Una
proposta di riflessione complessiva. La
conferenza sugli enti locali sviluppata da Alleanza Verdi Sinistra in una
"due giorni" romana ha rappresentato sicuramente un fatto positivo di
ritorno alla discussione su di un tema cruciale sul quale, nel corso degli
ultimi anni, la sinistra ha stentato a portare avanti una elaborazione adeguata
ai cambiamenti in atto sia sul piano sociale sia -soprattutto - su quello
istituzionale. Nel corso dei lavori in questione sono stati colti alcuni punti
di decisivo interesse: a partire dalla risposta necessaria che le istituzioni
locali sono chiamate a fornire non tanto e non solo ai vari decreti sicurezza
sui quali la destra intende scavare fenomeni di criminalizzazione di
diseguaglianza. L'idea della solidarietà sociale
deve accompagnarsi agli altri elementi di discussione e proposta: dallo stop al
consumo di suolo, al salario minimo comunale fino alla necessità di ricostruire
reti con le realtà locali costruendo un nesso tra centri di aggregazione,
cultura, sedi di solidarietà sociale. Questo intervento però intende
sollecitare un innalzamento del livello proponendo al riguardo una riflessione
"sistemica" sull'insieme dei livelli decentrati di governo: 1) Il primo punto riguarda la
collocazione del complesso degli Enti Locali rispetto al rigurgito nazionalista
che la destra sta promuovendo e che attraversa in modo pericoloso la società
italiana. La risposta non può che essere quella dell'autonomia del sistema
autonomistico mettendo in discussione prima di tutto il sistema della finanza
locale e del fisco a livello periferico. Serve però qualcosa di più ampio cui
fare riferimento per una elaborazione teorica che conduca a una forte
propositività. Sarebbe il caso di pensare al ruolo del sistema degli enti
locali italiano in un quadro di rilancio del progetto di federalismo europeo.
Non entro qui nel merito del dettaglio progettuale: sicuramente una proiezione
di questo tipo avviando una "rete" transnazionale di amministrazioni
progressiste potrebbe rappresentare un primo passo;
2) Il secondo punto di
riflessione dovrebbe riguardare il ruolo delle Regioni, da affrontare proprio
adesso che a destra si sta cercando di concretizzare il tema dell'autonomia
differenziata. Il tema della collocazione istituzionale delle Regioni riguarda
una necessità di analisi del bilancio di questi ultimi anni, in particolare
dall'introduzione del meccanismo di elezione diretta dei Presidenti delle
giunte regionali. Il fenomeno era già in atto in precedenza e si tratta di un
vero e proprio mutamento d'asse avvenuto nella natura stessa dell'Ente.
Trascurando la polemica sulla mancata abolizione di alcuni ministeri che era
stata "promessa" in un qualche modo all'inizio del varo della legislazione
regionale, rimane il fatto che la funzione legislativa e di coordinamento ha
subito nel corso degli anni una vera e propria "torsione" verso un
Ente esclusivamente di nomina e di spesa (spesa tra l'altro vincolata quasi
monotematicamente al comparto della sanità, con esito molto negativi).
L'elezione diretta del presidente della giunta regionale ha poi forzato la
direzione della macchina amministrativa regionale in funzione delle esigenze
dello stesso presidente e della sua parte politica creando nicchie clientelari
e alimentando fenomeni di corruzione sia nella Regioni a statuto ordinario sia
in quelle a statuto speciale; 3) Il terzo punto riguarda il
tema della governance dell'area vasta intermedia. È il discorso del
rapporto tra "Città" e "Post-Città" in una fase in cui le
esigenze di nuove e diverse aggregazioni istituzionali ma anche sociali e
culturali si sta imponendo nei fatti. Il ritorno al voto diretto nelle antiche
sedi provinciali potrebbe rappresentare un primo elemento di discussione
accompagnato naturalmente da un discorso riguardante i compiti da assegnare a
Enti che tornerebbero ad essere governati da soggetti espressione
dell'elettorato di primo grado (anche qui si porrebbe comunque il punto
riguardante l'elezione diretta del Presidente). Forse sarebbe il caso al
riguardo del governo intermedio di area vasta (constatato il fallimento della
formula "Città metropolitana") si cominciare a ripensare all'insieme
del tessuto istituzionale autonomistico (anche in relazione al tema del federalismo
europeo cui si è accennato) magari partendo da quella trascurata proposta
avanzata dalla Società Geografica Italiana che prevedeva un solo livello
intermedio tra Governo e Comuni attraverso la creazione di 36
"cantoni" o "dipartimenti" alcuni dei quali, nella loro
entità geografica, che superavano le stesse realtà regionali che appaiono in
alcuni casi del tutto obsolete per via dell'avvenuto mutamento dei flussi
demografici, economici, turistici,, dell'appartenenza culturale;
4) l'ultimo punto, di grande
delicatezza, riguarda l'elezione diretta dei Sindaci. Una riflessione sotto
questo aspetto si impone almeno per i Comuni superiori ai 15.000 abitanti.
All'obiezione che l'elezione diretta del Sindaco (norma che risale al 1993)
abbia garantito stabilità debbono essere opposti due elementi di contrasto: il
primo riguarda l'esaltazione della personalizzazione della politica che
l'elezione diretta sicuramente comporta e questo è un punto che le strutture di
partito nella loro evoluzione organizzativa e di rapporto sociale dovrebbero
meglio considerare; il secondo la crescente disaffezione al voto che le
elezioni comunali presentano di volta in volta. Ormai i comuni non si
presentano più come l'Ente più vicino alle esigenze della popolazione e - di
conseguenza - l'Ente che invita alla maggiore partecipazione. La scelta
sciagurata compiuta dalla Legge Del Rio di abolizione della circoscrizioni
nelle città al di sotto dei 100.000 abitanti anche se capoluogo di provincia ha
contribuito a fornire un vero e proprio "colpo" alla già declinante
partecipazione popolare cui si sta cercando di ovviare con meritevoli
iniziative legate però necessariamente a una visione del tutto volontaristica e
quindi anche limitata al fine di stabilire nuovi livelli di Città sul piano
della solidarietà sociale e alla crescita di una emarginazione che diventa
anche istituzionale.