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martedì 24 febbraio 2026

“L’INFINITAMENTE MEDIO”
di Luigi Mazzella
 
Ennio Flaiano
 
Non ho conosciuto Ennio Flaiano, ma sono stato amico di quasi tutti i suoi amici che lo ritenevano del tutto e felicemente ateo. Tra i suoi biografi, però, c’è chi lo definisce, per asserito amor di precisione, un agnostico razionalista e ricorda la sua battuta: “Era ateo ma si era convertito per poter  bestemmiare!”. Non so se Flaiano abbia avuto la fortuna di potere studiare fuori dai seminari religiosi (certamente non è stato alunno dei Gesuiti in scuole di cosiddetta élite). Desumo che, come tutte le persone di intelligenza pari alla sua, egli ha sempre rappresentato per i fideisti un duro ostacolo da superare e solo i più “aperti” (si fa per dire) lo citano con il dovuto rispetto. 
Di recente è stato ricordato il suo aforisma: “stanco dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, lo scienziato si dedicò all’infinitamente medio ”che, com’è stato giustamente osservato, altro non è che il modello sociale vincente nella collettività umana, quello della mediocrità. Naturalmente, sull’estensione e quantità degli individui mediocri nell’età attuale, i pareri divergono, ma la domanda principale è: devono essere ricompresi tra i mediocri gli esseri umani che, improvvidamente disconoscendolo, rinunciano all’uso di ragione? Possibile che non capiscano che la razionalità è la sola qualità che li distingue dagli altri esseri viventi? Che cosa li convince a porre fiducia in ciò che viene rivelato da altri: sedicenti sacerdoti di un invisibile Dio o maestri di un superiore pensiero? Possibile che si inducono a credere, senza possibilità di verifica o con la conoscenza di prove contrarie, nella realizzabilità di astratte utopie salvifiche e benefiche e si lanciano, a spada tratta, contro chi osa pensare in maniera diversa? C’è chi ritiene che la presenza abbondante di fideisti convinti e di fanatici politici di incrollabile ideologia rappresenta, per come vanno le cose, il segno di un progressivo dissolvimento di ogni possibilità di civile convivenza in Occidente. Io sono tra essi. D’odio si muore è il titolo del mio ultimo libro e ne è protagonista proprio quell’infinitamente medio di cui scrive Ennio Flaiano.