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lunedì 23 febbraio 2026

UN CORO DI INDIFFERENZA
di Vittorio Melandri


 

(Che lo scempio della Costituzione, chiamato “separazione delle carriere”, o forse meglio “delle corriere”, sta amplificando). 

Da tempo mi angoscia il coro di indifferenza che dotti e meno dotti, si affannano ad intonare in memoria dell’eterno “fascismo”. Quello che da sempre affonda le sue radici in quel terreno reso sempre fertile dalla violenza, dalla sopraffazione sul più debole, dal vigliacco servaggio offerto a chi è creduto più forte. Quel fascismo che in italiano si è saputo codificare una volta per tutte, quello subito denunciato da Gobetti e Matteotti, e che lo stesso Mussolini dichiarava di non aver inventato, bensì estratto dall’anima degli italiani. Il coro degli indifferenti, canta beato pensando che quel fascismo sia stato cambiato per sempre dal sangue versato, e compone versi che descrivono i cambiamenti, che indicano i fascisti vestiti di nuovo, come se fascisti non fossero più. In Italia è bastato che una legge elettorale suicida e demenziale, favorisse un’abile “Underdog”, perché riemergesse dal profondo, vestito di nuovo ma intatto nella sua sostanza. Le frasi non sono libri, ma i libri sono pur fatti di frasi, e assumo l'arbitrio, sulle tracce di Italo Calvino di estendere ad una frase di Gobetti, il significato che lui attribuisce ai libri classici. Per cui si può purtroppo dire classica, la frase di Gobetti, “fascismo come autobiografia degli italiani”, perché... non ha mai finito di dire quel che ha da dire.