Sul nespolo del mio cortile non vengono più né i passerotti,
né lo scricciolo che mi teneva compagnia, né i merli. Le cornacchie, alle quali
continuiamo a sottrarre spazio con il dissennato consumo di suolo agricolo, si
sono impadronite delle piante di città e dunque anche del nespolo. Hanno
divorato i piccoli pennuti, ed ora non vengono neppure loro perché non
avrebbero nient’altro da divorare. Rovistano tra i rifiuti dei giardinetti dove
i chioschi all’aperto vendono cibi di ogni tipo, così come fanno i cinghiali
che si spingono sempre più nei centri urbani di città e paesi. Roma è stato un
caso emblematico negli ultimi tempi. Cinghiali, gabbiani, volpi e cicogne si
fanno vedere sempre più spesso a ridosso delle abitazioni anche nei centri del
Sud, non solo lungo le strade di campagna. Gli incendi da un lato, l’uso
smodato e pervasivo di prodotti chimici dall’altro, hanno alterato talmente
l’habitat di queste creature, da doverlo abbandonare. Diverse specie non lo
riconoscono più come territorio proprio, ma come minaccia ostile alla loro
sopravvivenza. In alcuni luoghi un tempo salubri sono completamente sparite le
api, in altri si sono ridotte di numero e la produzione di miele ha subìto un
vistoso calo. Ce ne dovremmo allarmare, e invece non ce ne preoccupiamo. Dove
finiscono gli animali a ridosso dei teatri di guerra che riescono
miracolosamente a sfuggire ai rovinosi bombardamenti e agli agenti chimici che
esplosivi sempre più letali diffondono? In che condizioni sopravvivono avendo
dovuto forzatamente mutare contesto? Non ce lo chiediamo mai. Non lo facciamo
per gli alberi e per le piante sottoposti alla stessa sorte, non lo facciamo per
il brulicare di vita che il sottosuolo custodisce.
Che colpa ne hanno loro? È
una domanda che sentiamo spesso quando a subire morte e rovina sono esseri
umani innocenti, ma non la formuliamo mai quando a subire la stessa sorte sono
creature altrettanto innocenti che appartengono allo stesso universo dentro cui
siamo immersi in simbiosi armonia. Vi siete chiesti quanti di questi esseri
sono periti nel corso di quella incivile e barbara consuetudine dei botti di
fine anno? Quanti sono diventati folli di paura o si sono ammalati senza
rimedio?