calcutta. Un povero rovista fra i rifiuti
foto: Idrajit Das
Un mondo
senza poveri. Siamo certi di volerlo? Parte I
Una diseguaglianza
mondiale
Ci scandalizziamo per le numerose ingiustizie sotto
gli occhi di tutti, molti vorrebbero fare qualcosa - almeno a parole -,
qualcuno già fa. La più palese delle ingiustizie è la distribuzione della
ricchezza nel mondo, se non altro perché coinvolge l’intera popolazione
mondiale ed è trasversale a ogni nazione (dati al 2024):
il 10%
della popolazione mondiale detiene il 76% della ricchezza,
il 50% detiene
solo un misero 2%.
Il 10%
della popolazione mondiale guadagna il 52% del reddito globale, il 53% guadagna
solo l’8%.
L’enorme
disuguaglianza tra i patrimoni detenuti da privati si riscontra anche tra i
redditi percepiti, seppure in misura inferiore. Scopo di questo articolo è
offrire un quadro di sintesi sulla disparità economica tra le persone nel mondo
e cosa comporterebbe un teorico livellamento. Per brevità, l’analisi sarà
concentrata sulle grandezze patrimoniali e non reddituali, se non altro perché
chi possiede grandi patrimoni tipicamente genera da essi redditi elevati,
mentre chi possiede modesti patrimoni, anche se mai beneficiasse di redditi
elevati, potrebbe impoverirsi più facilmente e in tempi più rapidi, se non,
addirittura, diventare povero. Inoltre, l’analisi reddituale conduce a
conclusioni sostanzialmente analoghe a quella patrimoniale. Come fanno i ricchi
sfondati a sedersi quotidianamente alle loro tavole imbandite con leccornie di
ogni tipo, mentre c’è chi non sa neppure come mettere insieme un pasto per la
propria famiglia? Senza andare lontano nei Paesi più poveri dell’Africa
Subsahariana o dell’Asia meridionale, rimanendo in Italia, quasi 6 milioni di
nostri concittadini soffrono di povertà alimentare, complessivamente il cibo è
un “lusso” per circa il 10% della popolazione italiana.
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| Calcutta. Un povero rovista fra i rifiuti foto: Idrajit Das |

San Paolo - Brasile. Senzatetto
foto: Wilfredor

foto: Wilfredor
Il ragionamento che segue
è puramente teorico e utopistico; tuttavia, offre qualche spunto di riflessione.
Teorico, perché non tiene conto che alcuni lavori sono retribuiti meglio di
altri (lavori usuranti e pericolosi, con ampie responsabilità, di grande professionalità,
ecc.), che il lavoro è retribuito in base al tempo lavorato (part time o tempo
pieno), che il potere d’acquisto è diverso nel mondo e nella stessa nazione (un
conto è comprare una casa in una zona rurale del Bangladesh, altro nella
periferia di Milano, altro ancora in centro a Milano), che il benessere non
dipende dalla sola ricchezza economica, che vivere da single è più oneroso che
vivere in coppia, che i figli costano finché non sono autonomi, che la
ricchezza non si accumula solo con il lavoro ma anche con operazioni
finanziarie, per eredità o per fortuna, che la ricchezza non dipende solo dal
patrimonio ma anche dal reddito, ecc.
Si può diventare
miliardari senza alcun merito: il 36% della ricchezza dei miliardari è
ereditata e tutti i miliardari sotto i 30 anni hanno ereditato la propria
ricchezza.
Molti
super-ricchi, soprattutto europei, devono parte della loro ricchezza al
colonialismo storico e allo sfruttamento anche odierno di Paesi poveri.
Ricchezze spropositate si possono accumulare in meno di una generazione.
Qualcuno ci è riuscito onestamente, realizzando un’idea geniale, avendo ottime
capacità imprenditoriali e trovandosi “al posto giusto nel momento giusto”. Non
necessariamente c’è del male a essere super-ricchi, soprattutto quando la
ricchezza è generata da aziende profittevoli che occupano molte persone e
offrono beni e servizi che migliorano la qualità della vita e il benessere
collettivo. Purtroppo non è quasi mai così: le grandi ricchezze sono spesso accumulate
sfruttando i lavoratori, costringendo i fornitori a condizioni inique,
commercializzando prodotti o servizi che si rivelano dannosi, sfruttando
favoritismi politici e paradisi fiscali, determinando un impatto disastroso nel
settore in cui operano, inquinando pesantemente l’ambientale, non condividendo
equamente i profitti con coloro che hanno partecipato attivamente alla loro
generazione, ecc.
Per poi
non dire dei danni causati dai super ricchi, soprattutto ambientali, dovuti a
uno stile di vita faraonico e consumistico, all’inquinamento prodotto dai loro
aerei, elicotteri, yacht e viaggi spaziali.
Alcuni
miliardari, tuttavia, hanno donato enormi ricchezze a iniziative filantropiche,
al di là della qualità dello scopo perseguito e dei benefici fiscali ottenuti:
1.- George Soros è il filantropo che ha donato la quota più
consistente della sua ricchezza: il 76%, di cui circa 36 mld$ alla Open Society
Foundations (OSF) da lui costituita, che si propone di promuovere democrazia,
diritti umani, istruzione e libertà di espressione. Tuttavia, è anche noto per
le sue operazioni speculative: nel 1992 speculò sia sulla sterlina britannica, guadagnando
1 mld$, sia sulla lira italiana, contribuendo alla svalutazione del 30% della
lira contro il dollaro (per difendere la lira, la Banca d'Italia spese circa 48
mld$ di riserve valutarie e l’allora governo Amato prelevò in modo forzoso e
straordinario lo 0,6% dai conti correnti bancari degli italiani, facendo
incassare allo Stato l’equivalente di 109.000 mld di lire, pari a 57 mld€
attuali);
2.- Bill Gates e Melinda French Gates hanno destinato alla
loro fondazione quasi il 50% del loro patrimonio (di oltre 100 mld$) per
progetti sulla salute e lo sviluppo globale, e hanno dichiarato che lasceranno
in eredità ai figli non più dell’1% dei loro patrimoni;
3.- Warren Buffett ha donato 62 mld$, ovvero il 30% della sua
fortuna, e ha dichiarato di voler devolvere oltre il 99% della sua ricchezza;
4.- Jef Bezos ha donato 4,1 mld$, appena l’1,6% del suo
patrimonio, pari a circa 251 mld$.
Secondo i
dati Forbes al 2024, i 25 principali filantropi degli Stati Uniti hanno donato
241 mld$ nel corso delle loro vite, corrispondenti, però, solo al 15% delle
loro ricchezze. Oltretutto si stima che le loro ricchezze crescano mediamente
più delle loro donazioni. Un’eccezione è lo statunitense alpinista e
imprenditore Yvon Chouinard, noto per aver sempre mantenuto uno stile di vita
sobrio e minimalista, anche quando Patagonia, l’azienda d’abbigliamento outdoor
da lui fondata, divenne un’azienda leader nel suo settore. Nel 2022, desiderando
che la Terra fosse l’unico azionista di Patagonia, trasferì la proprietà del
valore di circa 3 mld$, a due enti: Patagonia Purpose Trust, rivolto a protegge
la missione di Patagonia, e Holdfast Collective, che impiega interamente i
profitti di Patagonia in progetti di salvaguardia ambientale.
All’opposto,
vi sono miliardari che hanno donato cifre irrisorie rispetto al proprio
patrimonio. Per esempio, Elon Musk, la persona più ricca del mondo con un
patrimonio di circa 420 mld$, si stima avesse donato nel corso della sua vita, fino
al 2023, circa 0,6 mld$. La brama di possedere sempre di più, l’avidità, è un
male comune a tutti i livelli.

