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lunedì 23 febbraio 2026

ACRONIMI E SIGNIFICATI RECONDITI
di Romano Rinaldi


 
La rielezione dell’attuale presidente degli USA, effettiva da poco più di un anno e della durata programmata di quattro anni, ha avuto come leitmotiv l’acronimo MAGA (Make America Great Again) dietro al quale c’è una nuova visione del ruolo degli USA nel mondo e dei mezzi per ottenerlo che ribalta praticamente tutti i principii ai quali si era finora ispirata l’egemonia americana nel mondo occidentale con implicazioni anche per tutti gli altri Paesi attratti da quel “modello” (soft power) o brutalmente sospinti, a suon di bombe, verso quell’ideale.
Il primo elemento che è stato inserito in questo nuovo modello è quello dell’isolazionismo; quindi, niente più guerre e la promessa di contribuire in men che non si dica alla fine di quelle in corso, ovunque fossero e per qualsiasi ragione (o torto). Il “deal master” (creatore di accordi) aveva la certezza di riuscire nel suo intento di mettere tutti d’accordo ricorrendo ad azioni soprattutto economiche (protezionismo) a carattere coercitivo oppure con minacce militari (in parte anche messe in atto) ed offrendo proposte che non potevano essere rifiutate (suona un po’ come la Chicago negli anni tra il 1920 e il 1930 ma questo è solo un dettaglio). Nulla di ciò si è finora verificato. Per il resto, la teoria MAGA propone un’infarcitura di soluzioni retrograde a tanti problemi.




Ad esempio; quelli dell’immigrazione, con le deportazioni di massa; dell’ambiente e delle variazioni climatiche, con il più bieco negazionismo; dell’aiuto ai paesi poveri per la salvaguardia della salute, con la cancellazione di quasi tutti i programmi; della ricerca di base in campo biomedico, con altrettanti drastici tagli ai finanziamenti ed infine con l’indebolimento di tutti gli organismi sovranazionali, a partire dall’ONU in funzione di una preminenza del diritto della forza (degli USA) a dispetto della forza del diritto, interno ed internazionale del quale questa amministrazione ha deciso di liberarsi definitivamente. Oltre naturalmente a doversi liberare di tutti i pesi e contrappesi tra i poteri dello Stato che devono esistere in uno stato di diritto basato sulle regole della democrazia liberale.



Ecco dunque spiegata in poche parole in cosa consiste questa “filosofia” MAGA di cui molti governanti anche da noi, compresa la nostra Presidente del Consiglio, si riempiono la bocca, pur professando un “atlantismo” e una “difesa dei valori occidentali” che non si capisce bene su cosa dovrebbero essere fondati date queste premesse.
Bene ha fatto dunque il Premier canadese a Davos a denunciare l’impossibilità di adeguarsi a questo modello e tantomeno poter continuare “business as usual” soggiacendo alle imposizioni che l’elefante americano, sdraiato con la sua lunga schiena su tutto il confine dall’Atlantico al Pacifico tra i due Paesi, potrebbe mettere in atto con un “rotolino” verso Nord! E benissimo ha fatto il Cancelliere tedesco Merz a rimarcare, a Monaco, lo stesso principio invitando l’Unione Europa a reagire in modo fermo e consono a questa intollerabile prepotenza mettendo in atto una reazione adeguata per evitare di cadere nella trappola della destrutturazione dell’ordinamento liberal-democratico che ha garantito all’Europa gli ultimi 80 anni di pace pressoché totale. Il periodo più lungo in assoluto di prosperità e pace nella millenaria storia delle sue Nazioni. 


Merz

Questa scossa alla prepotenza americana sta finalmente cominciando a dare qualche risultato. È infatti risaputo che alla boria dell’acronimo MAGA, fa riscontro un altro acronimo col quale l’attuale presidente era noto nel suo mondo degli affari: TACO, ovvero “Trump Always Chickens Out”, tradotto: se messo alle strette, scappa come un pollo. Ecco, questo è dunque l’atteggiamento da adottare con chi non molla finché non sente del duro.




