Le memorie ancestrali si riconducono a informazioni,
istinti o paure tramandate biologicamente dai nostri avi; di cui, cioè, non
abbiamo fatto esperienza diretta. In effetti siamo un coacervo di elementi che,
interagendo con l’ambiente circostante, definiscono le nostre qualità e
caratterizzano il procedere delle nostre vite. Attraverso lei (Youcanprint Ed.) è un
romanzo ispirato, non a caso, in Giulia Jordan da una qualche Musa, con
l’intenzione di avvicinarci alla consapevolezza del nostro passato e futuro
perfettamente presenti nella Coscienza che avvolge i nostri corpi, mettendoci
in comunicazione con coloro che vivono la nostra realtà e non solo. Il tutto
avviene in modo molto più profondo di quanto immaginiamo: a ognuna di noi è
lecito, in alcune situazioni, poter investigare nel nostro inconscio e riunire
le istanze che ci hanno rese tali... questo è il significato di quanto scritto
dall’autrice, una donna impegnata nell’analizzare e preservare un femminile
dimenticato.
Il
racconto della vita di Yashodara, giovane indiana andata in sposa a sedici anni
al cugino Siddharta, si riflette perfettamente nello svolgersi dell’esistenza
di Shaula, artista dalla magnifica sensibilità: seguendo con coraggio la voce quasi
impercettibile che si manifesta in regressioni, dapprima guidate, poi sempre
più spesso spontanee, la donna viene sorretta in un viaggio interiore oltre la
mente, realizzando il qui e ora attraverso l’amore. Chi di
noi non ha letto Siddhartha di Herman Hesse? La vita del principe indiano che
rinunciò alla sua vita agiata per cercare la verità sulla sofferenza umana,
resta un caposaldo letterario del secolo scorso, un romanzo che ha avvicinato
migliaia di persone a una vaga conoscenza del buddismo: un percorso di
trasformazione interiore per raggiungere l’illuminazione e lo stato di Buddha. Così la
vita di Yashodara, specchiata in quella di Shaula, ci propone tra le pagine del
romanzo di Giulia Jordan una via tutt’altro che di negazione: entrambe sono ben
conscie del loro essere e soprattutto del loro compito nelle reciproche
esistenze. La
principessa indiana, privata del rapporto fisico con il figlio, resisterà alla
tempesta emotiva; la protagonista durante uno dei soggiorni in India viene
risvegliata ad antiche memorie e vorrà affrontare la terapia per conoscersi
attraverso le immagini che emergono dall’inconscio. La fusione tra le due donne
è totale e descritta in modo che solo chi ha provato simili condizioni può
esprimere “Shaula la seguiva, ma non poteva toccarla. Sentiva tutto: il
dolore, lo smarrimento, la stanchezza. Ogni gesto raccontava una storia che non
era scritta da nessuna parte. Solo nei corpi. Solo nella memoria muta del
sangue”. Non c’è
bisogno di scomodare Rudolf Steiner per sapere che “il sangue è un succo
molto peculiare”: è l’espressione del corpo eterico individualizzato
attraverso cui nasce ciò che si esprime nell’Io. Il sangue è l’espressione
dell’Io, un Io che si esprime contemporaneamente nelle due donne;
dall’intensità che emerge dal testo, oserei aggiungere la terza donna, Giulia
Jordan. Non stupisce la confessione dell’autrice quando dichiara essere stata
proprio la lettura di Siddharta e spingerla nella ricerca spirituale: la figura
di Yashodara, negata nella sua interezza o così mal interpretata, ricordava
molto le parole diffamatorie su Maria Maddalena o sulla Madonna stessa. Il
recupero delle tradizioni iniziatiche femminili ha caratterizzato e
caratterizza tutt’ora la sua ricerca sia in ambito letterario, sia come
conduttrice di gruppi di persone interessate alla conoscenza di se stesse.