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martedì 3 febbraio 2026

SCAFFALI
 

Beniamino Andrea Piccone


Abbiamo chiesto a Beniamino Piccone di parlarci del suo ponderoso volume
Attacco alla Banca d’Italia. La difesa di Paolo Baffi, in occasione della pubblicazione.  
 
Dopo anni di ricerca, colmando un’analisi storica che sorprendentemente mancava, ho ricostruito l’attacco politico giudiziario che colpì la Banca d’Italia il 24 marzo 1979. Paolo Baffi, governatore della Banca d’Italia e Mario Sarcinelli, vicedirettore generale con delega alla vigilanza, in modo pretestuoso e grottesco vengono accusati dalla Procura di Roma di interesse privato in atti d’ufficio e favoreggiamento personale per non aver trasmesso all’autorità giudiziaria le notizie contenute in un rapporto ispettivo sul Credito Industriale Sardo, istituto di credito pubblico che aveva largamente finanziato il gruppo chimico SIR del finanziere Nino Rovelli, oggetto di indagine da parte della magistratura. Nelle parole di Mario Draghi si trattò di un «attacco intimidatorio all’autonomia della Banca d’Italia».
Nei suoi diari, Cronaca breve di una vicenda giudiziaria - pubblicati daMassimo Riva su Panorama nel febbraio 1990 - Paolo Baffi definisce coloro che lo attaccarono con l’espressione «complesso politico-affaristico-giudiziario». Allora non si sapeva che era all’opera in Italia un’organizzazione capillare e potentissima, la Loggia P2, capitanata da Licio Gelli e i cui membri erano generali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, politici, magistrati, giornalisti (tra cui il direttore del Corriere della Sera Franco di Bella, che costrinse alle dimissioni Massimo Riva, baffiano di ferro, nell’estate del 1979).
La Banca d’Italia di Baffi e Sarcinelli - ben diversa sul fronte della Vigilanza da quella guidata da Guido Carli - dava fastidio. A chi? Alla P2 di Licio Gelli, a Michele Sindona, a Roberto Calvi a capo del Banco Ambrosiano, al gruppo Caltagirone, indebitato fino al collo con l’Italcasse, che verrà commissariata. Baffi aggiunge, in una lettera a Gianpaolo Pansa - pubblicata nel volume, denso di oltre 500 pagine - «i giornalisti come quelli del Fiorino, dell’Aipe, del Borghese; finanzieri vaticani e dirigenti di qualche istituto centrale di credito; uomini politici e loro caudatari; alti funzionari dello Stato; “magistrati”, e qui virgoletto perché applicati ad alcuni il nome stride».

Banca d'Italia

Nel campo della vigilanza, sottolinea lo storico Alfredo Gigliobianco, «Baffi, insieme con il vicedirettore generale Mario Sarcinelli, contrastò i fenomeni degenerativi che si manifestavano in quegli anni, usando anche con efficacia e senza timori reverenziali lo strumento delle ispezioni». I banchieri di nomina politica, come Giuseppe Arcaini, direttore generale dell’Italcasse, vennero definiti da Mino Pecorelli «foche ammaestrate» perché nell’erogazione del credito eseguivano pedissequamente le volontà dei loro sponsor politici.
Grazie a un’ispezione iniziata nell’aprile del 1978 al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi - dove mai e poi mai il precedente governatore Guido Carli sarebbe mani andato - Sarcinelli scoprì le malversazioni orchestrate dalla P2 ai danni del Banco, che lo portarono al fallimento. 

Paolo Baffi

Purtroppo la relazione ispettiva, spedita dalla Banca d’Italia alla Procura di Milano, finì sul tavolo del magistrato Emilio Alessandrini della sezione reati finanziari, ucciso dai terroristi rossi di Prima Linea il 29 gennaio 1979. Così il Banco Ambrosiano poté proseguire i suoi loschi affari, prima del fallimento dell’agosto 1982,  successivo all’omicidio di Calvi da parte di Cosa Nostra a Londra sotto il ponte dei Frati Neri.
Nel volume si evidenzia come i mandanti dell’attacco alla Banca d’Italia siano gli stessi che verranno condannati in via definitiva quali mandanti della Strage di Bologna - Licio Gelli, in primis, aiutato nel realizzare la “macchina del fango” da Michele Tedeschi, parlamentare del Movimento Sociale italiano e direttore del “Borghese” - ai quali Baffi e Sarcinelli bloccarono le vie di finanziamento occulte provenienti dal Banco Ambrosiano.
Baffi e Sarcinelli verranno prosciolti da ogni accusa l’11 giugno 1981. Troppo tardi, quando ormai Baffi aveva lasciato Via Nazionale (ottobre 1979) e per Sarcinelli, a cui di fatto si impedì di diventare governatore.
Il libro è appassionante, una sorte di spy story, una storia buia italiana, dove però emergono due luci, enormi, Paolo Baffi e Mario Sarcinelli, che dovrebbero essere ricordati dagli italiani, sempre che si attivi la memoria, spesso quella del pesce rosso.


 
Beniamino Andrea Piccone
Attacco alla Banca d’Italia. La difesa di Paolo Baffi
Ed.i.p. 2025
Pagine 520 -35
 
PS: Il volume può essere richiesto direttamente all’autore
mandando una mail a: