RECUPERARE
L’USO DELLA RAGIONE
di Luigi
Mazzella
Il rumoroso
suicidio dell’Occidente
Secondo Arnold Joseph
Toynbee, storico appartenente alla corrente britannica dello storicismo
diffusasi nella seconda metà dell’Ottocento e collegato con uno dei capostipiti
della scuola, Oswald Spengler (da cui l’inglese prese, però, polemicamente le
distanze) una civiltà può estinguersi in un solo modo: attraverso il suicidio
che avviene quando nessuno crede più alle idee che l’avevano edificata. Sulla stessa linea di pensiero si è posto di recente lo storico
francese Michele De Jaeghere che ha scritto sul bimestrale Figaro
Histoire un breve saggio (“Gli ultimi giorni dell’impero romano”) che parla di
un silenzioso suicidio di Roma. A parte il suo, non del tutto condivisibile,
dissenso con Voltaire e con Edward Gibbon circa la responsabilità del declino
Romano attribuibile al Cristianesimo (che per la verità era solo agli inizi e,
quindi, solo potenzialmente nocivo e ben diverso quindi da quello che
mostrerà il suo vero volto con le Crociate, con lo sterminio di popoli del
Centro-America, con l’Inquisizione spagnola - ma non solo tale - con i patiboli
del Papa-Re e con presunte simpatie naziste), lo scritto induce a riflettere su
quello che potrebbe definirsi, oggi, “il rumoroso suicidio dell’intero
Occidente”.
Rumoroso perché?
come? Come una tragedia apocalittica o come una farsa recitata sopra le righe? I personaggi che occupano la scena ci inducono a pensare maggiormente
(con ciò che sono, con ciò che fanno e dicono) alla seconda alternativa. E
difatti: un comico dell’avanspettacolo ucraino, aduso a modesti successi al
box-office del suo teatrino di periferia, è diventato un “gigante” della
politica mondiale e vaneggia, da sconfitto in guerra, di imporre condizioni di
resa al vincitore (!). Ciò che sorprende di più è che gli tengano bordone, un
Presidente europeo in carica con la manìa di mostrare costantemente i
bicipiti, per far dimenticare certi schiaffi subiti in diretta
dalla sua first lady e i problemi giudiziari relativi al
“genere” della consorte medesima; una “pulzella” della periferia romana più
propensa a diplomatiche svenevolezze che non a usare l’ascia di guerra,
dissotterrata per incitamento di Joe Biden che parla (fortunatamente senza che
nessuno veramente la prenda sul serio) secondo un copione rinvenuto,
probabilmente, tra le carte degli anni Quaranta di un suo predecessore; un
Presidente neo eletto degli Stati Uniti che esibisce orgogliosamente
come veri trofei di vittorie conseguite gli atti ufficiali da lui firmati (con
il pantografo?) e tabelle di dazi di entità stratosferica imposti all’universo
mondo: e ciò nell’attesa di iniziare, da “Presidente di pace” (come si faceva a
non credergli, dopo Biden?), una guerra per annettersi la Groenlandia e di
avviare l’ampliamento di Guantanamo per rinchiudervi tutti i Capi di Stato
dell’America Latina a lui poco graditi e via dicendo.

Avvisate Trump!
La pantomima
cui gli Occidentali stanno assistendo stimola qualche domanda sul tema. C’è da chiedersi, infatti: se Vladimir Putin, anziché
correre, con automezzi armati e bombe, in soccorso di filorussi e russofoni
perseguitati dall’esercito Ucraino (nonostante la sottoscrizione di ben
due trattati a Minsk ), avesse fatto catturare, con un blitz di
forze speciali, Volodymyr Zelensky nella sua stanza da letto a Kiev e lo avesse
fatto mettere in prigione nelle carceri di Mosca, il mondo avrebbe parlato di
una sua sacrosanta “azione difensiva”?
