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martedì 3 febbraio 2026

VIOLENTI IN TRASFERTA 
di Luigi Mazzella


 
È indubbio che Donald Trump abbia intuito, prima di altri, che è finito il tempo delle guerre convenzionali tra Stati che si concludono con la vittoria per una delle parti belligeranti e con la sconfitta per l’altra, oltre che con conquiste territoriali stabili e imposizioni economiche di resa. E che ben diversa cosa dalle guerre  devono ritenersi le “operazioni militari” dirette a far cessare su un territorio altrui gli atti di violenza contro popolazioni inermi, compiuti per motivi religiosi, ideologici o etnici da entità che, spesso, sono anche di natura transnazionale. In realtà, lo stesso concetto e lo stesso termine (“operazione militare”) erano stati espressi da Vladimir Putin, quando i battaglioni neo nazisti Azov, agli ordini di Volodymyr Zelensky, anzi che dare attuazione a ben due trattati di tutela delle minoranze russofone e filorusse sottoscritti a Minsk, avevano preso a massacrarle con attacchi aggressivi e violenti. All’epoca, però, in America del Nord governava il Partito Democratico di Biden, di Obama e di Clinton (e in più la NATO era nelle mani di Stoltenberg). Soprattutto Trump era ancora ben lontano dal delineare il suo intervento militare in Iran per sottrarre l’inerme popolazione di quel Paese alle angherie, alla violenza e al massacro degli Ayatollah e dei Pasdaran. Una teorizzazione intelligente e articolata dei mutamenti avvenuti in materia di guerre ed un sostegno indiretto alle intuizioni di Trump e di Putin è contenuto in un lungo articolo di Giuseppe Paccione e Pasquale Preziosa. Il breve saggio affronta, più specificamente, il tema della cosiddetta “guerra al terrorismo”, dimostrando che sconfiggere un’ideologia anche quando diventa un’identità condivisa è compito della politica e non dell’esercito e delle armi. Più di recente, il “Corriere della sera” (del 2/2/2026) riferendosi alla comprovata (per tabulas) esistenza di una rete europea di violenti che partecipa a tutte (o quasi) le guerriglie urbane, a Torino come a Parigi, sostiene la tesi, ancora diversa, che a muovere tali facinorosi sia, più che l’ideologia e il fanatismo conseguente, la tendenza allo scontro fisico in sé e per sé. L’affermazione ha un preciso senso politico: mira a contrastare l’assunto che i pretesi “coinvolgenti e poderosi postulati politici della Sinistra” siano così cogenti da spingere alla guerriglia i giovani (anche se solo quelli che, per loro conto, sono di natura, aggressivi). Essa, però, diventa particolarmente inquietante se ci si pone il problema di individuare chi sostenga le spese per “trasferte”, che è molto difficile immaginare gratuite, essendo molte costose, soprattutto in Occidente, le spese di trasporto e di sostentamento nei luoghi degli scontri. Il “Corriere” si limita a metterci la classica “pulce nell’orecchio”, non indagando sui responsabili dei finanziamenti. Se lo facesse e li individuasse   potrebbe rafforzare la tesi dell’incolpevolezza delle forze politiche della disastrata Sinistra Europea per l’organizzazione di “squadracce” con componenti, muniti di oggetti contundenti e bene addestrati ai tafferugli urbani. Se non lo fa è, probabilmente, per non tirare in campo un altro problema: la possibilità che vi siano ipotizzabili conflitti   tra Stati Ufficiali e Stati Profondi (i c.d. Deep States)? 
Domande: Tali conflitti possono ritenersi “guerre” o devono qualificarsi solo “scontri”, sia pure armati (con oggetti contundenti, bombe molotov, razzi, martelli, da un lato, e manganelli, dall’altro) tra forze di polizia al servizio di “burocrati ortodossi e rispettosi verso i Capi Ufficiali” contro masse rivoltose che possono immaginarsi viste di buon occhio e non denunciate a chi di dovere, da “alti papaveri dei Servizi d’intelligence, cosiddetti” deviati”?  E come definire i secondi, senza ricorrere alla fantasia e immaginare una Spectre internazionale come nei libri di Jan Fleming e nei film di James Bond? E’ troppo chiedere che un’indagine, almeno per così dire “terra-terra”, su questo ipotizzabile tipo di conflitti, vada fatta?