Non
ho conosciuto Ennio Flaiano, ma sono stato amico di quasi tutti i suoi amici
che lo ritenevano del tutto e felicemente ateo. Tra i suoi biografi,
però, c’è chi lo definisce, per asserito amor di precisione, un agnostico
razionalista e ricorda la sua battuta: “Era ateo ma si era convertito
per poter bestemmiare!”.Non so se Flaiano abbia avuto la fortuna di potere
studiare fuori dai seminari religiosi (certamente non è stato alunno dei
Gesuiti in scuole di cosiddetta élite). Desumo che, come
tutte le persone di intelligenza pari alla sua, egli ha sempre
rappresentato per i fideisti un duro ostacolo da superare e solo i più “aperti”
(si fa per dire) lo citano con il dovuto rispetto. Di
recente è stato ricordato il suo aforisma: “stanco dell’infinitamente
piccolo e dell’infinitamente grande, lo scienziato si dedicò all’infinitamente
medio””che, com’è stato giustamente osservato, altro non è che il
modello sociale vincente nella collettività umana, quello della mediocrità.Naturalmente, sull’estensione e quantità degli
individui mediocri nell’età attuale, i pareri divergono, ma la domanda
principale è: devono essere ricompresi tra i mediocri gli esseri umani che,
improvvidamente disconoscendolo, rinunciano all’uso di ragione? Possibile
che non capiscano che la razionalità è la sola qualità che li distingue dagli
altri esseri viventi? Che cosa li convince a porre fiducia in ciò che viene
rivelato da altri: sedicenti sacerdoti di un invisibile Dio o maestri di un
superiore pensiero? Possibile che si inducono a credere, senza possibilità di
verifica o con la conoscenza di prove contrarie, nella realizzabilità di
astratte utopie salvifiche e benefiche e si lanciano, a spada tratta, contro
chi osa pensare in maniera diversa? C’è chi ritiene che la presenza
abbondante di fideisti convinti e di fanatici politici di incrollabile
ideologia rappresenta, per come vanno le cose, il segno di un progressivo
dissolvimento di ogni possibilità di civile convivenza in Occidente. Io sono
tra essi. D’odio si muore è il titolo del mio ultimo libro e ne è
protagonista proprio quell’infinitamente medio di cui scrive Ennio
Flaiano.