In altre
parole, quel mondo avrebbe elogiato il Presidente Russo per la
sua condotta contro le azioni ordinate ai battaglioni neo nazisti
Azov dal “bieco” dittatore Ucraino, ricordando all’uopo
anche i retroscena con cui l’ex comico d’avanspettacolo aveva raggiunto il
potere nel suo Paese (già di per sé ex “collaborazionista” di
Hitler, nella seconda guerra mondiale)?
È difficile
crederlo, se non si è soliti portare la sveglia al collo! Gli uomini
Occidentali, sedicenti “di pensiero” (del vecchio come del nuovo Continente)
sono stati “schiavizzati”, senza possibilità di riscatto, dalla distruttiva
filosofia di Platone che ha esercitato per secoli il ruolo di “padre” del
pensiero Occidentale, annullando in essi ogni capacità di raziocinio.

E ciò in
vario modo: sia “innervando” il canone dualistico delle religioni
monoteistiche mediorientali sul punto di afflosciarsi, sia passando
indenne attraverso i tempi del Rinascimento e del Romanticismo (e
sfiorando persino una certa filosofia britannica) fino al momento di generare
quel monstrum filosofico costituito dall’Idealismo hegeliano con le
sue due pozioni distruttive e mortali del comunismo e del fascismo. Tali due
utopie, del tutto irrealizzabili e irrealizzate hanno
soltanto aggiunto, per gli abitanti della parte ovest del Pianeta (e non
solo per essi) un ulteriore focolaio di guerra a quello, già di per sé
poderoso, delle tre religioni mediorientali in permanente, reciproco conflitto.
La perfida e
diffamatoria maldicenza degli “scholari” dell’Accademia Platonica a
danno dei filosofi dell’ultima era della filosofia fondata sull’uso del
raziocinio (temperato, per giunta, dall’empirismo sperimentale) e il
sostegno indiretto a visioni metafisiche e fantasiose della vita umana hanno
condotto l’Occidente nel cul de sac in cui inutilmente si
dimena, senza possibilità di uscita. La gente straparla di diritto
internazionale nel momento in cui esso è platealmente calpestato; afferma
il tutto e il suo contrario in un delirio permanente e senza scampo. In Italia, responsabili di governo e alte autorità statali, con o senza
titoli di studio acquisiti, si esprimono, in forza della libertà prevista
dall’articolo 21 della Costituzione, come studenti universitari che un tempo
sarebbero stati considerati da bocciare inesorabilmente per le panzane
sostenute da insegnanti meno ignoranti.
In tutto
questo frangente, anime pie e devoti timorati di Dio insieme a fanatici
politici di altrettanta e altrettale indiscussa fede ideologica, difendono
la loro appartenenza al novero dei folli e scriteriati aspiranti
affossatori della nostra vita quotidiana, accusando di pistilliversatio
(id est: pestare acqua nel mortaio) chi tenta di
aggiungere ai tre malfattori dell’umanità: Mosè, Cristo e Maometto, (individuati da Baruch Spinosa) Platone ed Hegel ovviamente: con
i loro seguaci seguaci).
Post scriptum (dovuto
ad alcuni sensibili lettori di “Odissea”):
Al motto
latino “repetita iuvant” i Romani aggiungevano “sed stufant”.
C’è da chiedersi: lo avrebbero fatto anche se la denuncia di pericolo
ripetuta riguardava l’esistenza di follie suicide per scontri tra religioni
o idee contrapposte? Oggi che l’incubo di una guerra mondiale nucleare è
costantemente all’ordine del giorno, oggi che
l’ebreo Netanyhau stermina senza porsi limiti Palestinesi Islamici,
oggi che i Post-comunisti Russi cercano di eliminare i Neo-fascisti Ucraini che
si comportano come tali per loro stessa, esplicita ammissione, oggi
che Neo-comunisti per alleanze geopolitiche, contratte in odio
all’America, sono colpiti senza limiti da Americani che per costituzione
psico-fisica riproducono metodi di lotta di gang sensibili al verbo fascista
può veramente “stufare” che si ricordi agli occidentali di quali idee dei
malfattori dell’umanità occorra liberarsi per recuperare l’uso della ragione?




