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venerdì 13 febbraio 2026

SAN SATIRO
di Angelo Gaccione


 
N
on sono un esperto di agiografia e di santi me ne intendo poco. Ho qualche vaga conoscenza sul beato della mia città di cui porto due dei suoi nomi: i veri, perché in effetti era stato battezzato Luca Antonio. Il nome Angelo se lo era attribuito quando divenne frate cappuccino, e mia madre me lo appioppò come primo dei tre, perché con questo nome era universalmente noto urbi et orbi. Non mi è mai dispiaciuto questo nome, mia madre era devota a questo cappuccino perché incarnava uno status di povertà, anche se in casa nostra non c’era tutto questo fervore religioso, anzi. Tuttavia, è a lui che chiese la grazia quando mia sorella, oramai “licenziata” dai medici, era stata data per spacciata. Mi portò con sé, scalza, senza ombrelli sotto un temporale micidiale, ad impetrare la grazia bussando a decine e decine di porte per chiedere l’elemosina per il Beato, ed è un miracolo, vista la mia fragile costituzione, se ad andarmene da questo mondo prematuramente, non fossi stato anch’io assieme a mia sorella. Sopravvivemmo entrambi ed il Beato mi diventò simpatico. Molto tempo dopo fu canonizzato e lo fecero santo, ed io in più occasioni dissi che lo preferivo beato attirandomi sguardi torvi e qualche improperio. Non avendo dimestichezza con i santi, ignoravo che ce ne fosse uno dal nome Satiro. Sapevo di satiri dalla mitologia greca e latina, e di tutto quello che di sconcio e di esagerato gli attribuivano: persino la zooerastia. Nonostante il modo negativo e bestiale in cui il satiro veniva rappresentato, nonostante la nudità, la lascivia, la fama di violentatore e di fornicatore, restava pur sempre un suonatore di flauto, e la musica per me ha il potere di lenire ogni dolore. Tuttavia, con tutto quello che avevo letto su di loro, mai avrei immaginato che qualcuno potesse dare il nome di Satiro ad un figlio. “Sei un satiro!” apostrofiamo i lussuriosi e le persone dedite maniacalmente al piacere.

 


Un bel giorno, però, superai il cancello di una strana chiesa seminascosta lungo la pullulante via Torino, e mi infilai in quella che scoprii essere Santa Maria presso San Satiro. Esisteva un San Satiro, e ne rimasi sorpreso. Seppi che era stata dedicata al fratello maggiore del patrono di Milano, Ambrogio, che portava questo singolarissimo nome. Magari c’è anche seppellito, pensai, e chiesi lumi in merito. Invece appresi che è sepolto nella Basilica di Sant’Ambrogio, proprio accanto al celebre fratello e a un altro santo, San Vittore. 



Così, pare, avesse disposto Ambrogio, perché in vita era stato tanto aiutato da Satiro, nell’amministrazione della diocesi milanese.