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domenica 29 marzo 2026

ATTRAVERSO LEI
di Chicca Morone
 

Le memorie ancestrali si riconducono a informazioni, istinti o paure tramandate biologicamente dai nostri avi; di cui, cioè, non abbiamo fatto esperienza diretta. In effetti siamo un coacervo di elementi che, interagendo con l’ambiente circostante, definiscono le nostre qualità e caratterizzano il procedere delle nostre vite. Attraverso lei (Youcanprint Ed.) è un romanzo ispirato, non a caso, in Giulia Jordan da una qualche Musa, con l’intenzione di avvicinarci alla consapevolezza del nostro passato e futuro perfettamente presenti nella Coscienza che avvolge i nostri corpi, mettendoci in comunicazione con coloro che vivono la nostra realtà e non solo. Il tutto avviene in modo molto più profondo di quanto immaginiamo: a ognuna di noi è lecito, in alcune situazioni, poter investigare nel nostro inconscio e riunire le istanze che ci hanno rese tali... questo è il significato di quanto scritto dall’autrice, una donna impegnata nell’analizzare e preservare un femminile dimenticato.

Il racconto della vita di Yashodara, giovane indiana andata in sposa a sedici anni al cugino Siddharta, si riflette perfettamente nello svolgersi dell’esistenza di Shaula, artista dalla magnifica sensibilità: seguendo con coraggio la voce quasi impercettibile che si manifesta in regressioni, dapprima guidate, poi sempre più spesso spontanee, la donna viene sorretta in un viaggio interiore oltre la mente, realizzando il qui e ora attraverso l’amore.
Chi di noi non ha letto Siddhartha di Herman Hesse? La vita del principe indiano che rinunciò alla sua vita agiata per cercare la verità sulla sofferenza umana, resta un caposaldo letterario del secolo scorso, un romanzo che ha avvicinato migliaia di persone a una vaga conoscenza del buddismo: un percorso di trasformazione interiore per raggiungere l’illuminazione e lo stato di Buddha.
Così la vita di Yashodara, specchiata in quella di Shaula, ci propone tra le pagine del romanzo di Giulia Jordan una via tutt’altro che di negazione: entrambe sono ben conscie del loro essere e soprattutto del loro compito nelle reciproche esistenze.
La principessa indiana, privata del rapporto fisico con il figlio, resisterà alla tempesta emotiva; la protagonista durante uno dei soggiorni in India viene risvegliata ad antiche memorie e vorrà affrontare la terapia per conoscersi attraverso le immagini che emergono dall’inconscio. La fusione tra le due donne è totale e descritta in modo che solo chi ha provato simili condizioni può esprimere “Shaula la seguiva, ma non poteva toccarla. Sentiva tutto: il dolore, lo smarrimento, la stanchezza. Ogni gesto raccontava una storia che non era scritta da nessuna parte. Solo nei corpi. Solo nella memoria muta del sangue”.
Non c’è bisogno di scomodare Rudolf Steiner per sapere che “il sangue è un succo molto peculiare”: è l’espressione del corpo eterico individualizzato attraverso cui nasce ciò che si esprime nell’Io. Il sangue è l’espressione dell’Io, un Io che si esprime contemporaneamente nelle due donne; dall’intensità che emerge dal testo, oserei aggiungere la terza donna, Giulia Jordan. Non stupisce la confessione dell’autrice quando dichiara essere stata proprio la lettura di Siddharta e spingerla nella ricerca spirituale: la figura di Yashodara, negata nella sua interezza o così mal interpretata, ricordava molto le parole diffamatorie su Maria Maddalena o sulla Madonna stessa. Il recupero delle tradizioni iniziatiche femminili ha caratterizzato e caratterizza tutt’ora la sua ricerca sia in ambito letterario, sia come conduttrice di gruppi di persone interessate alla conoscenza di se stesse.