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giovedì 5 febbraio 2026

IL CASO VANNACCI
di Luigi Mazzella
 

Divorzio...
 
Sono profondamente convinto che un pensiero, in modo vero e totale libero da condizionamenti di ogni tipo, aiuterebbe a capire che cosa stia veramente accadendo nel nostro Occidente, dilaniato da odio e contrasti insanabili. Sono anche consapevole, però, che il presupposto indispensabile di una tale condizione mentale è il coraggio e che su di esso ciò che ha scritto Alessandro Manzoni, a proposito di Don Abbondio, resta insuperabile. Dopo quel che è trapelato da oltre Oceano circa lo stretto connubio tra il partito Democratico di Obama e di Clinton con il Deep State della CIA, dell’FBI, del Pentagono, della lobby ebraica di Wall  Street (e della City di Londra) e dell’industria delle armi non è un contro-senso ritenere che un eventuale “Club degli Affari Bellici” un tempo insediato alla Casa Bianca di Joe Biden, avvalendosi della CIA negli States e dei Servizi d’intelligence cosiddetti “deviati”(ovviamente dalla stessa CIA) in Europa, voglia dare tardivi e furibondi “colpi di coda” alla Amministrazione Trump, vittoriosa alle elezioni americane ma ferocemente contrastata oltre Oceano da una Sinistra pauperistica ed elemosiniera (pur priva di guide veramente carismatiche da contrapporre al tycoon statunitense ). In Italia, la situazione è addirittura più grave per l’esponente Repubblicano: persino la Destra di Giorgia Meloni, del “volenteroso” Guido Crosetto, del bellicoso Antonio Tajani e di un sempre incerto Matteo Salvini è diventata parte di quello schieramento prevalentemente “sinistrorso”.  Non a caso Viktor Orban si è tenuto, a suo tempo, ben lontano da “baciamani” (con inchini o per tabulas) a Joe Biden. Le profferte servili successive all’elezione di Trump della Presidente del Consiglio Italiana non hanno convinto nessuno (neppure in Italia) e non è da escludere che, dopo aver perso la fiducia anche nel titubante Salvini, il Presidente Statunitense stia dietro “l’operazione Vannacci”, considerata in maniera positiva non tanto per le “qualità” o le “idee” dell’uomo quanto per la crescita progressiva degli astensionisti dal voto da parte di elettori contrari alle guerre e alle guerriglie. Vedremo, come andrà a finire. Pesa su tale ipotesi di “riscossa”, la presenza dei Cinque Stelle per così dire “in agguato”. È vero che chiamandolo Giuseppi (al plurale) Trump aveva mostrato, già tempo fa, di diffidare di Conte per una sua probabile “doppiezza” e di temere la mediazione di potenti associazioni per i suoi rapporti con i “Democratici”, ma in politica le cose possono cambiare.
Certo, conoscendo, altresì, molto bene il ruolo di “agente provocatore” svolto dal Movimento fin dagli anni di Beppe Grillo (un leader, come Volodymyr  Zelensky, scelto dai Democratici nel “vivaio” dell’avanspettacolo) i sonni del Presidente non saranno tranquilli; ma egli sa bene che per lui è tempo di veglia. Come per noi, d’altronde!