REGALI
di Angelo Gaccione

Eseguito da Ivana Greco
bimba di 6 anni della mia terra
Non
sono bravo a fare regali. In casa nostra non usava. I pochi soldi che mio padre
guadagnava per sostenere una famiglia numerosa, bastavano sì e no per il
sostentamento. Dalla nonna materna ricevevo in regalo a volte una mela, a volte
una noce, un fico secco o qualche altro frutto della campagna, che custodiva
nelle sue ampie e lunghe vesti. Durante le feste qualche monetina, quando
andavo a baciarle la mano. Il nonno paterno non lo conobbi perché morì prima
che io nascessi, investito dalla moto di un teppista che non ha mai pagato. E all’epoca
le moto in circolazione nella mia città si contavano sulle dita di una mano. Della
nonna paterna ho un ricordo talmente vago, che non so più se l’abbia davvero vista
o se sia una semplice reminiscenza della foto in bianco e nero della sua tomba rimasta
nella mia mente di fanciullo. Non possedeva nulla e non avrebbe potuto fare un
regalo a nessuno. Da adulto, lasciavo che le persone a me più vicine
scegliessero loro, io mi limitavo a pagare. Sempre regali utili. Personalmente cercavo
di non farmene fare, e mi andava bene così. Le poche volte che non ho potuto
evitarlo, ho chiesto il solito maglione a collo alto. In genere, chi si
ricordava del mio compleanno, o veniva a cena da me, portava libri o penne: articoli
che avevo in abbondanza e avrei preferito che venissero a mani vuote perché a
me è sempre bastata la loro presenza. Il Natale, che era l’unica ricorrenza a
cui ero rimasto legato, ha perso da tempo ogni attrattiva: si è riconvertita in
un’orgia di spreco e di consumo per me insopportabile. Ora regalo i dolci della
tradizione che mia moglie continua a fare per i pochi amici, nient’altro. Di
recente, l’arrivo di un pacco-dono privo di mittente e con la sola indicazione
dell’agenzia che me lo ha recapitato, mi ha fatto scervellare fino a quando una
email non ha chiarito il mistero. “Caro Angelo, ti ho inviato un
dolce-simbolo della mia città, che decisamente con me (noi) non è mai
stata dolce...”. Si trattava di una cara amica, la poetessa Alida Airaghi. Ho
pensato che nemmeno la mia è stata dolce con me. Sono sempre le cose più amate
che ci fanno soffrire.

bimba di 6 anni della mia terra