In quest’ottica il mondo intero, tutt’ora incapace di scrollarsi di dosso lo sbigottimento creato dalle imposizioni dei dazi capestro voluta dal Presidente degli Stati Uniti d’America (POTUS), dovrebbe accogliere con una notevole soddisfazione la recentissima decisione della Suprema Corte degli Stati Uniti d’America (SCOTUS) di dichiararli illeciti. E tutti dobbiamo anche ritenerci molto fortunati in quanto la nomina dei 9 giudici della Corte (a fine mandato solo per fine vita o dimissioni) è prerogativa del presidente in carica e Trump si è trovato nella fortunata posizione di poterne nominare ben tre, trovandone già altri tre di nomina repubblicana (Bush Senior e Junior) e solo tre di nomina democratica (Biden e Obama). Nel confronto tra i poteri dello Stato, SCOTUS ha prevalso su POTUS, persino in un sistema in cui è normale una certa soggezione (per nomina) dei giudici al potere politico. 


Carney

La professionalità ha dunque prevalso nei confronti dell’obbedienza. Una bella lezione al nostro Governo che straparla di giudici politicizzati, soprattutto riferendosi a presunte maggioritarie tendenze sinistrose e vorrebbe introdurre norme di nomina più dipendenti dal governo in carica, per la stessa ammissione del Ministro Guardasigilli, proponente della riforma che sarà presto sottoposta a referendum popolare.



Tornando alle relazioni tra UE e USA, il fatto che nel nome di un revanscismo nazionalista ci siano governanti europei che, ammiccando al movimento MAGA, non riescono a capire cosa stanno mettendo in gioco a nome e per conto delle popolazioni che dovrebbero guidare con saggezza e lungimiranza verso un miglioramento delle loro condizioni, è a dir poco disarmante. E finché si tratta di un piccolo Paese come l’Ungheria (9,6 milioni di abitanti, poco più di due volte quelli di Roma e provincia), uscita da poco dal regime totalitario comunista dell’ex Unione Sovietica ed ora ondeggiante verso un altro regime, questa volta di stampo neonazista (come capita nella fisica: il principio dell’azione e reazione…), non c’è tanto da meravigliarsi. Bisogna aspettare una maturazione. Ma se si tratta dell’Italia, il Paese che ha fondato e poi sofferto tutte le sanguinose conseguenze di quel tipo di regime, per poi riscattare la propria identità tra le Nazioni-guida fondatrici della UE fornendo un grande contributo intellettuale, normativo, legislativo, politico e morale a questa titanica impresa, no non si può facilmente capire quanto sia arretrata la mentalità di chi non ha capito cosa si debba fare per la salvaguardia degli interessi del popolo di tutta la Nazione. Ovvero tutta la popolazione che ha il diritto di essere rappresentata da chi li governa nel rispetto della Costituzione alla quale questi rappresentanti hanno giurato fedeltà. Il loro dovere è quello di assecondare le legittime aspirazioni di tutti al miglioramento delle condizioni di vita e convivenza civile nel Paese, secondo appunto i dettami della Costituzione. Questo è il solo “populismo” che i governanti hanno il dovere di rispettare. 



Viceversa, non hanno alcun diritto di esibirsi in una forsennata rincorsa del populismo tout court che si esprime coi sentimenti della pancia da parte ahimè della meno dotata porzione della popolazione. Una porzione che si presenta solitamente come una minoranza molto rumorosa e prepotente e che per questo riesce ad orientare il consenso.
Ecco, dunque, quando si sente la nostra Presidente del Consiglio affermare di essere in sintonia con i principi propugnati dalla presente amministrazione americana attraverso il movimento MAGA, vengono i brividi, soprattutto perché questi principi vengono presentati come la continuazione di un rapporto nel solco dell’atlantismo e della difesa dei “valori occidentali” come se nulla fosse cambiato nell’ultimo anno. Se non è pura mistificazione in malafede, si tratta di una imperdonabile ingenuità. Nell’un caso o nell’altro non è un buon servizio all’Italia né all’Unione Europea e soprattutto va in senso contrario all’auspicabile evoluzione degli ordinamenti UE in senso federalista coi quali potremmo finalmente ambire al completo riscatto dalla barbarie in cui ci hanno precipitato un centinaio di anni fa, coinvolgendo il mondo intero, il regime fascista italiano e il conseguente nazismo tedesco, quest’ultimo il frutto della tipica esasperazione teutonica per il “lavoro fatto alla perfezione”!