Apprendo
come chiunque altri dalla stampa che il 5 marzo scorso in Parlamento, riunito
in audizione sugli sviluppi della recente crisi in Medio Oriente, il Governo avrebbe
dovuto riferire in merito alla guerra scatenata contro l’Iran da Israele e
Stati Uniti la settimana scorsa. Sembra invece si sia trattato di una
imbarazzante manfrina offerta da due dei ministri (Estero e Difesa) i quali, a
prescindere dalle loro rispettabilissime funzioni e competenze, sono apparsi più
come due pesci in barile che in grado di fornire al Parlamento e al Paese le
risposte che ci si potevano aspettare per chiarire quale sia la posizione
dell’Italia in questa ingarbugliatissima fase storico-politica. Il fatto che
formalmente uno dei ministri ricopra la carica di Vice Primo Ministro
potrebbe anche essere accettato come un efficace vicariato per la Presidente
del Consiglio, se questa fosse stata impegnata in più alti incarichi.
Purtroppo però questa possibile forma nasconde una sostanza che emana miasmi
malsani. Infatti, l’assenza del capo del Governo era dovuta alla partecipazione
ad una trasmissione radiofonica utilizzata per veicolare la propaganda per il
prossimo voto referendario e per fare attività di promozione anti-opposizione. Ecco
che, nel momento in cui il Paese è di fronte a delle responsabilità come
Nazione tra le Nazioni (europee in primis, mondiali in secundis) e i cittadini
si sentono coinvolti in fatti che prima o poi li riguarderanno tutti, come
sempre avviene in caso di guerre anche senza la diretta partecipazione, la più
alta carica del Governo, non si sente nell’obbligo di esserci in prima persona
ed assumersi l’onere che va necessariamente con l’onore di rappresentare tutta la
Nazione all’interno e all’estero. Lascio a voi quale dei due termini richiamati
nel titolo e le possibili implicazioni, si debbano adottare per definire e
sanzionare il comportamento della prima rappresentante del Governo di questo
Paese, reso irrilevante anche da questi atteggiamenti “istituzionali”.