India. Lavaggio dei panni
foto: Antonio Milena
Come
risolvere questa grave ingiustizia sotto gli occhi di tutti?
Cinque
ragazzini si fermano davanti a una pasticceria, ma solo Mia e Mirko vi entrano
per comprarsi la merenda. In attesa di essere serviti, Mia si rivolge
all’amico: “Hai notato che i nostri amici fanno merenda quando li invitiamo a
casa, ma mai quando usciamo?”.
“Non
avranno fame”.
“Mah! Non
sarà che non hanno soldi per comprarla? Asia non è andata in vacanza questa
estate, Karim inventa sempre scuse per evitare le feste di compleanno e Zoe non
è neppure venuta alla gita scolastica”.
“Ripensandoci,
non ci vuole molto a capire che sono poveri… Hai visto il rottame di macchina
del papà di Karim!”, riprende Mirko mentre paga la pasta che ha scelto, “Che ci
possiamo fare?”.
“Vedi
tu…” risponde Mia con un’espressione un po’ stupita.
“Vedi tu?
Lo dici a me, che mio papà fa l’impiegato e mia mamma l’insegnante? Piuttosto
vedi tu, Mia, di fare qualcosa, se ti senti tanto ricca e altruista! Proprio
ieri mio papà ha commentato così la pubblicità di una ONLUS: “Chiedano soldi
a chi possiede ville, macchine di lusso e yacht! Noi non possiamo mica salvare
il mondo!”.
Mirko
guarda la pasta farcita di crema e l’addenta voracemente.
“Mirko,
non ti chiedo di salvare il mondo, ma se tu avessi due caramelle, io tre e i
nostri amici nessuna, non sarebbe bello che tu ne regalassi una e io due? Così
ne gusteremmo una a testa. Sai, io sono un po’ imbarazzata a mangiare la mia
pasta mentre i nostri amici ci aspettano fuori dalla pasticceria, osservandoci
attraverso la vetrata”.

Hanoi- Vietnam. Senzatetto
foto: G. Dennis Jarvis
Ha
ragione Mirko a credere che per risolvere la povertà nel mondo sono solo i super-ricchi
a dover fare qualcosa? O ha ragione Mia che, con fare samaritano, dividerebbe quello
che ha con gli amici poveri, pur sapendo di non risolvere i loro problemi?
La
questione è complessa e non è di poco conto. Tra l’altro, per chi non si è mai
occupato di povertà, aiuti economici, altrimenti detti elemosina, non
andrebbero dati in mano a chi ha bisogno, soprattutto a persone senza tetto,
che molto spesso se li bevono in birra o vino, e tanto meno a chi mendica di
mestiere. Per aiutare chi è in grave povertà è preferibile una donazione, anche
modesta, a una ONLUS di fiducia, nel caso segnalando la persona bisognosa che
si intende soccorrere; oppure l’aiuto si può tradurre nell’offrire il proprio
tempo come volontario. Sarà l’ONLUS a risolvere al meglio la situazione d’emergenza,
a prendersi in carico la persona in difficoltà e a sviluppare un progetto
mirato al suo recupero, nel caso riesca a instaurare un rapporto empatico,
mirato alla collaborazione della persona stessa.
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| India. Lavaggio dei panni foto: Antonio Milena |
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| Hanoi- Vietnam. Senzatetto foto: G. Dennis Jarvis |