DEMOCRAZIA E TECNOLOGIA di Antonio Santiago
Ventura
Non è possibile il confronto dialettico fra la mia generazione e
quella di mio padre, la quale, a sua volta, riteneva impossibile il dialogo con
le generazioni precedenti. Per quanto riguarda la mia generazione e quella di
mio padre, il confronto è impossibile in quanto, la sua generazione è cresciuta
con un dogma e un’idea inalienabile, inalterabile, come un concetto religioso,
l’idea di Democrazia. Questa idea della Democrazia, come perfezione assoluta, è
tanto più forte e inaggirabile in loro, quanto più la si inquadra storicamente:
la Storia europea moderna arrivò effettivamente a destinazione. I padri, Locke,
Smith, Hobbes, Rousseau, Marx, avevano già detto tutto l’indispensabile,
avevano creato le coordinate, ora si trattava solo di viverle. La macchina
della Produzione capitalistica produceva per i giovani figli dell’Europa, i
giovani figli di Marx e di Rousseau. Ma la macchina capitalistica non ha alcun
riguardo per le idee e i padri, e così continuò a produrre, indifferente alla
misura del benessere e della felicità. Si crearono nuovi schemi di potere, e
nuove dinamiche interpretative. Si crearono addirittura nuove sintomatologie
cliniche, e nuove ontologie. La forza della Democrazia, elaborata dagli autori
della Resistenza, andava impallidendo, scomparendo. L’Europa divenne vittima
dei suoi migliori ideali, spolpata nella sua linfa vitale dagli ideali moderni,
tanto da morire. Il benessere, invece che liberarli, li rese sempre più
inumani, stolti e ottusi. Ora stiamo attraversando una fase nuova della Storia
post moderna, nella quale la Tecnica sembra avere preso definitivamente il
sopravvento. A questo punto viene da chiedersi, perché la riflessione più
drammatica sulla Tecnica si fosse esaurita nella prima metà del secolo. La
risposta a questa domanda è doppia e ambivalente: con la catastrofe della Seconda
guerra mondiale, si dovette ricostruire un’Europa distrutta, e le energie che
ne conseguirono dovettero essere inevitabilmente delle energie positive,
fiduciose. D’altra parte, il potere della Tecnica si era già consolidato e
distribuito, se pure nella distruzione delle maggiori città europee. Quindi,
furono queste due traiettorie apparentemente divergenti, a fare delle nuove
masse europee, per così dire, dei cives Technologiae. La fase attuale di crisi
della Democrazia, corrisponde a uno sbilanciamento fra il potere economico e il
potere dello Stato, a una deformazione delle dottrine liberali, quello che
chiamano neoliberismo. La Tecnica, per come oggi la intendiamo, significa
principalmente economia, potere economico. Non è più certo quella
dell’ottocento positivista, impressionista, fatta di sorpresa e invenzione. È
una Tecnica che esiste unicamente per la Produzione, per la produzione di sé stessa,
non ha più niente di umano. Quindi, noi, cosa dobbiamo fare? Dobbiamo
distruggere la Tecnica o la Produzione?