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mercoledì 11 febbraio 2026

DEMOCRAZIA E TECNOLOGIA
di Antonio Santiago Ventura


 
Non è possibile il confronto dialettico fra la mia generazione e quella di mio padre, la quale, a sua volta, riteneva impossibile il dialogo con le generazioni precedenti. Per quanto riguarda la mia generazione e quella di mio padre, il confronto è impossibile in quanto, la sua generazione è cresciuta con un dogma e un’idea inalienabile, inalterabile, come un concetto religioso, l’idea di Democrazia. Questa idea della Democrazia, come perfezione assoluta, è tanto più forte e inaggirabile in loro, quanto più la si inquadra storicamente: la Storia europea moderna arrivò effettivamente a destinazione. I padri, Locke, Smith, Hobbes, Rousseau, Marx, avevano già detto tutto l’indispensabile, avevano creato le coordinate, ora si trattava solo di viverle. La macchina della Produzione capitalistica produceva per i giovani figli dell’Europa, i giovani figli di Marx e di Rousseau. Ma la macchina capitalistica non ha alcun riguardo per le idee e i padri, e così continuò a produrre, indifferente alla misura del benessere e della felicità. Si crearono nuovi schemi di potere, e nuove dinamiche interpretative. Si crearono addirittura nuove sintomatologie cliniche, e nuove ontologie. La forza della Democrazia, elaborata dagli autori della Resistenza, andava impallidendo, scomparendo. L’Europa divenne vittima dei suoi migliori ideali, spolpata nella sua linfa vitale dagli ideali moderni, tanto da morire. Il benessere, invece che liberarli, li rese sempre più inumani, stolti e ottusi. Ora stiamo attraversando una fase nuova della Storia post moderna, nella quale la Tecnica sembra avere preso definitivamente il sopravvento. A questo punto viene da chiedersi, perché la riflessione più drammatica sulla Tecnica si fosse esaurita nella prima metà del secolo. La risposta a questa domanda è doppia e ambivalente: con la catastrofe della Seconda guerra mondiale, si dovette ricostruire un’Europa distrutta, e le energie che ne conseguirono dovettero essere inevitabilmente delle energie positive, fiduciose. D’altra parte, il potere della Tecnica si era già consolidato e distribuito, se pure nella distruzione delle maggiori città europee. Quindi, furono queste due traiettorie apparentemente divergenti, a fare delle nuove masse europee, per così dire, dei cives Technologiae. La fase attuale di crisi della Democrazia, corrisponde a uno sbilanciamento fra il potere economico e il potere dello Stato, a una deformazione delle dottrine liberali, quello che chiamano neoliberismo. La Tecnica, per come oggi la intendiamo, significa principalmente economia, potere economico. Non è più certo quella dell’ottocento positivista, impressionista, fatta di sorpresa e invenzione. È una Tecnica che esiste unicamente per la Produzione, per la produzione di sé stessa, non ha più niente di umano. Quindi, noi, cosa dobbiamo fare? Dobbiamo distruggere la Tecnica o la Produzione?